Lo smart recruiting è un processo fondamentale in un periodo come questo, caratterizzato da una forte digital transformation in azienda. Se fino a qualche mese fa, infatti, la selezione dei candidati avveniva attraverso contatti personali (come, ad esempio, colloqui conoscitivi, appuntamenti di lavoro con il responsabile HR ed incontri), al giorno d’oggi è necessario cambiare approccio.

Come è cambiato il mercato del lavoro

Il mercato del lavoro in Italia ha subito nel corso degli ultimi mesi un’incisiva battuta d’arresto. Un po’ per le restrizioni impartite durante il lockdown e un po’ per la necessità improvvisa di dover utilizzare canali mai presi in considerazione fino ad ora. O, quanto meno, impiegati in rare occasioni.

E’ così che le aziende hanno avuto la necessità di doversi reinventare dall’oggi al domani. E hanno iniziato ad avvalersi di nuove metodologie, quali smart working, riunioni online, video conferenze e webinar. Ma come organizzarsi per l’assunzione di un nuovo dipendente? Per risolvere questo problema, viene in soccorso lo smart recruiting.

Che cos’è lo smart recruiting?

Lo smart recruiting è il processo di selezione dei candidati e il loro inserimento in un team di lavoro completamente da remoto. Quando si menziona la parola “smart”, però non si intende il semplice contatto dei professionisti via mail o la realizzazione di un colloquio via Skype.

Se si considera l’aspetto inerente la collocazione di una nuova risorsa all’interno di un’azienda, non bisogna trascurare la presenza di nuovi criteri di selezione. Una delle funzioni principali del recruiter dei giorni nostri, infatti, è quella di riuscire ad individuare e a selezionare nuovi talenti che dispongano di competenze digitali molto forti. E che, magari, riescano ad aiutare il gruppo di lavoro ad affrontare al meglio la digital transformation in azienda. 

Che cos’è la digital transformation?

Uno degli errori più comuni che possono essere commessi è quello di associare il termine digital transformation all’implementazione di nuovi strumenti e tecnologie all’interno di un’azienda. O anche, semplicemente, alla digitalizzazione di un processo lavorativo. Niente di più sbagliato.

La trasformazione digitale, infatti, deve essere interpretata come un nuovo concept, un nuovo modo di pensare e un nuovo sistema organizzativo. Il cambiamento, pertanto, non deve avvenire solo nel momento dell’acquisizione di nuovi software o linee internet ad alta velocità. La metamorfosi del processo lavorativo deve avvenire a monte.

Il ruolo del recruiter

Il recruiter è indispensabile in questo momento. Il suo ruolo è quello di attrarre nuovi professionisti in grado di integrarsi all’interno di un sistema in continua evoluzione e che richiede sempre più spesso ai candidati la capacità di adattamento e la predisposizione alla continua formazione. Soprattutto in ambito digitale. 

Assumere un nuovo dipendente che non sia disposto a lavorare seguendo quelle che sono le nuove esigenze del mercato, infatti, potrebbe rivelarsi controproducente. Sia per l’azienda che per lo stesso professionista.

Nell’arco degli ultimi mesi, infatti, abbiamo potuto vedere come lavorare in smart working possa essere considerata solo la punta dell’iceberg. In questo lasso di tempo, infatti, è emerso come sia indispensabile dare sempre maggiore attenzione a tematiche come il change management, allo studio di nuovi stili di leadership e al lavoro in autonomia, pur mantenendo sempre lo spirito di gruppo.

I cambiamenti digitali richiesti

Al candidato vengono richiesti sempre più spesso dei cambiamenti digitali, utili all’azienda per proseguire con il proprio processo produttivo. Ma anche determinanti per capire quanto il professionista sia flessibile e in grado di adattarsi ad eventuali novità.

Digital workplaces 

I digital workplaces sono i luoghi di lavoro in cui il dipendente deve svolgere le proprie mansioni. Con l’avvento dello smart working, accade sempre più spesso che l’ufficio chiuda e che ci sia la necessità di proseguire con i propri incarichi da un’altra location. E’ indispensabile, però, che l’azienda riesca a fornire ai propri collaboratori uno staff di supporto da utilizzare come punto di riferimento per questioni inerenti ad attività formative, tutela della privacy e problematiche personali di vario genere.

Digital learning

Lo smart working richiede innanzitutto l’esigenza di creare dei percorsi formativi ad hoc per le proprie risorse che, in questo modo, devono sentirsi tutte in grado di eseguire il proprio lavoro da remoto con degli strumenti nuovi.

L’importanza di essere un’azienda “smart”

Essere un’impresa “smart”, in grado di essere sempre al passo con i tempi e di seguire un processo di digital transformation a 360 gradi, è un vantaggio per tutti. Sia in termini di produttività aziendale che, in questo modo, non subirà delle battute d’arresto. Sia in termini di recruiting di nuove risorse.

Una recente ricerca condotta dall’Osservatorio HR Innovation Practice della School of Management del Politecnico di Milano, infatti, ha dimostrato che le aziende “agili” sono in grado di attrarre a sè naturalmente nuovi talenti che, di base, tendono ad essere più motivati e coinvolti rispetto a quelli assunti durante un colloquio tradizionale.

Come organizzare nuovi colloqui

Considerata la necessità di approcciarsi nel mercato odierno in modo più tecnologico e seguendo le tecniche più all’avanguardia possibile è indispensabile modificare l’idea di colloquio di lavoro come è stata concepita fino ad oggi. Non dimentichiamo, infatti, che organizzare un appuntamento di lavoro online non significa non avere gli strumenti utili a capire chi sia la persona con cui ci si sta confrontando. Anzi.

Da accantonare, quindi, i metodi di approccio più classici, per lasciare spazio ai più innovativi meccanismi di project work individuali e alle video call. I primi per mettere alla prova le capacità professionali ed organizzative del candidato e i secondi per identificare subito il carattere del professionista e il suo modo di porsi. Non sono, d’altronde, due elementi fondamentali che generalmente vengono valutati durante un incontro vis a vis?

Ultima, ma non per questo meno importante, è la visione dei canali social della risorsa che si vorrebbe assumere. Questa strategia si può rilevare essere un ottimo sistema per identificare il lato più umano del professionista e capire la sua digital reputation. D’altronde, in un sistema sempre più smart e online come il nostro, diventa sempre più indispensabile creare un gruppo di lavoro che riesca ad essere esso stesso un buon ambasciatore digital della propria azienda. 

 

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