Come leggere la busta paga in modo corretto? Questa è una domanda che tutti i dipendenti, prima o poi, si pongono. Questo documento è infatti piuttosto complesso, contenendo un gran numero di voci che, una dopo l’altra, contribuiscono a formare l’ammontare della paga netta. Ogni lavoratore dipendente dovrebbe essere in grado di leggere la propria busta paga senza difficoltà e senza errori, per capire a quanto effettivamente ammonta il proprio stipendio mensile.

Capire come leggere la busta paga, peraltro, è un passaggio obbligato per chiunque desideri chiedere un aumento di stipendio: prima di incontrare il datore di lavoro o il responsabile delle risorse umane è infatti necessario sapere nel dettaglio qual è la propria situazione attuale, senza lacune.

Oggi, quindi, vedremo come leggere lo busta paga in modo giusto, distinguendo le varie sezioni e spiegando competenze, detrazioni, tasse e oneri.

Come leggere la busta paga: distinguere le diverse sezioni

Il primo passo per capire come leggere la busta paga è riconoscere le diverse sezioni che la compongono. Si parla, nello specifico, di quattro aree diverse.

  • Sezione dati aziendali: la prima area della busta paga è quella dedicata ai dati dell’azienda. Non si tratta di una sezione che presenta particolari difficoltà di comprensione, riportando ragione sociale, posizione Inps e altri dati dell’azienda presso la quale il dipendente lavora.
  • Sezione dati lavoratore: la seconda sezione è leggermente più complessa. Qui sono infatti raccolti tutti i dati relativi al lavoratore. In primo luogo vengono riportati i suoi dati anagrafici, e in secondo luogo tutti i dati relativi al contratto di lavoro con l’azienda. In questa sezione vengono per esempio riportati la data di assunzione, la mansione, l’inquadramento e qualifica del dipendente, il contratto collettivo nazionale del lavoro al quale si fa riferimento, le settimane conteggiate ai fini Inps, il numero di giorni e di ore ordinarie lavorate, nonché altre voci fondamentali come la paga di base, il superminimo individuale, l’indennità di contingenza e gli scatti di anzianità. Qui si trovano anche i dati relativi ai permessi e alle ferie, la cui maturazione è regolata dal CCNL applicato. Va sottolineato a questo proposito, per completezza, che a prescindere dalla mansione e dal ruolo le ferie sono un diritto irrinunciabile del lavoratore, stabilito dall’articolo 36 della Costituzione, il quale obbliga l’azienda a concedere un periodo di riposto di almeno 2 settimane nell’arco di un anno, e altre 2 settimane nel 18 mesi successivi. Come si può capire, è molto importante sapere leggere correttamente questa sezione della busta paga.
  • Sezione competenze e trattenute: qui si entra nel “vivo” della busta paga. In questa parte, la più grande della busta paga, vengono elencate tutte le voci che concorrono a formare la cifra finale dello stipendio netto. Si trovano quindi le competenze, ovvero le voci attive, e le trattenute, ovvero le voci passive. Si troveranno dunque il numero di giorni lavorati e la retribuzione giornaliera, nonché i versamenti effettuati dall’azienda a nome del lavoratore. E ancora, qui si troveranno il contributo Inps, l’imponibile Irpef della busta paga, le detrazioni e l’imponibile Inail, nonché altre voci “eccezionali” come la tredicesima, la quattordicesima, eventuali assegni familiari ed eventuali anticipi sul Trattamento di fine Rapporto.
  • Sezione fiscale: a chiudere la busta paga c’è, oltre all’ammontare netto, anche l’area dedicata alle informazioni squisitamente fiscali e previdenziali del lavoratore. Qui si trova l’ammontare del TFR maturato fino a quello momento nonché i progressivi Inail e Inps.

Infine, a chiudere la busta paga, c’è ovviamente la voce relativa allo stipendio netto mensile, cifra che è la risultante di tutte le voci viste in precedenza.

Cosa compone la retribuzione

Concentriamoci ora su quelli che sono gli elementi che compongono effettivamente la retribuzione. Questa, in genere, viene stabilita a priori dalla Contrattazione collettiva nazionale del lavoro, che specifica quale deve essere la retribuzione di un lavoratore con una determinata mansione e un determinato livello. A comporre la retribuzione troviamo quindi:

  • La paga base, ovvero il minimo contrattuale
  • L’elemento distinto della retribuzione (indicato come EDR)
  • L’ex indennità di contingenza
  • Gli scatti progressivi di anzianità
  • Il superminimo collettivo (chiamato anche III elemento)
  • Il superminimo individuale
  • Gli elementi relativi alla contrattazione di secondo livello
  • Eventuali indennità ulteriori, come per esempio l’indennità di trasporto, l’indennità di mensa, l’indennità di cassa e via dicendo
  • Eventuali voci retributive indirette, a cadenza annuale, come la tredicesima e la quattordicesima, o come i premi di risultato

In occasione del termine del rapporto di lavoro, a comporre la retribuzione ci saranno voci eccezionali come il TFR, l’indennità per permessi e ferie non godute, l’eventuale indennità che sostituisce il preavviso.

Quali sono le trattenute in busta paga

Veniamo adesso a degli elementi particolarmente delicati della busta paga, ovvero le trattenute. Queste voci indicano delle somme “trattenute” dal datore di lavoro per effettuare i relativi versamenti agli enti preposti. Sottraendo le trattenute al salario lordo si ha così il salario netto, ovvero l’importo che mensilmente l’azienda versa al dipendente. Basta leggere una qualsiasi busta paga per scoprire che esistono diverse trattenute: le più corpose sono quelle previdenziali e fiscali. Si pensi per esempio alle trattenute previdenziali, e quindi versate dal datore di lavoro a fini pensionistici. Queste trattenute vengono calcolate in base all’imponibile previdenziale e alla tipologia di contratto individuale del lavoro.

Firmare la busta paga

Può essere utile infine soffermarsi brevemente sulla firma della busta paga. Che cosa dice la legge a questo proposito, e quale valore ha la firma? Partiamo dal presupposto per cui l’obbligo, così come stabilito dalla Legge n. 4 del 5 gennaio 1953, è quello di consegnare la busta paga ai dipendenti, senza nessun altro specificazione. Ma a cosa serve la firma che il dipendente appone alla busta paga? Ebbene, la pratica dell’azienda di far firmare questo documento ha come unico valore quello di dimostrare che il documento è stato consegnato. La firma non dimostra in alcun modo, invece, che il pagamento dello stipendio è stato effettuato. A sottolinearlo è stata la Corte di Cassazione con l’Ordinanza n. 21699 del 6 settembre 2018.

Ora sai come leggere la busta paga nel modo corretto, e conosci gli elementi fondamentali di questo importante documento. Ti invitiamo quindi a leggere la tua prossima busta paga con attenzione, per capire quali voci compongono il tuo effettivo stipendio!

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