Nelle aziende la sicurezza sul lavoro viene spesso descritta come una responsabilità di tutti, che è vero come principio e inutile come organizzazione. Nella pratica ci sono ruoli precisi, con compiti diversi, e la maggior parte dei problemi nasce quando quei ruoli non sono chiari o quando una persona ne ricopre due che dovrebbero restare separati.

I numeri aiutano a capire perché la questione non è teorica. Secondo i dati Inail, nel 2025 in Italia sono state presentate 597.710 denunce di infortunio sul lavoro, con 1.093 denunce a esito mortale, e le denunce di malattia professionale sono cresciute dell’11,3 per cento arrivando a 98.463.

Il datore di lavoro

È la figura su cui la responsabilità resta, sempre. Può delegare molte cose ma non tutte: la valutazione dei rischi e la designazione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione restano in capo a lui e non sono delegabili.

Nelle aziende con più stabilimenti il datore di lavoro può individuare dirigenti delegati per singolo sito, con poteri e budget definiti per iscritto. È un passaggio che molte aziende trascurano, e che invece conta parecchio, perché una delega senza autonomia di spesa non regge.

Il responsabile del servizio di prevenzione e protezione

L’RSPP è la figura tecnica prevista dalla normativa: individua i rischi, elabora le misure di prevenzione, propone i programmi di formazione, partecipa alla riunione periodica. Ha requisiti formativi definiti e va designato dal datore di lavoro.

Può essere interno o esterno. In aziende piccole e a rischio contenuto il professionista esterno copre bene la funzione. Quando i rischi crescono, o quando i siti diventano più di uno, l’RSPP esterno inizia a mostrare il suo limite: conosce la normativa ma non è lì quando le cose succedono. È il momento in cui conviene inserire una figura interna.

Vale la pena ricordare che l’RSPP non ha potere gerarchico. Propone, non ordina. Chi confonde le due cose finisce per attribuirgli responsabilità che non ha e per lasciare scoperte quelle che restano al datore di lavoro e ai dirigenti.

Il medico competente e gli addetti alle emergenze

Il medico competente si occupa della sorveglianza sanitaria, formula i giudizi di idoneità alla mansione e collabora alla valutazione dei rischi. È una figura che in molte aziende viene vista solo come chi fa le visite, mentre il suo contributo alla valutazione dei rischi, quando è fatto bene, cambia il modo in cui si progettano le postazioni.

Gli addetti al primo soccorso e alla prevenzione incendi sono lavoratori designati e formati. Sembra una questione formale e non lo è: la loro presenza effettiva sui turni è una delle cose che gli enti verificano per prime, e una delle più facili da trovare scoperte quando l’organico cambia.

Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza

Il RLS è eletto o designato dai lavoratori e ha diritto di accesso ai luoghi di lavoro, di consultazione preventiva sulla valutazione dei rischi, di ricevere informazioni e documentazione. Nelle aziende dove il rapporto funziona è un alleato prezioso, perché porta all’attenzione problemi reali prima che diventino infortuni.

Dove invece la sicurezza viene vissuta come terreno di scontro, il RLS diventa un passaggio formale. È un peccato, perché è l’unica figura che vede le cose dal punto di vista di chi lavora sulla linea.

Dove l’organizzazione si rompe

Il caso più frequente è l’RSPP interno che risponde al responsabile di produzione. La struttura è comprensibile ma crea un conflitto: chi dovrebbe segnalare un problema che ferma la produzione risponde a chi della produzione è responsabile. Nelle aziende in cui questa funzione risponde alla direzione le segnalazioni aumentano, e questo è un buon segno, non un problema.

Il secondo caso è la delega scritta che non corrisponde ai poteri reali. Un dirigente delegato senza autonomia di spesa non può adottare le misure che gli competono, e in caso di controllo la delega non regge.

Il terzo è la formazione trattata come adempimento. Corsi fatti per avere l’attestato, senza verificare che le persone abbiano capito. È il punto in cui la distanza tra il sistema sulla carta e quello reale si vede meglio.

Quando conviene inserire una figura dedicata

Ci sono tre segnali che di solito indicano che è il momento. Il primo è l’apertura di un secondo sito, perché la sicurezza gestita a distanza funziona finché non serve davvero. Il secondo è l’ingresso di clienti che fanno audit sulla sicurezza dei fornitori, sempre più frequente nell’automotive, nel farmaceutico e nella grande distribuzione. Il terzo è un infortunio significativo, che però è il momento peggiore per selezionare, perché si sceglie sotto pressione.

La figura da inserire dipende dal contesto. In un’azienda manifatturiera di media dimensione la scelta più comune è un HSE manager che copra sicurezza e ambiente, con l’incarico di RSPP se ha i requisiti. Dove i rischi sono alti o i siti sono più di due, le funzioni si separano.

Domande frequenti

L’RSPP può essere il titolare dell’azienda?

In alcuni casi previsti dalla normativa il datore di lavoro può svolgere direttamente i compiti di RSPP, seguendo una formazione specifica. È una possibilità che ha senso in realtà molto piccole e a rischio contenuto. Quando l’azienda cresce, tenere insieme i due ruoli diventa un problema pratico prima ancora che formale, perché la stessa persona valuta e decide.

Quante persone servono in una funzione sicurezza?

Non c’è una regola. Come ordine di grandezza, in un’azienda manifatturiera con un centinaio di dipendenti una persona dedicata, affiancata da un consulente per gli aspetti specialistici, copre bene. Sopra i trecento dipendenti o con più siti la funzione richiede almeno due persone.

Come si valuta in colloquio una persona su questi temi?

Con casi concreti. Come è stato gestito un infortunio, cosa è cambiato dopo, come è stata fatta accettare una procedura che rallentava il lavoro, cosa è successo quando qualcuno l’ha aggirata. Le risposte generiche sulla cultura della sicurezza si riconoscono al primo minuto.

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