Il sustainability manager, o responsabile della sostenibilità, è la figura che coordina gli obiettivi ambientali e sociali dell’azienda e ne segue l’attuazione. Analizza gli impatti dell’organizzazione, definisce indicatori di performance e collabora con le diverse funzioni per realizzare progetti di miglioramento.
La sua responsabilità è integrare la sostenibilità nelle decisioni aziendali: dalla gestione dei fornitori all’utilizzo delle risorse, fino alla rendicontazione dei risultati.
Per un’impresa che intende inserire questa figura, è essenziale definire il perimetro dell’incarico. Competenze, esperienza e retribuzione devono essere coerenti con gli obiettivi da raggiungere e con la complessità dell’organizzazione.
Cosa fa un sustainability manager
Il sustainability manager traduce le priorità di sostenibilità in un programma di lavoro con obiettivi, responsabilità e scadenze. Le mansioni cambiano in base al settore e alle dimensioni aziendali, ma comprendono generalmente sei attività:
- Analizzare gli impatti ambientali e sociali, considerando consumi energetici, emissioni, acqua, rifiuti, condizioni di lavoro e catena di fornitura.
- Definire obiettivi e indicatori, individuando le aree di intervento e i criteri con cui misurare i progressi.
- Organizzare la raccolta dei dati, stabilendo fonti, referenti, scadenze e modalità di verifica.
- Coordinare i progetti di miglioramento, coinvolgendo produzione, acquisti, amministrazione, risorse umane e altre funzioni interessate.
- Seguire la rendicontazione di sostenibilità, contribuendo alla preparazione dei documenti e alla gestione delle richieste di clienti, partner e finanziatori.
- Monitorare i risultati, presentando alla direzione gli avanzamenti e le eventuali azioni correttive.
L’efficacia del ruolo dipende dalla capacità di collegare l’analisi alle decisioni operative. Un indicatore diventa utile quando permette di individuare una criticità, valutare un investimento o verificare il risultato di un intervento.
Sustainability manager, ESG manager e CSR manager: le differenze
I titoli di sustainability manager, ESG manager e CSR manager possono indicare responsabilità in parte sovrapposte. Nella selezione è quindi necessario approfondire il contenuto effettivo della posizione.
Il sustainability manager coordina il percorso di sostenibilità e la sua integrazione nella strategia e nei processi dell’impresa.
L’ESG manager presidia le dimensioni ambientali, sociali e di governance, con particolare attenzione alla misurazione delle performance, alla gestione dei rischi e alla rendicontazione.
Il CSR manager, responsabile della responsabilità sociale d’impresa, si concentra soprattutto sulle iniziative rivolte alle persone, alle comunità e alla gestione degli impatti sociali dell’organizzazione.
Queste responsabilità possono essere affidate a un’unica persona oppure distribuite tra più professionisti. La scelta dipende dalle esigenze dell’azienda e dal livello di specializzazione richiesto.
Quali competenze deve avere un sustainability manager?
Un responsabile della sostenibilità deve combinare capacità analitiche, conoscenza dei processi e competenze gestionali. La preparazione tecnica deve accompagnarsi alla capacità di coinvolgere persone con responsabilità e priorità diverse.
Analisi dei dati e rendicontazione
Il sustainability manager deve saper selezionare indicatori significativi, verificare la provenienza dei dati e interpretare i risultati. Deve inoltre conoscere i metodi di rendicontazione pertinenti all’impresa e organizzare informazioni coerenti, tracciabili e aggiornabili.
Conoscenza del settore
Comprendere il modello di business permette di individuare le priorità e proporre interventi realizzabili. L’esperienza in contesti comparabili facilita il confronto con le funzioni operative e la valutazione dei vincoli tecnici ed economici.
Gestione dei progetti
Ogni obiettivo richiede attività definite, responsabilità assegnate e verifiche periodiche. La figura deve pianificare il lavoro, coordinare i contributi dei diversi reparti e intervenire quando emergono ritardi o difficoltà.
Capacità di relazione e comunicazione
Il sustainability manager deve dialogare con interlocutori tecnici e manageriali, concordare le priorità e presentare proposte sostenute da dati. Deve anche comunicare con precisione, distinguendo gli obiettivi dichiarati dai risultati effettivamente raggiunti.
Quando inserire un sustainability manager in azienda
L’esigenza di un presidio dedicato emerge quando le attività di sostenibilità richiedono continuità, competenze specifiche e coordinamento tra più funzioni.
I segnali più frequenti sono:
- richieste ricorrenti di dati e documentazione da parte di clienti e partner;
- informazioni distribuite tra diversi uffici, senza un processo condiviso di raccolta;
- progetti ambientali e sociali gestiti separatamente;
- necessità di definire obiettivi e monitorarne l’avanzamento;
- attività di rendicontazione che assorbono tempo e risorse senza responsabilità chiare.
Prima di avviare una ricerca, l’azienda deve stabilire quali risultati si aspetta, a chi risponderà la figura e quali risorse avrà a disposizione. Questi elementi permettono di costruire una posizione credibile e di valutare i candidati con criteri precisi.
Quanto guadagna un sustainability manager: stipendio e RAL
In Italia, la RAL di un sustainability manager con esperienza consolidata si colloca indicativamente tra 45.000 e 70.000 euro. Le posizioni senior con responsabilità direttive possono superare gli 80.000 euro e raggiungere, nei contesti più complessi, i 120.000 euro annui.
Per inquadrare i diversi livelli professionali, è utile distinguere le posizioni specialistiche da quelle manageriali:
| Profilo | RAL indicativa |
|---|---|
| Sustainability specialist o analyst, con 1–3 anni di esperienza | 30.000–40.000 € |
| Sustainability manager, con 5–8 anni di esperienza | 45.000–70.000 € |
| Profili senior con responsabilità direttive | Da 80.000 €, con punte fino a 120.000 € |
Le fasce retributive sono indicative e variano in base all’esperienza, al settore, alle dimensioni aziendali e alle responsabilità del ruolo. I valori più elevati riguardano incarichi direttivi in grandi aziende e multinazionali, in particolare nel settore energetico.
La retribuzione annua lorda identifica la componente fissa della remunerazione. Bonus variabili e benefit devono essere considerati separatamente nella valutazione del pacchetto complessivo.
Per definire un’offerta adeguata, occorre valutare anche il coordinamento di un team, il perimetro nazionale o internazionale dell’incarico e il livello di autonomia decisionale. I riferimenti aggiornati per settore sono nei nostri studi di retribuzione.
Come selezionare un sustainability manager
Una selezione efficace parte dai risultati attesi. Strutturare la rendicontazione, migliorare le prestazioni ambientali di uno stabilimento e organizzare la gestione dei dati richiedono combinazioni di competenze differenti.
Definire obiettivi e responsabilità
La descrizione della posizione deve chiarire le priorità dei primi dodici mesi, il riporto organizzativo e le funzioni coinvolte. È utile precisare quali attività saranno gestite direttamente e quali richiederanno il coordinamento di altri specialisti.
Valutare i progetti realizzati
Durante i colloqui occorre approfondire le esperienze concrete: situazione iniziale, obiettivi, contributo personale, difficoltà affrontate e risultati ottenuti.
Questo confronto permette di valutare la capacità di applicare le conoscenze, gestire gli imprevisti e portare a termine le attività. Formazione e certificazioni completano l’analisi del percorso professionale.
Verificare la capacità di collaborare
Il sustainability manager opera spesso senza un’autorità gerarchica diretta sulle persone coinvolte. Deve quindi saper concordare attività e scadenze, ottenere informazioni e favorire la collaborazione tra reparti.
La valutazione deve considerare anche la coerenza tra il metodo di lavoro del candidato e la struttura dell’azienda in cui verrà inserito.
Gli aspetti che possono rallentare la ricerca
Un mandato poco chiaro rende difficile individuare il profilo adatto. Se l’azienda non ha definito autonomia, priorità e risorse, anche i candidati faticano a valutare l’opportunità.
Un secondo elemento riguarda la coerenza tra responsabilità e retribuzione. Un incarico che riunisce strategia, rendicontazione e gestione tecnica richiede competenze ampie, da considerare nella definizione del budget.
Infine, è utile distinguere i requisiti indispensabili dalle competenze sviluppabili dopo l’inserimento. L’esperienza va valutata attraverso la pertinenza dei progetti e i risultati raggiunti, oltre che in base agli anni trascorsi nel ruolo.
La ricerca e selezione con Adami & Associati
Adami & Associati affianca le aziende nella ricerca e selezione di sustainability manager, partendo dagli obiettivi dell’inserimento e dalle caratteristiche dell’organizzazione.
L’analisi del profilo comprende competenze tecniche, progetti seguiti, responsabilità ricoperte e capacità di collaborazione. L’obiettivo è individuare professionisti con un’esperienza coerente con il percorso di sostenibilità dell’impresa e con i risultati attesi.
Per approfondire il servizio, consulta la pagina dedicata agli head hunter della sostenibilità.
Domande frequenti sul sustainability manager
Quale formazione serve per diventare sustainability manager?
I percorsi possono essere tecnici, economici o legati alle discipline ambientali e sociali. Master e corsi specialistici possono integrare la preparazione. La formazione deve essere valutata insieme all’esperienza e alla capacità di gestire progetti coerenti con l’incarico.
A chi deve rispondere il sustainability manager?
Il riporto dipende dalla struttura aziendale. Per svolgere un incarico trasversale, la figura deve disporre di un mandato riconosciuto, accesso ai decisori e collaborazione da parte delle funzioni coinvolte.
Una PMI può affidare il ruolo a una risorsa interna?
Sì, purché la persona possieda le competenze necessarie e disponga di tempo dedicato. Occorre definire obiettivi realistici e verificare che le attività siano compatibili con le altre responsabilità.
Meglio un candidato interno o un professionista esterno?
Un candidato interno conosce processi e interlocutori. Un professionista esterno può introdurre metodi ed esperienze complementari. La scelta dipende dalle competenze già presenti e dai cambiamenti che l’azienda intende realizzare.
Qual è la differenza tra sustainability manager ed energy manager?
L’energy manager si concentra sulla gestione e sull’efficienza dei consumi energetici. Il sustainability manager segue un ambito più ampio, che può comprendere impatti ambientali e sociali, fornitori e rendicontazione. Le due figure collaborano sui progetti energetici.
Dove trovare le offerte di lavoro per sustainability manager?
Le opportunità disponibili presso Adami & Associati sono consultabili nella sezione posizioni aperte, dove è possibile verificare requisiti e responsabilità dei singoli annunci.
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