Le mondo del lavoro italiano esistono delle categorie protette. Da dove nasce questo elemento che oggi consideriamo indispensabile nella legislazione italiana? Tutto parte dall’articolo 38 della nostra Costituzione, dove viene specificato in modo chiaro che gli inabili al lavoro hanno diritto non solo all’educazione, ma anche all’avviamento professionale. Questa è la base sulla quale poggia l’istituzione e il mantenimento delle categorie protette, un precetto volto a tutelare le persone che, non avendo le stesse opportunità degli altri di inserirsi nel mondo del lavoro, possono contare su queste “agevolazioni”. Come vedremo tra poco le categorie protette nascono in realtà per proteggere le persone con patologie invalidanti, ma vengono estese per tutelare anche altre persone, che non hanno a che fare con delle disabilità quanto invece con altre gravi difficoltà.

Categorie protette: la legge 68/99

Per via delle più differenti problematiche, nella nostra società ci sono degli individui che non hanno le medesime opportunità degli altri di entrare nel mondo del lavoro. La nostra Costituzione, come affermato sopra, ci presenta il diritto all’accesso di ogni cittadino non solo all’istruzione e alla sanità, ma anche al lavoro. E per trasformare in realtà questo enunciato, la legge 68/99, ovvero la legge n.68 del 12 marzo del 1999, chiamata “Norme per il diritto al lavoro dei disabili” ha istituito una serie di categorie protette. Il suo scopo è quello di favorire l’occupazione e l’integrazione di soggetti appartenenti a tale categorie, e il mezzo per raggiungere questo obiettivo è rappresentato da agevolazioni di diversa natura, nonché da obblighi precisi.

Partendo da questo presupposto, per definire cosa sono le categorie protette, possiamo dire che si tratta di gruppi di persone che, a partire da quanto riportato nella legge 68/99, a causa di particolari inabilità o di peculiari condizioni sociali di partenza, potrebbero avere grandi difficoltà nel trovare un’occupazione; ecco allora che in questa situazione interviene lo Stato, che costruisce per gli appartenenti alle categorie protette delle corsie preferenziali verso l’ingresso nel mondo del lavoro.

Quali sono le categorie protette?

Vediamo ora alla domanda fondamentale: quali sono le categorie protette definite dalla legge italiana? Partiamo da un presupposto, ovvero dal fatto che le categorie protette in Italia sono divise in due gruppi. Ci sono infatti le categorie protette in cui rientrano i disabili, e le categorie protette “altre”, destinate cioè a persone che non hanno patologie o disabilità, ma che versano in condizioni non favorevoli. Vediamo quindi come sono composti questi due gruppi.

Disabili

Sono riconosciute come facenti parti delle categorie protette queste persone:

  • gli invalidi civili, tra quelli che presentano una percentuale minima di invalidità pari o superiore al 46%;
  • gli invalidi del lavoro, tra quelli che presentano una percentuale minima di invalidità pari o superiore al 34%;
  • i non vedenti, gruppo nel quale sono fatti rientrare anche le persone che presentano un residuo visivo inferiore a un decimo in entrambi gli occhi, anche in presenza di correzione per mezzo di lenti;
  • non udenti, intendendo come tali tutte le persone colpite da sordità fin dalla nascita, tutte le persone che sono colpite da sordità prima di apprendere la lingua parlata, a patto che questa condizione non sia dovuta esclusivamente a una condizione psichica o dipendente da cause lavorative, di servizio o di guerra;
  • fanno infine parte della categorie protette nel raggruppamento dei disabili gli invalidi di guerra, gli invalidi civili di guerra e gli invalidi di servizio.

Altre categorie

Nelle categorie protette, come anticipato, troviamo anche persone che non presentano disabilità, ma che si trovano comunque in una palese posizione di svantaggio:

  • orfani nonché coniugi superstiti di persone decedute per cause legate al lavoro, alla guerra o al servizio per le pubbliche amministrazioni, ai quali si aggiungono orfani e coniugi di vittime del terrorismo e della criminalità organizzata;
  • orfani e coniugi dei grandi invalidi per cause di guerra, di lavoro o di servizio;
  • profughi italiani rimpatriati

Gli obblighi legati all’assunzione

Come è noto, le categorie protette poggiano su dei precisi obblighi di assunzione da parte delle imprese. Nello specifico sono definite delle quote che le varie imprese devono rispettare. L’obbligo scatta nel momento in cui un’impresa conta più di 15 dipendenti: superata la soglia dei 14 dipendenti, infatti, l’impresa è obbligata all’assunzione di almeno un lavoratore delle categorie protette. La quota sale poi a 2 assunzioni per le imprese che occupano da 36 a 50 dipendenti, per salire poi al 7% dei lavoratori occupati nel momento in cui i dipendenti sono 51 o più.

Va sottolineato che ci sono imprese esentate da questo obbligo. Non sono infatti tenute ad assumere lavoratori delle categorie protette le imprese del settore edile, degli impianti a fune, e del settore minerario, nonché le imprese del trasporto marittimo, aereo e terrestre per quanto riguarda il personale navigante o viaggiante. Sono inoltre dispensate dall’obbligo le imprese che stanno affrontando delle ristrutturazioni interne o delle riorganizzazioni aziendali, le aziende in liquidazione, in stato di fallimento o con contratti di solidarietà. Per il solo periodo di mobilità, inoltre, possono fare a meno di assumere dei lavoratori delle categorie protette le aziende in mobilità.

Le agevolazioni per chi assume lavoratori delle categorie protette

Non si parla peraltro unicamente di obblighi. Le imprese che assumono dei lavoratori appartenenti alle categorie protette hanno infatti il diritto di accedere a delle importanti agevolazioni di natura fiscale, così come definite nella legge 68/99. Si parla infatti della concessione di detrazioni nella forma di esenzione parziale del pagamento dei contributi a livello previdenziale e assistenziale; l’entità di esenzione viene calcolata in base alla percentuale di invalidità del singolo dipendente assunto. Più nello specifico si può parlare di una detrazione del 50% per un periodo variabile di anni dall’assunzione (che può arrivare fino a 8 anni nel caso dell’assunzione di una persona con disabilità superiore al 79%).

Possono iscriversi alle categorie protette tutte le persone che, essendo in possesso dei requisiti visti sopra ed eventualmente di un certificazione di invalidità civile, risultano disoccupate, con un età superiore ai 15 anni e in ogni caso inferiore all’età pensionabile.

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