Abbiamo già sottolineato altre volte quali sono le soft skills più ricercate dagli head hunter e dai recruiter, e già altre volte abbiamo spiegato quanto siano importanti le competenze trasversali per trovare un lavoro soddisfacente e in tempi rapidi. Un recruiter non professionista – e quindi per esempio lo stesso imprenditore che gestisce una piccola impresa, e che decide di condurre personalmente il processo di selezione del personale – potrebbe concentrare tutta la propria attenzione sulle hard skills e sui titoli di vari candidati, trascurando del tutto o quasi del tutto le loro competenze trasversali. Sappiamo però quanto essere cruciale per un’azienda contare su dipendenti con un buon livello di problem solving come di critical thinking, soft skills richiestissime insieme alla capacità di comunicazione, alla flessibilità, all’intelligenza emotiva e via dicendo. Una soft skills spesso trascurata – anche da alcuni professionisti della selezione del personale – ma di primaria importanza è il lateral thinking, o più semplicemente pensiero laterale. Oggi vedremo per quale motivo questa soft skills è più importante di quanto si possa pensare.

Pensiero laterale: cosa è? Il significato

A ideare il concetto di lateral thinking è stato lo psicologo Edward de Bono, nato a Malta nel 1933. Fu proprio in un libro intitolato “The use of Lateral Thinking”, pubblicato nel 1967 che spiegò e teorizzò il pensiero laterale, ovvero una forma di pensiero non convenzionale che supera il normale pensiero logico, per andare a osservare un problema da prospettive differenti, così da poter trovare delle soluzioni fino a quel momento trascurate o inedite. Semplificando al massimo, si potrebbe affermare che pensare in modo laterale significa pensare al di fuori degli schemi.

Come funziona solitamente il nostro modo di pensare? Siamo portati a risolvere i problemi in modo diretto, secondo un pensiero logico e razionale, ragionando quindi seguendo delle relazioni di causa effetto: potremmo quindi definire il normale modo di pensare come verticale. E questo ci porta, inevitabilmente, a rimanere fissi su delle posizioni assunte all’inizio del processo di soluzione di un problema.

Per esemplificare le differenze tra queste due modalità di pensiero è possibile pensare allo scavo di una miniera. Una persona che pensa in modo verticale sarà portata a continuare a scavare pur non avendo trovato nulla nei primi metri, proprio perché all’inizio è stata presa una decisione. Una persona che pratica il pensiero laterale sarà invece più disposta a rischiare, e scavare in un luogo diverso per trovare una soluzione migliore.

Esempi di lateral thinking

Per capire cosa è davvero il pensiero laterale è possibile guardare ad alcuni esempi famosi in cui la capacità di pensare fuori dagli schemi, andando oltre i preconcetti, ha permesso di arrivare a delle soluzioni di gran lunga superiori. Perché è proprio quello il problema del normale pensiero verticale: nel momento in cui si hanno delle convinzioni, si continua a procedere in base a queste, senza metterle in dubbio.

Pensiamo per esempio al vaccino contro il vaiolo, una malattia infettiva molto grave che, per comprenderne l’entità, avrebbe ucciso circa 400mila europei ogni anno nel 18° secolo. A mettere a punto il vaccino fu Edward Jenner, che lo sviluppò nel 1796. Al lavoro per cercare le cause della malattia, Jenner iniziò a concentrarsi su aspetti secondari e fino a quel momento trascurati. Indagando sul perché il vaiolo risparmiasse tanti contadini, scoprì che questi ultimi avevano già contratto il vaiolo bovino. Una volta guariti da questo virus, non potevano più ammalarsi della variante umana, la quale era molto più pericolosa.

O ancora, si pensi a un aneddoto che viene attribuito sia a Cristoforo Colombo, sia a Filippo Brunelleschi, con una narrazione diversa. Nel caso del navigatore genovese, si parla di come egli rispose a tutte quelle persone che guardavano alla sua scoperta delle Americhe come a un’impresa fortuita e persino semplice. Ecco allora che per spiegare il suo punto di vista egli lanciò una sfida a queste persone, ovvero riuscire a far stare in piedi un uovo. Nessuno ci riuscì: Colombo, per dimostrare la sua teoria, prese quindi un uovo e, una volta appianata una delle due punte, lo mise in piedi. A quel punto le altre persone spiegarono di non aver provato quella strada per la convinzione di dover mantenere completamente integro l’uovo, condizione che però non era mai stata posta. Si trattava quindi di un limite artificiale, che chi doveva risolvere un problema si era posto da solo; un discorso parallelo poteva essere fatto anche per l’impossibilità di circumnavigare il mondo navigando verso ovest.

Il pensiero laterale, una soft skills spesso trascurata

Non sono molti gli esperti di ricerca e selezione del personale che analizzano la capacità di pensiero laterale dei candidati. Eppure è proprio questa capacità che molto spesso può fare la differenza per l’azienda, riuscendo a combattere la tendenza innata di agire in modo testardo seguendo la strada più probabile, senza prendere in considerazione delle alternative.

Sviluppare la capacità di lateral thinking

Esistono diversi modi per sviluppare la propria capacità di usare il pensiero laterale. A spiegarli è stato lo stesso de Bono, in un saggio intitolato “Information Processing and New Ideas – Lateral and Vertical Thinking”. Qui vengono indicate 4 tecniche differenti:

  • La consapevolezza: la mente umana presenta due fasi di pensiero. Prima vi è la percezione, durante la quale il nostro cervello inquadra il problema in uno schema ben definito; nella seconda fase, utilizzando quello schema, si cerca di arrivare alla soluzione. Peccato che non sempre lo schema scelto è senza errori. Essere consapevoli dell’esistenza di questo meccanismo è il primo modo per sviluppare le proprie capacità di pensiero laterale, sapendo che la nostra mente sarà sempre portata a partire da preconcetti (spesso non esatti) per risolvere un problema.
  • Considerare le alternative: per allenare il pensiero laterale è importante considerare sempre le alternative presenti, anche quando si crede di avere individuato la soluzione ideale.
  • Alterare gli elementi posseduti: è possibile sviluppare la nostra capacità di lateral thinking rimescolando le carte che abbiamo in mano, invertendo per esempio le relazioni tra gli elementi posseduti o eliminando degli elementi dati per scontati. Questo aiuterà a vedere le cose in prospettiva diversa.
  • Attenzione al caso: per risolvere un problema, di solito, ci concentriamo su un elemento, eliminando ogni stimolo esterno per non avere distrazioni. Potrebbe invece essere utile lasciar “entrare” degli stimoli esterni non pianificati, per il semplice fatto che questi potrebbero spingere la nostra mente verso ulteriori soluzioni.

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