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Come reagire al licenziamento e ripartire

Come reagire al licenziamento in modo efficace? Non sempre questo passaggio ha a che fare con le performance del licenziato. Anzi, molto spesso si viene allontanati dall’azienda senza avere nessuna colpa, nessuna responsabilità, nessun ruolo: molto semplicemente, accade, fa parte della logica della gestione aziendale. Ogni anno in Italia come altrove si contano per esempio tantissimi licenziamenti di natura economica: nel 2023, stando ai dati Inps, nel nostro Paese se ne sono per esempio contati 523.656, quando l’anno precedente erano stati ancora di più. Pensiamo all’azienda che entra in crisi e che va verso la chiusura, o che è costretta a effettuare dei tagli del personale. Ma pensiamo anche all’azienda oggetto di fusione o di acquisizione, processi che spesso vedono la sostituzione di manager per la semplice volontà di mettere nelle posizioni di comando delle persone di fiducia. Spesso il licenziamento, oltre a essere senza colpa alcuna, è anche improvviso, con un preavviso ridotto, tanto da arrivare quasi come un fulmine a ciel sereno. In questi casi è necessario capire come reagire al licenziamento senza buttarsi giù, e successivamente imparare come trarre beneficio da questo step per far ripartire quanto prima la propria carriera professionale.

Come reagire al licenziamento

Vediamo prima di tutto come reagire al licenziamento, sapendo molto bene che un passaggio di questo tipo può impattare duramente con il proprio benessere psicologico e più in generale con il proprio morale. La base di partenza non può che essere una: il licenziamento è per tutti quelli che lo vivono – e lo subiscono – un’esperienza traumatica, o come minimo una cesura forte. Per alcuni il trauma è ridotto, per altri è devastante: si pensi di nuovo a quel manager che viene licenziato per via di una fusione, a quel manager che magari, arrivato alla cinquantina, vedeva in quell’azienda buona parte della propria vita, nonché con una certa sicurezza il proprio futuro professionale.

Il problema del perdere il lavoro non è legato solamente al venir meno di un reddito. È infatti importante capire come reagire al licenziamento perché molte volte il lavoro definisce anche il proprio status, la propria autostima, e sì, anche buona parte della propria identità. Da qui a vedere un repentino abbassamento del morale il passo è breve. Il primo step fondamentale, quando non ci sono motivi concreti per farlo, è quello di evitare di attribuirsi delle colpe, poiché per l’appunto molti licenziamenti nulla hanno a che fare con il valore del licenziato o con le sue capacità.

Serve quindi prima di tutto uno sforzo di razionalizzazione. Questo non equivale però a voler soffocare i propri sentimenti: è del tutto normale e anzi lecito provare della rabbia per un licenziamento immotivato, ma è anche vero quello che si è detto prima: la fine del rapporto lavorativo è nella natura dell’andamento di un’azienda. In effetti proprio la rabbia, se incanalata nel modo giusto, può essere usata come perno o come spinta per reagire al licenziamento nel modo giusto, rilanciando in modo efficace e potente la propria carriera professionale.
Diventa a questo punto sapere che il lavoro non definisce una persona, e che invece sono le nostre capacità, le nostre esperienze a definirci, e che anzi persino il licenziamento può essere utile per conoscerci meglio e per prendere delle decisioni efficaci in futuro.

Capito come reagire al licenziamento, è il momento di trarre il meglio – e non solo il peggio – da questo passaggio: ecco come fare.

Come trarre beneficio da un licenziamento

Un licenziamento è di per sé una cosa negativa, un male che si vorrebbe evitare. Ma non tutto il male può venir per nuocere, anzi. Un ottimo modo per reagire al licenziamento è quello di vivere questo passaggio come un utile reset della propria vita lavorativa: è quindi il momento giusto per farsi delle domande, per eventualmente ripartire da basi differenti. Una volta sbollita almeno in parte la rabbia, a mente fredda, è necessario farsi delle domande e provare a rispondere lucidamente. Quello era davvero il lavoro che si desidera fare? Quali problemi si sono incontrati in quel periodo di occupazione? Cosa mancava? Quali sono stati gli aspetti positivi, e quali quelli negativi?

Talvolta un licenziamento potrebbe essere l’occasione per ripensare parzialmente o totalmente la propria carriera lavorativa, per cambiare ruolo o perfino settore, sfruttando altre capacità, inseguendo altri desideri, costruendo un nuovo percorso. Non è certo un caso se molti professionisti, per reagire a un licenziamento in modo positivo e costruttivo, si rivolgono ai nostri career coach, dei consulenti di carriera che possono essere preziosi a livello di orientamento di carriera, di indirizzamento e di ottimizzazione della ricerca di un nuovo lavoro.

Va peraltro detto che essere costruttivi non vuol dire per forza non darsi il tempo per riprendere il fiato e guardare al mondo lavorativo dall’esterno per alcuni giorni: il foglio bianco costituito dalla disoccupazione temporanea non deve essere visto con orrore, quanto invece come un’opportunità di scrivere qualcosa di diverso e di nuovo, a patto di saper gestire stress e ansia.
Una volta fatto il punto della situazione sarà poi necessario mettersi all’opera per ridare slancio alla propria carriera: questo significa aggiornare e ottimizzare il curriculum vitae, curare la propria immagine online e rivedere il proprio profilo LinkedIn, sapendo sempre che non si sta partendo da zero. Dal lavoro precedente derivano infatti competenze, esperienze, nonché spesso utili contatti: poter contare su un buon network di conoscenze è peraltro importantissimo per una ricerca di lavoro più veloce e più efficace.

La ricerca di un nuovo lavoro va affrontata in modo strategico, sapendo che per molti non sarà non corsa dei 100 metri, quanto invece una maratona: il nostro consiglio è sempre quello di puntare sulla qualità delle candidature, e non sulla quantità. Questo vuol dire non rispondere a caso agli annunci di lavoro, ma selezionare attentamente le aziende presso le quali candidarsi, personalizzando ogni volta curriculum vitae e lettera di presentazione in base alle richieste del potenziale datore di lavoro e delle caratteristiche dell’azienda.

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