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Smart working: fino a quando? È anche una questione di fiducia

Fino a quando si lavorerà in smart working? Fino a qualche mese fa la domanda, quando si parlava di lavoro agile, era “quali sono i vantaggi dello smart working?”. Oggi, dopo la crisi sanitaria, dopo il lockdown, lo scenario è completamente mutato. Il lavoro agile non è più un’ipotesi, non è più un metodo lavorativo innovativo sperimentato da una fetta marginale di aziende. È bastata una manciata di mesi per far diventare lo smart working una cosa normale, quotidiana. Tanto che oggi moltissime persone rivolgono ai motori di ricerca una domanda piuttosto precisa: “Smart working: fino a quando?” che lascia ben poco spazio a interpretazioni. Fino a quando lo smart working sarà la quotidianità per i dipendenti italiani? Ebbene, in realtà ci sono diversi modi per rispondere a questa domanda.

Il lavoro agile: da emergenziale a quotidiano

Guardiamo al 2019, e quindi al mondo prima della pandemia Covid-19. Stando alle stime dell’Osservatorio sullo Smart Working del Politecnico di Milano, fino all’anno scorso in Italia si potevano contare circa 570 mila smart-worker. Un numero sostanzioso, ma di certo molto distante dal rendere il lavoro agile un fenomeno di massa. Nel 2020 l’esercito degli smart-worker – che da un certo punto di vista dovrebbero essere chiamati per lo più home-worker – è costituito invece da circa 8 milioni di persone. Il cambiamento è stato epocale, e velocissimo: chissà quanti anni, in una situazione normale, sarebbero dovuti passare per arrivare a una tale diffusione del lavoro agile.

I fattori sono noti. Lo smart working è stato ad ampio raggio introdotto a marzo 2020 per via emergenziale, con il governo a incentivare l’adozione del lavoro agile con delle modalità di accesso semplificate. Durante il lockdown, per moltissime aziende, il lavoro agile ha rappresentato l’unica modalità per mantenere vivo il business. Anche con la fase 2, però, questa modalità di lavoro è rimasta centrale: in un’ottica di contenimento del contagio, l’home working resta essenziale. Tanto più che, come ripetuto già tante volte in passato, il lavoro agile presenta tanti vantaggi non solo per i dipendenti, ma anche per l’azienda, con produttività maggiore, tasso minore di turn-over, assenteismo minore e via dicendo. E così, per mesi, il lavoro agile è stato l’unica via, con lavoro a distanza, assunzioni da remoto e via dicendo. Con il Decreto Rilancio, per di più, si è arrivati a configurare il lavoro agile come un diritto per tutti i dipendenti con figli al di sotto dei 14 anni. Per quanto riguarda i dipendenti pubblici, si stanno via via aggiungendo alla lista le attività definibili come “smartabili” e quindi suscettibili di smart working: stando alla ministra Fabiana Dadone, entro la fine dell’anno saranno da ritenere tali circa il 50% delle prestazioni della pubblica amministrazione. Resta però irrisolta la questione di fondo: fino a quando lo smart working verrà incentivato in modo massiccio?

Smart working: fino a quando? La data cruciale è il 15 ottobre

Salvo proroghe dell’ultimo minuto, lo stato di emergenza dovrebbe durare fino al 15 ottobre. E questa potrebbe essere una data importante da segnare per chi cerca di capire fino a quando lo smart working la farà da padrone. Per ora è impossibile sapere cosa succederà tra un mese: in linea di massima, si potrebbe andare incontro a un ritorno verso delle regole più restrittive, le quali quindi non garantiranno più la grandissima flessibilità tipica di questi mesi. Se quindi per quanto riguarda la pubblica amministrazione lo smart working è già stato protratto fino a fine anno, per il settore privato dal 15 ottobre le cose potrebbero cambiare, con il ritorno delle regole precedenti all’emergenza sanitaria. Ecco allora che, a partire dal mese prossimo, situazione sanitaria permettendo, per accedere al lavoro agile sarà necessario poter contare su degli accordi individuali stipulati tra azienda e lavoratori. In questi contratti si dovranno stabilire nel dettaglio le modalità delle prestazioni da effettuarsi all’infuori delle normali sedi aziendali. Non stupisce, quindi, che i sindacati siano già al lavoro per arrivare preparati al giorno X.

Non deve però ingannare il numero delle persone che si domandano fino a quando lo smart working sarà prorogato: le abitudini di milioni di italiani e di migliaia di aziende sono infatti cambiate, e quindi difficilmente ci si troverà di fronte a un vero ritorno al passato.

Smart working: fino a quando? Gli esempi di Twitter, Google e Facebook

Basti guardare a quanto deciso da alcuni dei più grandi colossi tecnologici del mondo, ovvero dalle aziende che più di qualunque altra dovrebbero essere pronte per trasformare lo smart working in pratica comune e quotidiana, raccogliendone tutti i frutti. Google e Facebook hanno per esempio deciso di dare la possibilità a tutti i dipendenti di restare in home working fino alla fine del 2020. Twitter ha deciso invece di fare di più, dimostrando una grande fiducia nei confronti dello smart working e dei propri dipendenti: la tech company californiana ha infatti scelto di continuare a lavorare in smart working “per sempre”, spiegando che i propri dipendenti potranno scegliere liberamente questa modalità anche una volta rientrate l’emergenza Covid-19.

Lavoro agile: una questione di fiducia

Parlando della decisione di Twitter si è sottolineato come questa presa di posizione rilevi un’importante dose di fiducia. Se il lavoro di domani sarà costituito sempre di più da un mix di presenza e di virtualità sarà infatti necessario costruire rapporti di fiducia sempre più solidi tra datori di lavoro e manager da una parte e dipendenti dall’altra. Lo stesso smart working, di fatto, può essere visto come un test, come una prova: nel momento in cui questa modalità di lavoro funziona in modo efficiente, la fiducia tra vertici aziendali e dipendenti non può che aumentare, con tutte le ricadute positive che questo può avere sull’ambiente di lavoro, sulle performance, sulla comunicazione e via dicendo. Per questo, come spiegano gli esperti, le aziende che vogliono implementare in modo efficiente lo smart working non devono cercare degli strumenti di controllo, ma sempre e comunque di condivisione, per non rischiare di cancellare a monte i benefici del lavoro agile.

In ogni modo, come visto, non c’è una reale risposta alla domanda “smart working: fino a quando?”: molto probabilmente, questa rivoluzione del modo di lavorare è appena iniziata.

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