Tutti ne hanno sentito parlare, in tanti lo sognano, ma non sono poi tante le persone che conoscono effettivamente le regole dell’anno sabbatico a lavoro. Per esempio: chi può effettivamente richiedere questo famoso “gap year”? Come funziona a livello retributivo e contributivo? E ancora, l’azienda è obbligata a concedere l’anno sabbatico ai propri dipendenti? Come vedremo in questo articolo, questa peculiare forma di congedo viene regolata sotto diversi aspetti, tanto da lasciare pochi dubbi a chi ne voglia fare richiesta, come anche all’azienda che si trovi a dover decidere se concedere o meno l’anno sabbatico.
Cos’è l’anno sabbatico a lavoro
Iniziamo con lo spiegare cos’è l’anno sabbatico a lavoro, a beneficio dei lavoratori dipendenti che intendono farne richiesta e delle aziende che devono gestire tale domanda. Tutti sanno che l’anno sabbatico è un’interruzione della normale attività lavorativa, durante la quale il richiedente si astiene per l’appunto dal proprio impiego per dedicarsi ad altro – si vedrà meglio nei paragrafi successivi quali sono le attività tipiche del gap year.
Questo peculiare congedo è molto utilizzato in alcuni Paesi esteri, laddove in Italia è ancora trascurato dai più; il ricorso all’anno sabbatico sta però aumentando, sia per una maggiore attenzione alla qualità della vita, sia per la lungimiranza di tante aziende, desiderose di mantenere soddisfatti e produttivi i propri talenti.
La durata standard dell’anno sabbatico è di 11 mesi, e si traduce in un congedo non retribuito, che può essere richiesto sia dal dipendente del settore pubblico che da quello del settore privato. Ma quali lavoratori possono effettivamente avanzare tale domanda? E qual è il potere decisionale delle aziende a questo proposito?
Cosa dice la legge italiana
L’introduzione del concetto di anno sabbatico nella normativa italiana è relativamente recente. La prima legge che fa riferimento a un congedo di questo tipo è la Legge dell’8 marzo 2000, n. 53, nella quale si prevede la possibilità di prendere un congedo “non retribuito, continuativo o frazionato” per delle esigenze personali o per perseguire altri interessi.
I motivi previsti dalle legge sono vari: si parla per esempio della formazione, e quindi per esempio del “conseguimento della licenza media, del diploma di maturità, della laurea” oppure della partecipazione a dei corsi di formazione, a patto che siano diversi da quelli offerti dal datore di lavoro. Ma tra le motivazioni citate ci sono anche gravi e comprovati motivi familiari (in tal caso l’anno sabbatico potrebbe estendersi fino ai due anni).
Quelli citati non sono però gli unici motivi che possono giustificare la richiesta di aspettativa. Nei vari CCNL, infatti, si trovano spesso delle disposizioni più articolate e vaste in relazione alla richiesta di congedo da parte del lavoratore, e a queste si possono sommare anche le eventuali politiche interne delle medie e delle grandi aziende, che nel tempo hanno per l’appunto dedicato attenzione alla gestione degli anni sabbatici.
L’azienda è obbligata a concedere l’anno sabbatico?
Si è visto che la legge italiana prevede la possibilità, per i lavoratori dipendenti, di chiedere un anno sabbatico, ovvero un periodo di congedo non retribuito. Se il dipendente ha il diritto di farne richiesta, però, l’azienda non è in nessun caso obbligata a concedere l’anno sabbatico, eccezion fatta per particolari casi supportati da delle gravi e documentate motivazioni familiari (pur sapendo che nei casi di assistenza a familiari disabili è sempre da tenere in considerazione la Legge 104, che mette a disposizione dei permessi retribuiti).
Vista quindi la Legge dell’8 marzo 2003 e considerati i CCNL, l’azienda non è obbligata a concedere l’anno sabbatico; va però detto che questo congedo può risultare vantaggioso anche per il datore di lavoro.
I vantaggi dell’anno sabbatico per l’azienda
Sul fatto che l’anno sabbatico possa risultare vantaggioso e benefico per il datore di lavoro che ne fa richiesta – a patto di potersi permettere serenamente un anno senza retribuzione – non ci sono dubbi. Ma in che modo questo stesso congedo straordinario potrebbe portare dei vantaggi anche all’azienda, che si vede sottrarre una risorsa per 11 mesi?
È bene partire prima di tutto dal fatto che la concessione di ogni benefit, di qualsiasi tipo – dal buono pasto in poi – si riflette positivamente sull’immagine dell’azienda, con benefici a livello di employer branding e di employee retention: per l’impresa diventa così più facile sia attirare i migliori talenti, sia trattenerli nel tempo.
Non va poi dimenticata la carica che può dare a un dipendente una pausa rigenerante di diversi mesi, tale da permettere un ritorno al lavoro particolarmente produttivo. E ancora, l’anno sabbatico – sia esso dedicato alla formazione, ai viaggi, al volontariato e via dicendo – permette al dipendente di percorrere un importante percorso di crescita, che si può riflettere successivamente in modo positivo sull’attività lavorativa quotidiana.
Le regole del gap year
Visto il funzionamento generale dell’anno sabbatico a lavoro, e visti i diritti dei lavoratori e delle aziende, vale la pena sintetizzare qui sotto le principali regole di questo periodo di congedo:
- Può fare richiesta di un anno sabbatico il lavoratore dipendente del settore pubblico o privato assunto con contratto a tempo indeterminato e che vanta un’anzianità minima di 5 anni in azienda;
- La richiesta di va presentata in forma scritta, con l’indicazione chiara delle motivazioni che spingono al congedo e delle attività che si intendono effettuare durante il periodo di assenza;
- L’azienda non è obbligata a concedere l’anno sabbatico;
- L’azienda è tenuta a dare una risposta entro 10 giorni;
- L’azienda può chiedere al dipendente di riformulare diversamente il congedo, proponendo per esempio un periodo più breve o discontinuo;
- La richiesta del congedo va effettuata con debito anticipo, e quindi con almeno 30 giorni di anticipo (è consigliabile però, quando possibile, effettuare la richiesta con anticipo ancora maggiore);
- Durante il congedo non ci sarà nessuna retribuzione, così come non saranno corrisposti contributi previdenziali o periodi di malattia;
- Il lavoratore in anno sabbatico può decidere di corrispondere in proprio i contributi pensionistici durante il periodo di congedo;
- Durante il gap year non è possibile svolgere nessun lavoro retribuito, laddove invece è possibile effettuare del volontariato;
FAQ sull’anno sabbatico sul lavoro in Italia
Vediamo ora delle risposte complete ma sintetiche alle più comuni domande che vengono solitamente formulate intorno al tema dell’aspettativa nel mondo del lavoro in Italia.
Cos’è l’anno sabbatico?
Riassumendo al massimo, si tratta di un’interruzione della normale attività lavorativa, e più nello specifico di un congedo lungo tipicamente 11 mesi non retribuito. Durante questo lungo periodo di aspettativa il lavoratore può dedicarsi a un’ampia gamma di attività, dalla formazione fino al volontariato, sapendo peraltro che le attività per le quali si chiede il congedo vanno specificate in modo chiaro nella relativa richiesta consegnata al proprio datore di lavoro.
Quali normative regolano questa lunga aspettativa dal lavoro?
A regolare l’anno sabbatico per i lavoratori dipendenti italiani ci sono diverse normative e fonti. Si parte dalla fondamentale Legge 53/2000 (ovvero la Legge Turco), che disciplina i congedi non retribuiti per motivi di studio o familiari; i casi specifici vengono però spesso regolati da norme contenute nei diversi Contratti collettivi nazionali di lavoro, per non parlare di accordi specifici e individuali esistenti tra il datore di lavoro e i dipendenti, nonché di veri e propri regolamenti aziendali che normano talvolta anche i congedi non retribuiti.
Si pensi per esempio ai CCNL del Commercio e Metalmeccanico: qui l’aspettativa non retribuita può essere richiesta per gravi motivi familiari o personali. Per quanto riguarda invece il personale docente, il cosiddetto ”Anno di Riflessione” è stato regolato dalla Legge 23 ottobre 1998, n. 448.
L’azienda è obbligata a concedere il periodo di aspettativa?
No, come specificato sopra, il datore di lavoro non è generalmente obbligato a concedere questo tipo di congedo non retribuito ai propri dipendenti. A fare eccezione, e quindi a obbligare l’azienda a concedere l’aspettativa, sono eventuali gravi e documentate motivazioni familiari.
Perché un’azienda dovrebbe concedere degli anni sabbatici ai propri dipendenti?
Si è visto che l’azienda non è obbligata, in via generale, a concedere degli anni sabbatici ai dipendenti che ne fanno richiesta, pur a fronte del loro diritto di avanzare la relativa domanda. Per quale motivo quindi un’azienda dovrebbe acconsentire a congedare per un lungo periodo un collaboratore utile se non prezioso per la continuità del business? In realtà ci sono diversi vantaggi per l’impresa: concedendo questo periodo di aspettativa l’impresa dimostra di tenere al benessere dei propri dipendenti, con effetti benefici sulla loro fidelizzazione come sull’employer branding.
Come funziona l’anno sabbatico per i dipendenti pubblici?
Il funzionamento dell’aspettativa non retribuita nel pubblico impiego non è dissimile da quello conosciuto nelle aziende private. Una norma di riferimento può in questo caso essere l’art. 11 del CCNL del 14 settembre 2000, relativo al personale del comparto Regioni–Autonomie locali; più in generale è possibile dire che un dipendente pubblico può domandare ed eventualmente ottenere un’aspettativa non retribuita di diversi mesi per motivi familiari, per motivi personali, per seguire dei corsi di dottorato, per seguire un coniuge all’estero e via dicendo.
Prendersi un anno sabbatico può essere utile per la carriera?
Ecco una domanda che molti dipendenti si fanno nell’accarezzare l’opportunità di fare richiesta di un’aspettativa retribuita di diversi mesi: quale impatto potrebbe avere questa richiesta sulla propria carriera professionale? Si potrebbe per esempio temere che la richiesta di un congedo possa essere interpretata negativamente dal datore di lavoro, rendendo così meno efficace il proprio percorso di crescita all’interno dell’azienda; ma è certamente vero che il tempo sabbatico sfruttato nel modo giusto – per staccare la spina, per studiare e raccogliere nuove competenze, per partecipare a dei programmi internazionali di volontariato – può risultare molto utile per dare nuovo slancio alla propria figura professionale.


























Devi effettuare l'accesso per postare un commento.