La gamification nella selezione del personale…dal punto di vista dei candidati

12/06/2020 | Per i Candidati

La selezione del personale, negli ultimi anni, è diventata via via sempre più digitale. Sono tanti i sintomi, o meglio, gli step di questa trasformazione: possiamo parlare per esempio del ruolo sempre più importante ricoperto dai social network – LinkedIn prima di tutto – nella ricerca di nuovi talenti, come dell’utilizzo sempre più massiccio di software per la scrematura preliminare dei curricula. Non bisogna dimenticare, poi, l’uso via via sempre più apprezzato e diffuso degli strumenti di gamification nella selezione del personale, i quali anzi in questo periodo saranno probabilmente usati ancora di più. Perché? Semplice: perché l’emergenza Coronavirus, come ha accelerato in modo iperbolico l’implementazione dello smart working in tantissime aziende, ha velocizzato anche la messa in remoto di tante attività della ricerca e selezione del personale.

LinkedIn, canali per le videochiamate e per le videoconferenze come Skype, Hangouts o Zoom, software per la preselezione del personale, database: si tratta in tutti i casi di accessori che gli head hunter e i recruiter utilizzano già da anni, che però negli ultimi mesi sono diventati assolutamente centrali per la ricerca di nuovi talenti. E, se il recruiting viene fatto in remoto, diventano maggiormente preziosi gli strumenti di gamification per la selezione del personale, partendo dal presupposto che è necessario scoprire il più possibile dei candidati a distanza, pur senza rendere il processo di recruitment meno efficace.

Negli ultimi anni si è parlato molto del gamification per la selezione del personale dal punto di vista delle aziende e delle agenzie di head hunting, spiegando tutti i vantaggi per un processo di recruitment preciso, veloce ed efficiente. Oggi vogliamo invece esporre questa tecnica non ai datori di lavoro, quanto invece ai candidati, sottolineando che sì, la gamification nella selezione del personale presenta dei benefici anche per loro, per poi riportare alcuni esempi concreti dell’uso della gamification da parte dei recruiter.

Cos’è la gamification?

Nei mesi scorsi abbiamo già spiegato, in un post dedicato, i vantaggi della gamification nel recruiting per le aziende, spiegando anche di cosa si tratta. Qui, dunque, ci limiteremo a spiegare molto velocemente questi strumenti. Si tratta, in parole semplici, dell’impiego di elementi tipici del mondo ludico, e quindi del gioco, nel mondo della selezione del personale. Va detto che la gamification viene utilizzata anche all’infuori del mondo della selezione del personale: l’utilizzo degli elementi caratteristici del game design si è infatti rivelato molto utile anche nella gestione del personale nel suo complesso, per aumentare la produttività, per far crescere l’entusiasmo, per migliorare il rapporto con l’azienda e per motivare maggiormente i dipendenti. Le meccaniche del gioco vengono inoltre impiegate anche in particolari contesti di marketing, per rendere le strategie di promozione di prodotti, servizi e brand più potenti e mirate.

Se la gamification è l’impiego di elementi tipici del gioco in contesti diversi da quello ludico, la gamification nel recruiting è l’utilizzo di alcuni di questi elementi nel mondo della ricerca e della selezione del personale. Si tratta dunque di uno strumento, utilizzato dalle grandi aziende e dalle agenzie di head hunting per rendere più efficace – e più veloce – la scelta dei talenti da inserire in organico. Ma non ci sono vantaggi solamente per le aziende!

I vantaggi della gamification nella selezione del personale, per i candidati

Vogliamo mettere in evidenza quelli che sono i vantaggi della gamification nella selezione del personale non per l’azienda, quanto invece per i candidati. Prima di tutto va detto che, molto spesso, questi strumenti vengono utilizzati in remoto. Questo significa che i test, i giochi, i percorsi, le applicazioni interattive non vengono proposte al candidato in presenza, durante un colloquio di lavoro, quanto invece a distanza, al momento della candidatura o in un momento successivo. Si capisce quindi che questi tools permettono di risparmiare non solo il tempo delle aziende, ma anche quello dei candidati, i quali possono affrontare questi test preliminari da casa propria, senza la necessità di spostamenti (gravosi soprattutto quando l’eventuale sede del colloquio non si trovi nella medesima città o nel medesimo Paese del candidato).

Non è tutto qui. Le applicazioni di gamification permettono infatti a tutti di esprimere le proprie potenzialità in una situazione “protetta”, in cui il candidato è a proprio agio. Se infatti molto spesso le persone più timide e più introverse possono sentirsi in difficoltà in colloqui di gruppo – durante i quali si eseguono solitamente i classici test – nel caso della gamification quelle stesse persone potranno dare il meglio di sé. Gli elementi tipici del gioco, inoltre, incentivano a fare del proprio meglio, andando a stimolare la competizione dei candidati.

Non bisogna poi dimenticare che, riprendendo molti elementi ludici, la gamification nella selezione del personale rende il processo di recruiting molto più divertente e coinvolgente.

Qualche esempio di gamification

Per non dover affrontare un totale salto nel buio, può essere utile scoprire alcuni esempi reali di gamification nella selezione del personale. Va sottolineato infatti che le applicazioni usate e le sfide da affrontare cambiano di caso in caso, in base al settore, al ruolo e alle skills che vengono giudicate fondamentali per un dato posto di lavoro. Audi, per esempio, per andare a testare la reattività e la rapidità di pensiero dei suoi candidati, li ha sottoposti a una raffica di domande su un’auto sportiva lanciata ad alta velocità. Più classico invece l’uso di gamification in casa MSC Crociere, con un vero e proprio videogame che simula la vita su una nave da crociera, con una serie di situazioni critiche che il candidato è chiamato ad affrontare. Google organizza ormai da anni una vera e propria competizione di sviluppo software, invitando i candidati a scrivere il miglior codice. Come si può intuire, nella maggior parte dei casi è impossibile prepararsi a priori alle applicazioni di gamification che verranno impiegate durante un processo di recruiting: si pensi per esempio che l’azienda Friendz ha portato i candidati per diverse posizioni aperte in una sala al buio, invitandoli a interagire tra loro. L’unico aiuto? Dei bracciali starlight con delle luci differenti in base alla posizione per cui si erano candidati.

È dunque importante essere pronti a tutto, e soprattutto, mettersi in gioco, puntando in primo luogo sui propri punti di forza.

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