Da un certo punto di vista, un desiderio talmente controcorrente da sembrare paradossale; da un’altra prospettiva, una decisione che, dati alla mano, può avere assolutamente senso. Il concetto di career downsizing è senza dubbio affascinante, e può spingere alle più diverse reazioni. Di certo il ridimensionamento professionale – perché di questo si parla, volendo usare il termine in italiano – è uno step che prevede un movimento del tutto contrario a quello che comunemente conosciamo e supportiamo nella nostra agenzia di ricerca e selezione del personale. I nostri head hunter, così come i nostri consulenti di carriera, guardano al percorso professionale di ogni individuo come a un cammino in costante crescita, lenta o rapida che sia.
Ma deve essere per forza così? Siamo abituati ad avere a che fare con professionisti che, nel cercare un nuovo lavoro, desiderano andare incontro a retribuzioni maggiori, a benefit più consistenti, e quindi a nuove sfide, ulteriori responsabilità, e via dicendo. Chi decide per un downsizing di carriera, invece, si muove in direzione contraria, con dei cambi di ruolo che nella maggior parte dei casi vengono accolti con malcelato stupore da colleghi e datori di lavoro. Eppure, come vedremo in questa pagina, il career downsizing in molti casi è una scelta tutt’altro che irrazionale e immotivata; e anzi, per diversi motivi oggettivi, è probabilmente destinata a diventare sempre più comune.
Vediamo quindi nel concreto quando si può parlare di downsizing di carriera e quali sono le cause dell’aumento dei casi di ridimensionamento professionale, anche in Italia.
Cos’è il career downsizing
L’abbiamo già spiegato: il career downsizing rappresenta un volontario ridimensionamento professionale, con un professionista che, dopo aver fatto dei passi importanti nella propria carriera, decide volontariamente e in modo deliberato di effettuare un passo indietro.
Non si può quindi parlare di downsizing di carriera nel caso di un licenziamento calato dall’alto, né nel caso di un lavoratore che, dopo aver visto finire il proprio contratto presso un’azienda, accetta con poca convinzione un ruolo di livello inferiore per non prolungare nel tempo il periodo di disoccupazione.
Per poter parlare di career downsizing ci deve dunque essere una chiara componente di volontarietà, con il passo indietro che si configura come risultato di una scelta personale del professionista, il quale decide di dedicare maggiori energie, tempo e attenzione alla propria vita personale.
Il più tipico e più esatto esempio di downsizing di carriera è quello del professionista che ricopre una posizione dirigenziale o manageriale e che, in assenza di scadenze contrattuali o di pressioni dall’alto, decide prima di cercare, poi di valutare e infine di accettare una posizione a un livello minore in un’altra azienda (più raramente all’interno della medesima impresa).
Qualcosa di simile, motivato spesso dalle medesime esigenze, accade quando un professionista si vede offrire una promozione in azienda, decidendo però di rifiutare questo salto in avanti per tutelare il proprio benessere.
Ma quali sono nel concreto i motivi principali che spingono un numero crescente di persone a considerare seriamente un ridimensionamento professionale?
I motivi che spingono verso il career downsizing
I nostri head hunter hanno conosciuto un gran numero di professionisti desiderosi di fare un passo indietro, e tante volte hanno effettivamente contribuito nel concretizzare questi processi di career downsizing, facendo incontrare le loro competenze, esperienze ed esigenze con la domanda di talenti da parte delle nostre aziende clienti.
Non possiamo certamente generalizzare, affermando che ognuna di queste persone ha apportato le medesime motivazioni per spiegare il desiderio di ridimensionare la propria carriera. In alcuni casi si è parlato di un ritorno sui propri passi in risposta a pesanti burnout, mentre altre volte, invece, il downsizing di carriera è stato motivato dalla necessità di garantire più tempo alla propria famiglia.
Ecco che allora un dirigente in un’impresa di dimensioni importanti decide di cercare e di accettare un ruolo analogo in un’impresa molto più piccola, o persino un ruolo inferiore, tornando alla posizione ricoperta magari 10 anni fa; o ecco che il direttore di un intero dipartimento sceglie di ripartire con un ruolo operativo in un’azienda del medesimo settore.
Pur non essendo incentrate sul fenomeno del career downsizing, negli ultimi anni molte indagini hanno fatto luce sulle motivazioni che supportano una decisione di questo tipo, e più in generale sul “mutamento” di prospettiva rispetto all’importanza cruciale della carriera.
- Stando al Mind Health Report 2024 di AXA, condotto da Ipsos su 16.000 persone in 16 paesi – tra i quali l’Italia – il 30% delle persone ritiene che la propria salute mentale risulti compromessa a causa dell’ambiente lavorativo; guardando ai soli lavoratori italiani, il 76% ha riportato sintomi quali stanchezza, stress, disturbi del sonno e calo delle energie per via del lavoro;
- Secondo una ricerca Deloitte del 2023, il 68% dei lavoratori delle generazioni Millennials e Gen Z ritiene che il proprio benessere personale sia più importante della progressione della carriera lavorativa;
- Secondo uno studio citato dalla Harvard Business Review nel 2022, il 72% dei dipendenti è disposto a guadagnare di meno per raggiungere un migliore equilibrio vita-lavoro;
- L’ Osservatorio HR Innovation Practice della School of Management del Politecnico di Milano afferma che appena il 9% dei lavoratori vanta benessere psicologico, relazionale e fisico, e solamente il 5% si descrive come felice del proprio lavoro;
- Il VIII Rapporto Eudaimon-Censis sul welfare aziendale afferma che in cima alla classifica dei valori considerati più attrattivi dai lavoratori c’è il benessere fisico e mentale (con il 63,3%), seguito dalla tranquillità (41,3%) e dall’equilibrio (36,2%), laddove invece la ricchezza della retribuzione si posiziona in terzultima posizione.
Prima di fare un passo indietro: valutare le opzioni
Come si è visto, dunque, nel mondo del lavoro attuale, soprattutto dopo la battuta di arresto imposta dalla pandemia, è del tutto comune anteporre il benessere personale all’avanzata della carriera professionale: il career downsizing può essere visto come una delle scelte più solide e coerenti con questa nuova visione.

Il primo tentativo da fare, in tal senso, sarebbe quello di ridurre lo stress lavorativo, cercando dunque di apportare delle piccole o grandi modifiche nella propria quotidianità lavorativa ed eventualmente anche nell’organizzazione del proprio reparto. Chi è abituato a fare molti straordinari potrebbe per esempio provare a ridurli al minimo, così come chi è abituato a lavorare sempre dall’ufficio potrebbe sperimentare lo smart working in misura parziale.
Ovviamente, eccezion fatta per i più alti dirigenti, ognuna di queste opzioni deve essere proposta e richiesta in azienda, cercando di trovare un terreno comune tra esigenze dell’organizzazione e bisogni personali: in molti casi potrebbe essere utile mostrarsi del tutto trasparenti, spiegando cioè di considerare il career downsizing e quindi le dimissioni per cercare altrove il proprio benessere personale.
Altre volte ancora potrebbe non essere necessario optare per un downsizing di carriera: ci sono infatti diverse realtà che, per la loro struttura e per la loro cultura aziendale, permettono anche ai manager di più alto livello di avere un ottimo work-life balance; di conseguenza, prima di percorrere la strada del career downsizing, potrebbe essere il caso di considerare altri luoghi di lavoro. Diventa qui importantissimo, prima di fare qualsiasi scelta, avere ben chiaro quali sono gli elementi che non devono assolutamente essere presenti nel nuovo luogo di lavoro e nella nuova posizione.
Non bisogna inoltre trascurare il fatto che, dopo un periodo più o meno lungo trascorso in una posizione di leadership, affrontare un downsize potrebbe voler dire ritrovarsi in una posizione in cui essere continuamente sottoposti agli “ordini” del proprio superiore; per chi è abituato a essere il “boss” questo cambiamento potrebbe essere molto difficile da digerire.
Il nostro consiglio è quello di riflettere attentamente prima di effettuare questo passaggio, e di prendersi del tempo prima di prendere una decisione di questo tipo: una consulenza con uno dei nostri career coach può certamente essere preziosa per individuare gli step migliori da percorrere per il proprio benessere personale, sul breve come sul lungo termine.
Downsizing di carriera: un fenomeno che probabilmente crescerà sempre di più
Esaminando l’evolversi degli ultimi anni, la situazione attuale e le previsioni per il futuro, si può dire con un certo grado di sicurezza che il career downsizing diventerà via via sempre più comune. Per prima cosa, le generazioni più giovani, come si è visto, hanno un approccio concretamente diverso alla vita professionale rispetto alle generazioni precedenti, per le quali l’ascesa professionale rappresentava mediamente un fattore ben più trainante.
Non è però tutto qui. Sbaglia infatti chi dimentica le conseguenze indirette dell’allungarsi della vita lavorativa. Come è noto l’asticella dell’età pensionabile è stata portata avanti negli ultimi anni, e farà ulteriori passi nel futuro: in un mondo del lavoro in cui sarà del tutto normale lavorare oltre i 65 anni, non è affatto stravagante l’idea di fare dei passi indietro per affrontare l’attività lavorativa con maggiore serenità durante gli anni che precedono il pensionamento.
Ridimensionamento professionale: come prepararsi
Si potrebbe pensare che, per chi opta per il career downsizing, trovare un nuovo lavoro più “umile” sia estremamente facile, date le competenze e le esperienze raccolte negli anni. Le cose non stanno esattamente così: in molti casi un curriculum troppo brillante e delle esperienze professionali “eccessive” rispetto a quelle richieste potrebbero giocare a sfavore.
Questo non dovrebbe sorprendere eccessivamente. Un recruiter che si trova ad avere a che fare con un candidato troppo qualificato potrebbe infatti temere che, se assunto, quel professionista possa andare velocemente incontro alla noia, e quindi a una bassa produttività o a delle dimissioni; o ancora, che vista la lunga esperienza di leadership si possano creare dei conflitti interni, guastando l’ambiente di lavoro.
Si capisce dunque quanto risulti essenziale essere in grado di comunicare in modo chiaro e sincero le motivazioni che spingono al career downsizing, spiegando cioè che si svolgerà il nuovo lavoro con passione, e che si sarà felici di portare le proprie competenze e le proprie esperienze in azienda senza mettere in dubbio la sua gerarchia e la sua cultura.


























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