Lavoro, come dire al capo che non sei felice

07/10/2020 | Per i Candidati
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Non sempre, sul lavoro, le cose vanno al meglio. Anzi, è davvero raro riuscire a trovare una situazione in cui non esista nessuna criticità, in cui tutto sia perfettamente liscio. Anche il più gratificante, soddisfacente ed entusiasmante dei lavori, infatti, nasconde spesso qualche piccolo grattacapo, qualche piccolo conflitto con i colleghi, qualche ostacolo da superare e via dicendo. Ci sono casi in cui gli elementi negativi finiscono per prendere il sopravvento. Quando il rapporto con i colleghi risulta particolarmente difficile e conflittuale, quando non ci sono possibilità di crescita, quando lo stipendio non è commisurato al proprio lavoro: in queste situazioni i margini di miglioramento sono ridotti al minimo, e diventa quasi obbligatorio prendere in considerazione l’idea di cambiare lavoro. Ma cosa fare invece quando non si desidera cercare un nuovo lavoro, ma allo stesso tempo si desidera migliorare la situazione? Come dire al capo che non sei felice, come comunicare ai superiori che le cose non vanno, senza rischiare di minare il rapporto?

Non si tratta di un passaggio semplice, anzi: quella che desideri fare è una comunicazione estremamente delicata, che deve essere preparata nel modo giusto, per non rischiare di peggiorare le cose e per portare ai risultati desiderati.

Come dire al capo che non sei felice: preparati

Tutti, nel corso delle proprie carriere, si trovano ad affrontare dei piccoli momenti di crisi. I motivi possono essere i più disparati, dal clima teso in ufficio alle attività poco stimolanti. La frustrazione e l’insoddisfazione in questi casi si accumulano e si moltiplicano, rendendo le cose sempre più difficili: in tali situazioni si guarda all’attività lavorativa in modo sempre meno entusiasta. Ma non deve per forza andare così: prima di abbandonarsi all’apatia, o prima di decidere di cambiare posto, è possibile parlare al proprio datore di lavoro per migliorare la situazione. Diventa importante, in questo caso, capire come dire al capo che non sei felice, e prepararti in modo opportuno per condurre nel modo corretto questo delicato incontro. Sarebbe rischioso, infatti, presentarsi al capo – o al capo del personale – per dirgli che le cose non vanno bene senza aver pianificato il discorso.

Quali sono le cose che vuoi fare presenti al datore di lavoro? Quali sono gli elementi più importanti, che non possono essere messi in secondo piano? Ti consigliamo di preparare una lista dettagliata di tutti gli aspetti del lavoro che non vanno bene, e per i quali è possibile effettivamente fare qualcosa, preparandoti a portare degli esempi concreti di quanto accade in una normale giornata lavorativa. Nel momento in cui si avrà una lista dei punti da affrontare durante il colloquio, si potrà prendere un appuntamento con il capo o con il responsabile delle risorse umane. Come dovrà essere affrontato nel concreto questo incontro?

Come dire al datore che le cose non vanno

Prima di tutto, è bene essere sicuri di se stessi, e soprattutto non avere dubbi sull’azione che si sta per fare: nel momento in cui ci si sente insoddisfatti, nel momento in cui si è disposti ad affrontare una questione come questa di fronte al proprio datore di lavoro, non ci si sono motivi per tacere. Acquisita questa sicurezza, è bene strutturare il discorso in modo da suscitare l’attenzione dell’interlocutore senza rischiare di infastidirlo. Il trucco, come sempre in questi casi, è partire con dei commenti positivi, spiegando quelli che sono gli aspetti che ti piacciono dell’azienda, ricordando i motivi che ti hanno spinto ad accettare quella proposta di lavoro e sottolineando gli aspetti che, ancora oggi, ti spingono a tenere stretto questa posizione. A partire da questa introduzione generale, esistono diversi percorsi da seguire per dire al capo che non sei felice a lavoro. Potresti per esempio scegliere la strada della richiesta di un consiglio: anziché presentarti al responsabile delle risorse umane o al datore di lavoro in modo brusco con una serie di lamentele potresti infatti chiedere un consiglio, esponendo il problema e chiedendo un’opinione sulla soluzione da adottare. In questo modo l’interlocutore sarà portato a dare un consiglio, ma soprattutto a fare qualcosa per risolvere il problema cortesemente esposto.

Un altro modo per dire al capo che non sei felice al lavoro è quello di presentare la soluzione insieme al problema. Ecco quindi che, nel momento in cui si presenterà qualcosa che potrebbe sembrare una lamentela (un problema con i colleghi, un cambiamento improvviso di orari e via dicendo) si anticiperanno anche le possibili situazioni, le quali saranno ancora più efficaci se risulteranno proficue e vantaggiose per entrambi.

L’importante, in ogni caso, è non presentarsi di fronte al capo con null’altro che una lista di lamentele. Un’altra accortezza è quella di non dilungarsi eccessivamente, e di esporre il proprio pensiero in modo chiaro. Le mansioni che sei chiamato a svolgere sono ripetitive e poco stimolanti? Dillo in modo esplicito, senza troppi giri di parole!

Cosa non dire mai al proprio capo di lavoro

Abbiamo visto come dire al capo di lavoro che non sei felice. Per completare questo discorso vogliamo anche sottolineare quelle che sono le cose che non andrebbero mai dette al proprio capo. Non si dovrebbe per esempio mai fare presente in modo diretto al proprio datore di lavoro che lui ha sbagliato qualcosa, dando quindi l’impressione di voler sfidare la sua autorità: molto meglio, in quel caso, prendere la cosa alla larga, accennando eventualmente a un errore di comunicazione. È sempre bene evitare, inoltre, di lamentarsi in modo esplicito e aggressivo di un collega, aprendo per esempio il discorso con una frase del tipo “ma ha visto cosa a combinato Tizio ieri?”: molto meglio evitare la delazione o il pettegolezzo, presentando problemi di questo tipo in modo formale, e solo nel momento in cui un collega viola le regole in modo concreto. Non è mai una buona idea, infine, cercare di “ricattare” il datore di lavoro, mettendo di fronte a un aut aut senza vie di fuga, del tipo “o fate così, o me ne vado”: gli esiti potrebbero essere catastrofici.

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