L’HSE manager è una di quelle figure di cui in azienda si parla poco finché non succede qualcosa. Nel 2025 in Italia sono state presentate 597.710 denunce di infortunio sul lavoro, in aumento dell’1,4 per cento sull’anno precedente, e 1.093 denunce con esito mortale. Sono numeri dell’Inail, e spiegano perché questa funzione, in molte aziende, sia passata da adempimento a ruolo con un peso reale nell’organizzazione.
Chi è l’HSE manager
La sigla sta per health, safety and environment. È la persona che presidia salute, sicurezza e ambiente dentro un’azienda: valutazione dei rischi, procedure operative, formazione delle persone, rapporti con gli enti di controllo, gestione degli infortuni e dei quasi infortuni, adempimenti ambientali su rifiuti, emissioni e scarichi.
Nelle organizzazioni più strutturate la funzione si separa e nascono un responsabile sicurezza e un responsabile ambiente distinti, a volte con un energy manager accanto. Nelle aziende di media dimensione, che in Italia sono la maggioranza, tutto questo sta in una persona sola, spesso con anche una parte di qualità sulle spalle.
HSE manager e RSPP non sono la stessa cosa
È la confusione più frequente, e vale la pena chiarirla perché ha conseguenze pratiche in fase di selezione. Il responsabile del servizio di prevenzione e protezione è una figura prevista dalla normativa, con requisiti formativi definiti, designata dal datore di lavoro e con compiti stabiliti per legge.
L’HSE manager è un ruolo organizzativo che l’azienda si dà. Può coincidere con l’RSPP, e spesso coincide, ma ha un perimetro più ampio: comprende l’ambiente, la parte gestionale, gli obiettivi di miglioramento, i rapporti con la casa madre se c’è. Quando si scrive un profilo conviene dire chiaramente se si sta cercando la persona che ricoprirà anche l’incarico di RSPP o se quello resta a un consulente esterno, perché cambia il tipo di candidato.
Cosa fa in una settimana normale
Molto meno scrivania di quanto si immagini. Sopralluoghi nei reparti o nei cantieri, verifica che i dispositivi vengano usati davvero, riunioni con i capireparto quando una procedura non viene seguita, aggiornamento del documento di valutazione dei rischi quando cambia qualcosa in produzione, formazione delle persone nuove, gestione delle scadenze su verifiche periodiche e attrezzature.
Poi c’è la parte che si vede solo quando serve: l’analisi di un infortunio, la ricostruzione di come è successo, l’azione correttiva che deve reggere anche quando nessuno guarda. E i rapporti con gli enti, che vanno costruiti prima di averne bisogno.
Le competenze che contano davvero
La preparazione normativa è la base, ma non è quello che distingue un buon HSE manager da uno mediocre. La differenza la fanno tre cose.
La prima è la credibilità in reparto. Chi lavora sulla linea riconosce in dieci minuti se la persona che gli sta chiedendo di cambiare abitudine ha capito come si lavora lì. Un HSE manager che non è credibile ottiene formalmente quello che chiede e sostanzialmente niente.
La seconda è la capacità di stare davanti alla direzione con i numeri. Indice di frequenza, indice di gravità, quasi infortuni segnalati, ore di formazione, costo delle non conformità. Chi porta dati ottiene budget, chi porta principi ottiene rinvii.
La terza è saper distinguere il rischio reale da quello burocratico. Un sistema che tratta tutto allo stesso modo produce una montagna di carta e nessun cambiamento nei comportamenti che contano.
Dove le aziende sbagliano quando cercano un HSE manager
L’errore più comune è cercare la persona subito dopo un problema, con l’idea implicita che serva qualcuno che metta a posto le carte. I candidati validi lo percepiscono e si tirano indietro, perché sanno che in quel contesto verranno chiamati a coprire e non a cambiare.
Il secondo errore è non chiarire il riporto gerarchico. Un HSE che risponde alla produzione ha lo stesso problema di un responsabile qualità nella stessa posizione: quando dovrà fermare qualcosa si troverà a chiederlo a chi lo valuta. Anche qui, il riporto alla direzione è la condizione che rende la posizione credibile.
Il terzo è sottovalutare il tema del budget. Una persona che ha già gestito investimenti in sicurezza chiede sempre, prima di accettare, con quali risorse dovrà lavorare. Se la risposta è vaga, la trattativa si ferma lì.
Quanto guadagna un HSE manager
Le retribuzioni dipendono molto dal settore e dal livello di rischio del contesto. Nelle aziende industriali di media dimensione un HSE manager con esperienza consolidata si colloca indicativamente tra i cinquantamila e gli ottantacinquemila euro di retribuzione annua lorda, con valori più alti nell’oil and gas, nell’impiantistica e nei grandi cantieri, dove la responsabilità è maggiore e il bacino di persone davvero esperte è ristretto.
Nei profili più giovani, tipicamente un HSE engineer con qualche anno di esperienza, le fasce partono più in basso e crescono in fretta se la persona ha lavorato in contesti complessi.
Domande frequenti
Conviene un HSE interno o un consulente esterno?
Dipende dalla dimensione e dal rischio. Sotto una certa soglia il consulente esterno copre bene gli adempimenti. Quando in azienda ci sono processi pericolosi, più siti, o clienti che fanno audit sulla sicurezza, serve qualcuno che stia dentro tutti i giorni: gli adempimenti si possono delegare, la presenza no.
Serve una persona del nostro settore?
Conta più il tipo di rischio che il comparto. Chi ha gestito la sicurezza in un contesto con lavorazioni meccaniche si adatta bene a un altro contesto simile, mentre chi viene da ambienti a rischio chimico ha imparato cose diverse. Nei settori con normativa specifica, come l’alimentare o il farmaceutico, l’esperienza settoriale pesa di più.
Quanto tempo serve per trovare la persona giusta?
Con una ricerca diretta i primi profili arrivano in genere entro dieci giorni lavorativi. Dalla presentazione alla firma passano di solito da quattro a otto settimane. I tempi si allungano dove serve un profilo con esperienza specifica su rischi particolari, perché le persone che li conoscono davvero sono poche e quasi mai stanno cercando.
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