Tecnostress: quando la tecnologia diventa un nemico

17/03/2017
tecnostress

Il tecnostress è una malattia professionale che provoca danni alla salute dei dipendenti e alla produttività. Ecco come riconoscerne i sintomi

La tecnologia fin dagli albori dell’umanità ha permesso di facilitare le attività quotidiane e di migliorare le nostre condizioni di vita. Quando questa diventa però onnipresente e il suo utilizzo diventa eccessivo, in particolare in ambito lavorativo, si possono presentare problemi che influenzano fortemente il proprio benessere psicofisico. Il cosiddetto tecnostress, ovvero lo stress indotto dalle nuove tecnologie, è un problema molto sentito tra i dipendenti ed è giusto conoscerlo a fondo per porvi rimedio.

Tecnostress, come riconoscerlo

Il tecnostress ha effetti negativi non solo dal punto di vista fisiologico ma anche psicologico. I sintomi provocati da questa patologia sono spesso poco considerati ma questi hanno un profondo impatto a livello aziendale dal punto di vista della produttività, con un conseguente enorme costo economico dovuto alle ore perse. Coloro che sentono di non potersi staccare dalla tecnologia neanche per un momento sperimentano sintomi molto diversi come classificati dal sito specializzato tecnostress.it (http://www.tecnostress.it/):

  • Soggettivi: alcuni dipendenti possono provare ansia, depressione, rabbia, apatia, noia, stanchezza, frustrazione, senso di colpa, tristezza, solitudine, irritabilità, attacchi di panico ed euforia

  • Comportamentali: il tecnostress può provocare disturbi alimentari, difficoltà di parola, eccessi nel consumo di alcol o droghe, calo del desiderio sessuale, aggressività, ostilità nei confronti di parenti e colleghi. Alcuni dipendenti possono inoltre diventare apatici e passivi.

  • Cognitivi: i dipendenti affetti da questa patologia hanno cali di concentrazione, faticano a lavorare in team, hanno lievi amnesie e spesso si assentano da lavoro. Queste persone diventano inoltre più sensibili alle critiche e sono inclini ai fraintendimenti.

  • Fisiologici: il lavoratore può sperimentare ipertensione, disturbi cardiocircolatori, vertigini, mal di testa, mal di schiena, disturbi del sonno e stanchezza cronica, sudorazione eccessiva ed emicrania

Tecnostress e la situazione in Italia

In Italia il tecnostress è stato riconosciuto come malattia professionale nel 2007 e rientra nell’obbligo di valutazione dei rischi previsti dal “Testo unico sulla sicurezza sul lavoro”.

La patologia è stata riconosciuta come tale a seguito delle indagini alla fine del 2006 del procuratore aggiunto di Torino, Raffaele Guariniello, sullo stato di salute di alcuni dipendenti di un b nel capoluogo piemontese.

Una ricerca del 2015 condotta da Netdipendenza Onlus per conto di Aifos ha messo in luce che il tecnostress è più diffuso di quanto si pensi negli uffici italiani.

Circa il 45% dei lavoratori ha infatti sperimentato in varie forme un certo malessere tecnologico. Questi dipendenti hanno sofferto di mal di testa (44,5%), calo della concentrazione (35,4%), nervosismo (33,8%) e tensioni neuromuscolari (28,5%). Alcuni hanno anche sperimentato una stanchezza cronica (23,3%), insonnia (22,9%), ansia (20,4%), disturbi gastrointestinali (15,8%), dermatite da stress (6,9%). Fortunatamente una percentuale molto bassa ha sofferto di attacchi di panico (2,6%) e depressione (2,1%).

Stando ai dati della ricerca, la situazione di malessere è acuita dalla sensazione di non poter mai staccare veramente dal lavoro a causa dell’uso eccessivo dei dispositivi mobili. Il 66,5% del campione utilizza smartphone e tablet anche al di fuori del lavoro e il 90% anche nel weekend. Le nuove tecnologie di smart working, che hanno certamente migliorato la produttività delle aziende, possono quindi provocare effetti negativi se non dosate in modo appropriato.

Il tecnostress non solo influisce sulla qualità della vita dei dipendenti ma anche sui processi produttivi. Assenteismo, scarsa produttività, un ambiente ostile, antagonismo fra colleghi sono tutti fattori che hanno un elevato costo economico per le imprese. I migliori dirigenti, dunque, devono fare il possibile per diminuire le possibili fonti di stress all’interno dell’ambiente lavorativo.

Ora che sappiamo riconoscere i sintomi di questa patologia e i danni che può provocare, quali sono a vostro parere i migliori strumenti per combatterlo?

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