Molte posizioni non si coprono con gli annunci: le coprono i cacciatori di teste, cercando le persone una per una. Questa consulenza serve a essere trovabili quando quella ricerca parte, e a reggere il confronto quando qualcuno ti guarda davvero.
Prima di un colloquio, prima ancora di una telefonata, chi valuta un profilo fa una cosa sola: cerca il nome. Trova il profilo LinkedIn, qualche intervento, forse un articolo, spesso niente. Quel niente non è neutro: comunica che la persona non è presente nel proprio settore.
Il personal branding non serve a diventare famosi. Serve a far coincidere quello che si è con quello che si trova, in modo che chi cerca un direttore commerciale nel farmaceutico arrivi al tuo nome e trovi conferme, non silenzio.
È il motivo per cui questa consulenza la facciamo noi che selezioniamo: sappiamo che cosa cerchiamo quando cerchiamo, e che cosa ci fa fermare.
Questa è la parte che nasce dalle ricerche che chiudiamo ogni giorno per le aziende, non da un manuale di comunicazione.
Sopra un certo livello di responsabilità la ricerca è diretta: l’head hunter costruisce una lista di aziende dove quel profilo esiste e contatta le persone una per una. Chi non è trovabile non entra in quella lista, e non saprà mai che quella posizione è esistita.
Ruolo, competenze, settore, area. Se il profilo non contiene i termini con cui la posizione è descritta, non compare, indipendentemente da quanto vale la persona.
Dopo la ricerca si guarda se quello che si legge sta in piedi: date, passaggi, dimensioni delle aziende, responsabilità dichiarate. Le incongruenze non generano domande, generano esclusioni silenziose.
Su ruoli apicali si chiede in giro. Una presenza pubblica coerente rende quelle conversazioni più facili, e spesso è ciò che sposta una candidatura da possibile a probabile.
È la ricerca più frequente su questo tema, e vale la pena essere chiari: non siamo un’agenzia di comunicazione e non costruiamo un’immagine.
Un’agenzia lavora sulla forma: grafica, contenuti, presenza sui canali. Noi lavoriamo su che cosa rende un profilo credibile agli occhi di chi decide un’assunzione, perché è il nostro mestiere quotidiano. Se serve produrre contenuti in volume, un’agenzia è più adatta. Se serve essere trovati e scelti per un ruolo, siamo più adatti noi.
Se il profilo LinkedIn non è ancora sistemato, si parte da lì: senza quello, il personal branding è una costruzione senza fondamenta.
Cerchiamo il tuo nome come lo cercherebbe un selezionatore e ti mostriamo che cosa emerge, nell’ordine in cui emerge.
Definiamo per che cosa vuoi essere riconosciuto e verifichiamo che sia sostenibile con la tua esperienza reale.
Che cosa sistemare, che cosa pubblicare e con quale ritmo. Al termine ricevete il riepilogo scritto di quanto deciso.
Quando un head hunter ti contatta, la prima domanda concreta riguarda la retribuzione. Rispondere senza un riferimento significa affidarsi a quello che si è sentito dire. Il nostro studio raccoglie 385 ruoli, quattordici settori e tre fasce di esperienza, costruiti sulle ricerche che chiudiamo per le aziende, non su questionari online.
Retribuzione annua lorda. Fonte: studio di retribuzione Adami & Associati 2026.
È l’intervallo che il mercato riconosce oggi per quel ruolo. Il punto in cui ti collochi dipende dalla dimensione dell’azienda, dal perimetro di responsabilità, dai risultati che puoi dimostrare e da come conduci la trattativa. Sono le cose che guardiamo insieme nella consulenza, sul tuo caso: la fascia da sola non decide nulla.
Scrivici e ti spieghiamo come funziona il percorso per rendere il tuo profilo visibile agli head hunter.