Futuro del lavoro: i 6 trend di Gartner per il mondo HR

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Quali sono gli aspetti cruciali intorno ai quali si concentrano i responsabili delle risorse umane per quanto riguarda il futuro del lavoro? Stando ad un’indagine di Gartner la maggior parte dei CHRO (chief human resources officers) focalizza la propria attenzione sulla gig economy, sulla forza lavoro multigenerazionale e invecchiata nonché sull’intelligenza artificiale.

Non ci possiamo stupire di questa visione, sono infatti questi i temi “forti” che definiscono il futuro del lavoro, così come da tempo viene spiegato nella letteratura del settore. Ma non ci si può certo limitare a delineare quello che avverrà nei prossimi anni seguendo queste tre direttive, secondo Gartner, infatti, ci sono almeno 6 trend estremamente importanti ai quali bisogna guardare.

Nello specifico si parla di barriere all’accesso al lavoro, di lavoro a distanza, di trasparenza, di automazione, dei dati dei dipendenti e infine dell’eliminazione del leaning on the job.

Il lavoro del futuro: eliminare le barriere all’accesso al lavoro

Non ci sono dubbi, il mondo del lavoro del futuro deve essere un mondo senza barriere d’accesso, e con le nuove tecnologie è finalmente possibile farlo in modo completo.

infatti l’intelligenza artificiale e altre tecnologie innovative riducono concretamente questi impedimenti; alle aziende non resta che fare gli ultimi passi per aumentare l’accessibilità delle proprie attività. Entro il 2023, secondo Gartner, grazie ai progressi compiuti in questo senso, si potrà contare su un triplicarsi della disabilità nella forza lavoro.

I responsabili delle risorse umane devono a loro volta attivarsi per assicurare che non esistano della barriere all’accesso né a livello di sistemi di ricerca e selezione del personale né a livello della successiva gestione del personale dipendente.

Non è tutto qui, oltre ad eliminare eventuali impedimenti nei confronti di dipendenti o futuri dipendenti con disabilità d’ordine mentale e fisico, i CHRO sono tenuti a fornire ai manager tutta la formazione necessaria per poter gestire al meglio il personale.

La crescita del lavoro da remoto

Sempre più dipendenti chiedono di poter lavorare a distanza. Questo trend è destinato a salire ulteriormente, stando a Gartner la domanda di lavoro a distanza aumenterà del 30% entro il 2020, soprattutto con l’ingresso nel mondo del lavoro della Generazione Z.

Attualmente (e nonostante i vantaggi per le aziende garantiti dallo smart working), sembra però che solamente il 56% dei dirigenti d’azienda conceda ai propri dipendenti la possibilità di lavorare da remoto (così come affermato dal sondaggio Reimagine HR Employee Survey di Gartner).

Questo dato però è destinato ad aumentare con i responsabili delle risorse umane che avranno il compito di convincere i dirigenti a muoversi in tal senso: le aziende che continueranno ad opporsi al lavoro da remoto saranno destinate ad avere un minor potere nell’attirare e quindi nel trattenere i talenti.

Il lavoro del futuro è trasparente

Trasparenza: ecco un’altra richiesta che viene dai dipendenti.

Il 71% dei dipendenti, secondo le indagini di Gartner, è convinto che i propri datori di lavoro debbano aumentare la propria trasparenza, fino a farla diventare “radicale”.

Anche in questo caso, come per quanto riguarda la richiesta di poter lavorare a distanza, si tratta di un aspetto da prendere in seria considerazione sul lato dell’employer branding. Le imprese che non sapranno adeguarsi al nuovo livello di trasparenza richiesto faranno via via sempre più fatica nell’attirare lavoratori di talento.

Il problema, come rilevato da Gartner, è che attualmente le organizzazioni non sembrano pronte a fornire la trasparenza richiesta, da questo punto di vista è quindi necessaria un’accelerazione.

L’utilizzo etico dei dati dei dipendenti

Negli ultimi anni, anche a livello normativo, si è posta una grande attenzione all’uso etico dei dati dei clienti e anche dei dipendenti. Questo percorso, però, è appena iniziato e c’è ancora tanta strada da fare, con tanti ostacoli da superare.

Secondo Gartner, entro il 2022, il 45% delle organizzazioni si scontrerà con l’uso improprio dei dati dei propri dipendenti. Non si tratta di un dettaglio di poco conto, questo potrebbe  portare ad un notevole contraccolpo all’immagine dell’azienda, con conseguenze negative sull’efficacia dei processi di ricerca e di selezione del personale, sulla fidelizzazione nonché sulla soddisfazione dei dipendenti.

Stando allo studio di Gartner, i responsabili delle risorse umane devono essere in grado di gestire in prima persona l’utilizzo etico dei dati dei dipendenti per proteggere sia questi ultimi che l’azienda stessa. Ecco dunque che i Chro, servendosi delle migliori piattaforme, dovranno fare in modo di proteggere tutti i dati sensibili dei dipendenti, facendo sì che vengano utilizzati nella maniera più consona.

L’automazione delle attività manageriali

Molte attività attualmente portate avanti dai manager potrebbero in realtà essere gestite dall’intelligenza artificiale.

Più nello specifico Gartner ritiene che il 69% del tempo di un manager venga assorbito da attività di basso profilo. Si pensi, per esempio, all’approvazione delle note spesa, un compito che ruba molto tempo alle figure manageriali, questa attività potrebbe certamente essere portata avanti da  sistemi di gestione delle spese.

Non si tratta, ovviamente, di un passo che si può compiere da un giorno all’altro. É necessario che manager, responsabili delle risorse umane ed addetti del reparto IT lavorino insieme per trovare le migliori soluzioni per automatizzare parte del lavoro dei manager.

La conseguenza diretta sarà quella di poter spostare parte dell’attenzione dei manager su attività più strategiche, tendenza che in realtà, nel futuro del lavoro, coinvolgerà diverse figure professionali.

Addio learning on the job

Stando all’indagine di Garner sul futuro del lavoro, nei prossimi anni le aziende elimineranno le modalità di learning on the job, ovvero di apprendimento sul posto di lavoro.

Queste verranno dimezzate già entro il 2025 con l’eliminazione di gran parte delle attività di formazione relative a compiti particolarmente ripetitivi.

Si ritornerà quindi, alla formazione “classica” in aula, oppure attraverso altre modalità individuate dai responsabili delle risorse umane.

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