Le peculiarità della ricerca personale nel fashion

13/12/2018 | Luxury & Fashion
ricerca personale nel fashion

Di certo chi si occupa di ricerca personale nel fashion non si trova a corto di candidati: i cacciatori di teste e le aziende attive nel settore della moda sono fatti obiettivo di migliaia di candidature spontanee. La moda, insieme alla finanza, è infatti tra i primi settori cui guardano con desiderio e trepidazione i giovani professionisti.

Quello del fashion, del resto, è un mondo a sé stante, per tantissime ragioni diverse. Come ben sanno i professionisti della ricerca personale nel fashion, in questo settore non si conosce la famosa fuga di cervelli. Vista l’attrattività delle maison italiane – Gucci, Ferragamo, Prada, Armani, Dolce & Gabbana e Valentino, solo per citarne alcune – sono piuttosto i cervelli stranieri ad unire le proprie candidature a quelle (già tante) nazionali. Non a caso, centinaia di studenti d’oltre confine decidono ogni anno di fare un periodo di stage nelle aziende italiane, per non parlare di tutti quei giovani di provenienza internazionale che si iscrivono alle scuole di moda del Bel Paese. Giocano a nostro favore, ovviamente, la lunghissima tradizione del tessile italiano e del confezionamento di abiti e di scarpe, la presenza di alcune delle più rinomate firme a livello mondiale e, infine, la preziosa allure che ancora oggi il made in Italy – in fatto di abbigliamento – continua a vantare all’estero.

Italiani e stranieri, insomma, i candidati per i processi di ricerca personale nel fashion non mancano. A dimostrarlo è anche LinkedIn, il quale, analizzando i tre annunci che hanno attirato il maggior numero di candidature dagli 11 milioni di iscritti italiani, ha affermato che due (su tre) erano per l’appunto provenienti dal mondo della moda. Il primo è stato un annuncio di Calzedonia, a caccia di un district manager; l’altro, un annuncio di ricerca personale nel fashion firmato Gucci, per reclutare un events assistant. L’universo della moda, insomma, non smette di affascinare studenti e giovani lavoratori, i quali vedono nelle aziende del fashion la promessa di carriere soddisfacenti ed entusiastiche. Si potrebbe pensare, dunque, che la ricerca personale nel fashion sia semplice, e che dunque le varie aziende non riscontrino alcun problema nell’individuare talenti in grado di sostenere il loro sviluppo.

Non è esattamente così, per due motivi principali.

Ricerca personale nel fashion: non un settore come gli altri

Si è già detto che il mondo della moda continua a esercitare un grande fascino per migliaia e migliaia di giovani. Chi lavora ormai da anni in questo settore, così come i più preparati cacciatori di teste specializzati nel fashion, sottolinea però le tante difficoltà che si possono incontrare in questo mondo: maggiore è l’ambizione, più duro potrà essere il lavoro, così come la concorrenza. È facile, per i recruiter nel settore moda, individuare degli appassionati, i quali si tengono aggiornati giorno dopo giorno sulle ultime novità riguardanti i loro designer preferiti. Questo, però, non basta: per lavorare in questo mondo è necessario avere una visione d’insieme, interessandosi dunque anche di economia, dei cambiamenti di gestione all’interno delle maison e via dicendo. E, oltre a questo, è necessario essere in grado di lavorare sotto pressione, soprattutto in determinati periodi dell’anno – si pensi per esempio alla Milano Fashion Week. Chi si occupa di recruiting per il settore della moda, dunque, non cerca dei semplici appassionati, né dei freddi esperti: servono passione, le giuste soft skills e le giuste competenze. E questo ci porta al secondo punto, ovvero alla seconda difficoltà incontrata dalle aziende che svolgono ricerca personale nel fashion.

Il cambiamento del settore della moda

La trasformazione digitale ha coinvolto tutti i settori, persino quelli come l’edilizia e l’agricoltura, i quali prima d’oggi non avevano nulla – o quasi – a che fare con il mondo informatico. E così è stato anche per il mondo del fashion, seppure da una prospettiva diversa. I tradizionali mestieri della moda, infatti, non sono cambiati. Sono però mutate tante competenze, e la progressiva specializzazione di alcuni ruoli ha dato vita a nuove fondamentali figure professionali. I nuovi processi di ricerca personale nel fashion riguardano da una parte il settore produttivo – nel quale si cerca di ottimizzare la produzione attraverso nuove competenze – e dall’altra il settore della commercializzazione – in cui si è alla ricerca di nuove strategie e nuove tecniche per individuare e fidelizzare il cliente. Oltre allo stilista, al direttore creativo, al modellista e ai sarti, dunque, si cercano sempre di più dei buyer, ma anche dei ruoli IT. Tra i ruoli più innovativi per il settore ci sono per esempio il responsabile della sicurezza chimica, per garantire la sostenibilità dei prodotti messi sul mercato, o anche il responsabile per la progettazione del settore tessile, volto a sperimentare nuove, più efficaci e più sostenibili filiere. Ci sono poi l’evoluzione dello stilista, ovvero il fashion design manager, e l’immancabile e-commerce manager, in quanto anche nel settore dell’alta moda sono sempre di più gli acquisti effettuati online. Per non parlare, infine, del cool hunter, un nuovo creativo al servizio delle aziende e alla continua ricerca di nuovi trend da anticipare.

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