Ci sono parole e concetti che sentiamo nominare spesso nella nostra quotidianità, di sfuggita, e che peraltro vengono spesso utilizzati di sproposito, senza conoscerne il significato reale. In alcuni casi l’uso di queste espressioni in modo errato è del tutto indolore, mentre in altre situazioni può generare degli equivoci notevoli, nonché dare il via a dei modi di pensare e di agire del tutto errati. Vale quindi sempre la pena dedicare qualche minuto a capire il reale significato di concetti o costrutti lessicali piuttosto noti, ma oscuri ai più. Oggi, vogliamo quindi dedicare qualche minuto alla spiegazione del significato dell‘Effetto Pigmalione. Di cosa si tratta? E cosa significa essere un pigmalione?

Pigmalione: chi è?

L’Effetto Pigmalione è un meccanismo di suggestione piscologica, battezzato in questo modo sulle orme di un personaggio della mitologia greca. Parliamo di quel Pigmalione che, secondo Arnobio, fu re di Cipro o che, secondo Clemente Alessandrino, fu un semplice cittadino cipriota. In ogni caso, il cuore del mito è abbastanza simile. Parliamo infatti di una persona – re o meno – che crea una scultura d’avorio raffigurante una donna nuda. Terminata l’opera, però, Pigmalione si innamorò della sua statua, al punto da arrivare a pregare Afrodite affinché potesse rendere quell’opera un’umana. La statua prese così vita diventando la sposa di Pigmalione.
Questo è, in estrema sintesi, la storia del mito di Pigmalione, il quale è stato ripreso diverse volte nella storia. Di questo personaggio greco parla per esempio Petrarca, nel Canzoniere, ma questo racconto mitologico ha stuzzicato la creatività anche in epoche più recenti. Si pensi, per esempio, alla commedia Pygmalione del drammaturgo inglese-irlandese George Bernard Shaw, dalla quale presero le mosse sia il musical del 1956 My Fair Lady, sia il film del 1964 con Audrey Hepburn. Insomma, la narrazione legata a Pigmalione affascina da secoli la cultura occidentale, e visto la popolarità di questa storia non può stupire che qualcuno abbia usato questo mito per spiegare una particolare tendenza comportamentale piuttosto comune.

Per completezza va anche ricordato che il termine pigmalione, in italiano, sta anche a indicare il ruolo di chi si assume il compito di maestro nei confronti di una persona incolta. Questo utilizzo del termine deriva direttamente dal mito greco, ma non ha che fare direttamente con l’effetto psicologico.

Effetto Pigmalione: l’esperimento di Rosenthal

L’Effetto Pigmalione venne talvolta denominato Effetto Rosenthal. Fu infatti Robert Rosenthal, negli anni Sessanta, a mettere in piedi un esperimento, nel campo della psicologia sociale, per dimostrare che nel mondo dell’insegnamento ha senso parlare delle cosiddette “profezie che si autorealizzano”. L’ipotesi da dimostrare era piuttosto semplice: nel momento in cui gli insegnanti si trovano ad avere a che fare con degli allievi che sembrano meno dotati degli altri, il loro comportamento verso di essi sarà tendenzialmente diverso, andando così a influenzare negativamente il loro sviluppo, anche perché l’allievo tenderà a interiorizzare il giudizio negativo degli insegnanti.

Per dimostrare questo meccanismo, il team di Rosenthal fece un esperimento coinvolgendo tutti i bambini iscritti a una scuola elementare negli Stati Uniti. I ricercatori sottoposero tutti gli alunni a un test sul Quoziente intellettivo, per poi comunicare agli insegnanti i risultati relativi ai bambini più intelligenti, con l’ordine di mantenere questa lista segreta, sia di fronte agli alunni sia nei confronti dei genitori. Solo gli insegnanti, di fatto, potevano conoscere quei dati, pur avendo l’obbligo di trattare quei bambini come tutti gli altri.

Queste erano le basi dell’esperimento, ma gli insegnanti non sapevano una cosa: in realtà i nomi presentati nella lista non avevano assolutamente nulla a che fare con i reali risultati del testi del QI, essendo stati estratti a caso. Ciononostante, l’anno successivo il team di Rosenthal tornò ad effettuare un nuovo test per il QI, e scoprì che i risultati dei “finti migliori” erano migliorati in modo netto, più di quanto era avvenuto per tutti gli altri. Questo significa che, seppur taciuta e nascosta, la consapevolezza (peraltro erronea) degli insegnanti di avere a che fare con studenti particolarmente dotati aveva permesso a quei bambini di apprendere e crescere di più. E questo, va sottolineato, in un contesto in cui gli insegnanti erano comunque impegnati a trattare tutti nello stesso modo.

Effetto Pigmalione, positivo e negativo

Si capisce dunque che l’Effetto Pigmalione può avere effetti negativi o positivi, a seconda delle basi di partenza. Un bambino reputato nel bene o nel male più intelligente sarà, più o meno inconsapevolmente, aiutato a dare di più, a crescere maggiormente, a migliorare le proprie performance ricevendo da parte degli insegnanti (e non solo da parte loro) dei segnali differenti rispetto a quelli riservati ai bambini giudicati come meno dotati. Accadrà invece esattamente lo stesso per questi ultimi, che faticheranno di più a ricevere risultati eccellenti, tanto più che l’effetto Pigmalione porta a interiorizzare i giudizi altrui, e perfino a rispettare le aspettative negative. Il concetto è semplice: se la persona X è circondata da persone convinte che X abbia dei limiti, la persona X sarà portata a credere di avere dei limiti, e il suo impegno per raggiungere i suoi obiettivi sarà minore.

L’Effetto Pigmalione nel mondo del lavoro

La maggior parte degli studi sull’Effetto Pigmalione sono stati fatti guardando al mondo dell’educazione e della pedagogia. Vale, però, prendere in considerazione le conseguenze dell’Effetto Pigmalione nel mondo del lavoro, e in particolar modo nel momento in cui si prendono in considerazione i modi di porsi dei manager verso i propri sottoposti. L’obiettivo dei responsabili è, infatti, quello di liberare tutto il potenziale dei rispettivi team, comunicando in modo efficace e costruttivo non solo gli obiettivi, ma anche le aspettative. Ecco quindi che, tenendo in considerazione quanto imparato finora, diventa cruciale creare un rapporto virtuoso, e non vizioso, senza che eventuali aspettative negative possano minare le performance dei lavoratori.

Compito del manager è spronare i sottoposti e credere in loro, ponendo dei compiti anche sfidanti; in caso di errori, però, quello stesso manager dovrà aiutare il team a superarli, senza trasformare un passo falso in un giudizio o in un limite.

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