In corso segnalazioni di falsi annunci e finti recruiter a nome di Adami & Associati. Come riconoscerli

Nelle aziende che producono qualcosa, il responsabile qualità è la figura di cui si parla poco finché non arriva un audit andato male o un cliente che minaccia di sospendere le forniture. A quel punto la ricerca parte di corsa, e quasi sempre parte male. Il motivo è che si cerca una persona con le certificazioni giuste invece di una persona capace di farsi ascoltare in reparto, e sono due cose molto diverse.

Cosa fa davvero un responsabile qualità

Sulla carta presidia il sistema di gestione, tiene aggiornate le procedure, gestisce le non conformità e prepara gli audit. Nella pratica passa gran parte del suo tempo a chiedere ad altre persone di fare cose che rallentano il lavoro: compilare un modulo, fermare un lotto, ripetere un controllo. È un mestiere che si regge su un equilibrio delicato tra il rigore necessario e la capacità di non diventare l’ostacolo che tutti imparano ad aggirare.

Questo è anche il motivo per cui il curriculum, su questo ruolo, inganna più che altrove. L’elenco delle norme conosciute si scrive in tre righe. L’autorevolezza con cui una persona entra in un reparto e ottiene che una procedura venga seguita davvero non si scrive da nessuna parte, e va cercata in colloquio con domande molto concrete.

La prima domanda: il sistema lo ha costruito o ereditato

È la distinzione che conta più di ogni altra. Chi ha lavorato in una multinazionale con procedure già scritte, un ente di gruppo alle spalle e un budget dedicato ha imparato a mantenere un sistema. Chi ha messo in piedi la qualità da zero in un’azienda da centocinquanta persone ha imparato anche a convincere la proprietà a spendere, a scegliere cosa certificare e cosa no, e a costruire una procedura che le persone potessero effettivamente seguire.

Sono percorsi entrambi validi che però non si sostituiscono. La maggior parte delle aziende italiane che cercano un responsabile qualità ha bisogno del secondo profilo, e continua a selezionare guardando il primo perché sul curriculum fa più impressione.

Le domande che dividono i candidati

Nei colloqui che facciamo su questo ruolo ce ne sono quattro che spostano la valutazione più di qualsiasi altra cosa.

La prima è quante volte hanno fermato qualcosa. Una spedizione bloccata, un lotto respinto, una linea ferma. Chiediamo un caso concreto e come è finita con la direzione, perché la risposta dice tutto sul potere reale che quella persona aveva e su quanto era disposta a usarlo.

La seconda riguarda gli audit visti da dentro. Quali enti, quali esiti, quante non conformità maggiori e come sono state chiuse. Chi ha gestito davvero un audit ne parla nel dettaglio, ricorda i rilievi e le azioni correttive. Chi ha solo assistito risponde in modo generico.

La terza è come hanno fatto accettare una procedura nuova in reparto. Se la risposta è che l’hanno imposta dall’alto, quel sistema di solito non ha retto oltre i primi mesi. Se raccontano di aver coinvolto i capireparto prima di scriverla, è un buon segno.

La quarta è quanto tempo passavano in produzione. Questa funzione non si fa dalla scrivania, e chi la fa bene lo sa.

L’errore che blocca la maggior parte delle ricerche

Il problema più frequente non riguarda i candidati ma l’organigramma. In molte aziende la qualità risponde alla produzione, cioè a chi ha tutto l’interesse a non fermare niente. Un candidato preparato lo chiede al primo colloquio, capisce che in caso di conflitto perderà, e si ritira.

La qualità dovrebbe rispondere alla direzione. È l’unico modo perché la funzione possa esercitare il suo compito quando serve davvero, ed è anche la condizione che rende la posizione appetibile per i profili migliori. Le aziende che accettano di cambiare il riporto gerarchico prima di partire con la ricerca chiudono in metà tempo.

Il secondo errore: tre funzioni in una persona sola

Qualità, sicurezza e ambiente vengono spesso messe insieme nella stessa richiesta. Fino a un centinaio di dipendenti, e in contesti non particolarmente rischiosi, è la soluzione più sensata e si trovano persone che le tengono insieme bene. Sopra quella soglia, o dove ci sono processi pericolosi o settori regolamentati, si finisce per cercare un profilo che non esiste.

In quel caso conviene decidere quale delle tre è la priorità, assumere su quella, e affiancare un supporto esterno sulle altre. È una scelta meno elegante ma funziona, mentre la ricerca del profilo perfetto resta aperta per mesi.

Le certificazioni servono, ma meno di quanto si pensa

Per chi deve condurre audit interni la qualifica di auditor è necessaria. Per un responsabile qualità contano molto di più l’esperienza sul campo e la credibilità, perché le abilitazioni si ottengono in pochi mesi mentre l’autorevolezza no.

Molte richieste di selezione elencano sei norme e tre certificazioni. Il risultato è che si escludono candidati capaci che quelle norme le imparerebbero in un trimestre, e si finisce per assumere qualcuno che ha tutti i titoli e nessun peso in azienda.

Quanto costa oggi un responsabile qualità

Le forbici sono ampie e dipendono da settore, dimensione e da quanto il ruolo è autonomo. Nelle aziende manifatturiere di media dimensione le retribuzioni annue lorde si collocano indicativamente tra i quarantacinquemila e gli ottantacinquemila euro a seconda dell’esperienza, con valori più alti nei settori regolamentati e nei gruppi con più stabilimenti.

Va detto che su questa funzione le retribuzioni sono spesso rimaste ferme a quando la qualità era un adempimento burocratico. Il mercato si è mosso, soprattutto dove il ruolo comprende anche sicurezza o affari regolatori, e le aziende che non assumono da qualche anno partono da cifre che non raccolgono candidature.

Domande frequenti

Meglio una persona del nostro settore?

Conta più il tipo di processo produttivo del comparto merceologico. Chi ha gestito la qualità in una produzione a commessa si adatta bene a un’altra produzione a commessa anche in un settore diverso, mentre fatica in un impianto a ciclo continuo dello stesso settore. Fanno eccezione i comparti regolamentati, dove la conoscenza della normativa specifica pesa davvero.

Quanto tempo serve per chiudere una ricerca di questo tipo?

Con una ricerca diretta i primi profili arrivano in genere entro dieci giorni lavorativi. Dalla presentazione alla firma passano di solito da quattro a otto settimane, con tempi più lunghi sui profili dei settori regolamentati, dove il bacino è ristretto e le persone si muovono poco.

Il responsabile qualità può coincidere con il responsabile di produzione?

È una soluzione che si vede ancora, ma crea un conflitto di interessi evidente: la stessa persona decide se fermare quello che lei stessa deve consegnare. Anche in aziende piccole conviene separare almeno la responsabilità formale.

Se state cercando una figura di questo tipo, sulla pagina dedicata alle ricerche in area qualità, sicurezza e regolatorio trovate come lavoriamo su queste posizioni, i profili che selezioniamo e i tempi che indichiamo prima di partire.

Adami & Associati · Head hunter · Milano

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