Lo abbiamo già spiegato in passato: curare il proprio employer branding è fondamentale per migliorare la propria reputazione come datore di lavoro. L’azienda che investe tempo ed energie in tal senso avrà minori difficoltà nell’assumere i migliori talenti presenti sul mercato, e avrà maggiori probabilità di trattenere i propri collaboratori nel tempo, riducendo così il tasso di turnover. I vantaggi dell’avere una buona strategia di employer branding possono quindi essere enormi. Molte aziende, però, non prestano sufficiente attenzione alla cura della propria immagine come datore di lavoro, facendo regolarmente degli errori che finiscono per allontanare i migliori candidati. Ne risulta quindi che i processi di ricerca e di selezione del personale diventano più lenti, più costosi e meno efficaci, e che il tasso di turnover aumenta, con tutti i costi conseguenti per l’azienda. Eppure basterebbe davvero poco per eliminare gran parte degli errori legati alla strategia di employer branding: vediamo quali sono le principali sviste delle aziende da questa prospettiva.

Gli errori da evitare nella strategia di employer branding

Credere di non avere bisogno di una strategia di employer branding

Il primo errore, il più diffuso e il più dannoso: molti datori di lavoro sono convinti di non avere alcun bisogno di una strategia di employer branding. E questo è sbagliato, se non altro perché molti competitor stanno invece investendo in questa attività, per migliorare sempre di più la propria immagine come datore di lavoro. Questo significa che sarà via via sempre più difficile sia assumere i migliori candidati, sia trattenere i propri dipendenti in azienda, dal momento che le altre imprese verranno viste come luoghi più appaganti in cui lavorare. La crescita della tua azienda dipende in modo diretto dalle persone che lavorano al suo interno: non investire in una strategia di employer branding significa non fare tutto il possibile per la crescita del proprio business.

Insufficiente cura dei social media

Sicuramente è del tutto sbagliato pensare che il branding si faccia solamente sui social media: questo vale per il consumer branding come per la strategia di employer branding di un’azienda. Ma sarebbe ovviamente sbagliato anche pensare di poter migliorare in modo efficace la propria immagine come datore di lavoro senza curare a dovere la presenza dell’azienda su Facebook, LinkedIn ed eventualmente Instagram. L’azienda, da questo punto di vista, deve impegnarsi per espandere la propria audience e per diventare un punto di riferimento, creando e condividendo dei contenuti in grado di attirare l’attenzione del pubblico e di creare del sano engagement.

Non curare il rapporto con i propri dipendenti

Curare i rapporti con i propri collaboratori deve essere un obiettivo fondamentale quotidiano per ogni datore di lavoro. Questo perché un dipendente sereno è un lavoratore più produttivo, perché il collaboratore felice e soddisfatto ha meno probabilità di lasciare l’azienda, e perché i propri dipendenti sono i primi testimonial del proprio brand. Un datore di lavoro che ha la certezza di vantare dei collaboratori soddisfatti e felici del proprio luogo lavorativo potrà sempre contare su un ottimo passaparola, che renderà più facile individuare nuovi talenti disposti a entrare nella squadra.

Ignorare le recensioni negative

Soprattutto nel caso delle aziende con un numero importante di dipendenti, è quasi impossibile non avere a che fare prima o dopo con delle recensioni negative da parte di ex dipendenti, o magari semplicemente da parte di candidati che non hanno passato il processo di selezione del personale. I portali che possono ospitare delle recensioni di questo tipo sono i più diversi, da Google My Business fino a LinkedIn: l’azienda che ha una buona strategia di employer branding deve mantenere monitorata la situazione, senza trascurare nessuna recensione negativa. Questa deve essere presa come uno spunto per migliorare e per fare di meglio, ma non è tutto qui: quando necessario queste opinioni negative devono avere una risposta da parte dell’azienda, per dare in modo cortese la propria visione dei fatti nonché eventualmente una spiegazione.

Scrivere sempre gli stessi annunci di lavoro

L’annuncio di lavoro è un elemento chiave sia del processo di selezione del personale, sia nella strategia di employer branding. Molto spesso è infatti l’annuncio di lavoro a costituire il primo punto di contatto tra potenziale candidato e azienda: diventa quindi fondamentale sfruttarlo nel modo giusto. Ecco allora che l’annuncio di lavoro, oltre a illustrare in modo chiaro e dettagliato quelli che sono i requisiti necessari per i candidati, dovrebbe anche dire qualcosa sull’azienda in quanto datore di lavoro, sottolineando i suoi punti forza. Diventa quindi fondamentale impegnarsi di volta in volta nella creazione degli annunci di lavoro, migliorando sempre il testo per attirare l’attenzione dei migliori talenti.

Non mantenere le promesse

Fare branding, in estrema sintesi, vuol dire costruire e promuovere un marchio. Ma attenzione, fare promozione in modo efficace significa anche essere in grado di mantenere le proprie promesse. Fare promesse che non verranno mantenute è infatti rischiosissimo per un datore di lavoro, che rischia di veder aumentare il numero di dimissioni, con altissimi costi per l’azienda.

Non misurare i risultati

Non può esistere una strategia efficace senza un costante monitoraggio dei risultati. Indubbiamente un brand – anche un employer brand – per essere vantaggioso per l’azienda deve apparire come stabile e coerente nel tempo. Ciò non toglie però che la strategia possa essere via via migliorata e affinata nel tempo, anche in relazione ai risultati concreti che verranno misurati a livello dei processi di recruiting come a livello della fidelizzazione dei dipendenti.

Non essere creativi

Fare employer branding vuol dimostrare al mondo esterno di essere un grande datore di lavoro, e di essere quindi un obiettivo al quale guardare per migliorare la propria carriera lavorativa come la propria vita quotidiana. Per riuscire a dimostrarlo serve anche un po’ di creatività, così da confezionare delle offerte di lavoro effettivamente uniche. Per avere gli stimoli giusti è possibile muoversi in diverse direzioni: lasciandosi ispirare dalle campagne promozionali più efficaci del mondo consumer, stringendo i rapporti con i propri dipendenti, studiando le esigenze dei candidati, e via dicendo.

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