Career counseling: cos’è e perchè puo’ ridarti la serenità

career counseling

Cos’è e a cosa serve il career counseling? Arriva un momento nella vita di chiunque in cui bisogna fare un bilancio della propria carriera professionale. Amo davvero il mio lavoro? È questa la domanda a cui spesso fatichiamo a trovare una risposta. Per alcuni questa riflessione nasce spontanea con l’avvicinarsi della pensione, alla fine quindi del percorso lavorativo. Ad altri il dubbio sorge all’apice della carriera, proprio quando sembra andare a gonfie vele ma, purtroppo, non in sintonia con lo sviluppo delle nostre potenzialità e dei nostri desideri. Ci sono poi molti giovani che, indirizzati per vari motivi verso un determinato settore (pressioni della famiglia, percorso di studi ben definito o scelto con troppa fretta e superficialità, un’opportunità lavorativa irrinunciabile in un dato momento) finiscono per non sentire come propria la loro professione.

Vale la pena alzarsi ogni mattina, andare in ufficio e fare quello che faccio? Voglio davvero passare la mia vita in questo settore? Se mi dedicassi ad altro non potrei forse essere più felice? Questi sono dubbi assolutamente legittimi e accomunano tutti i professionisti, a prescindere dal campo in cui operano. Trovare una risposta a questi quesiti è fondamentale per il nostro benessere psicologico: è innegabile che non possiamo passare buona parte della nostra vita facendo qualcosa che odiamo. Non bisogna aspettare di essere anziani per porre rimedio a questa situazione, perché sarebbe ormai troppo tardi.  È quindi opportuno fare un esame di coscienza fin da subito, non appena ci assale il dubbio: “Amo il mio lavoro?”. Per trovare una risposta può essere utile intraprendere un percorso di career counseling.

 

I consigli dei career counselor

Tutti gli esperti di career counseling concordano sul fatto che il primo aspetto da indagare è il motivo per cui è venuta a mancare la passione per la propria professione, e quindi cosa ci ha spinto a sentirci insoddisfatti. Perché quando suona la sveglia il lunedì mattina preferirei rimettermi a dormire piuttosto che andare a lavoro? Da dove arriva questa sensazione di malessere che provo ogni volta in cui metto piede in ufficio? La risposta è da cercare in se stessi attraverso un percorso di autoanalisi davvero profondo e che per sua stessa natura può essere difficile da gestire.

Per iniziare, la prima domanda da porsi è se quello che ci provoca disagio, stress o vera e propria depressione, sia la professione in sé o se il problema risieda nell’azienda, ufficio o studio per cui lavoriamo, ossia nell’ambiente che siamo “costretti” ad abitare per almeno 8 ore al giorno per 5 giorni a settimana (se non di più). Questo, secondo gli esperti di career counseling, è il punto da cui partire nella nostra riflessione quando ci sentiamo sfiduciati e poco appagati dal punto di vista umano e professionale. Capire la differenza tra questi due concetti è di fondamentale importanza per poter stabilire una linea di azione per il futuro e soprattutto essere soddisfatti e felici.

A seconda della risposta a questa domanda, ossia se la fonte del disagio derivi dalla professione in sé o dall’ambiente lavorativo, si agirà in modo diverso per alcuni aspetti fondamentali nel nostro percorso: la scrittura del curriculum vitae, la propria reputation online, la visibilità che si vuole avere su LinkedIn, il network di persone che si vuole coinvolgere, l’analisi delle competenze da ottenere e del percorso formativo da intraprendere. La cosa più importante da ricordare è che lavoro, titolo di studio, riconoscimento professionale, posizione aziendale, competenze acquisite e l’esperienza sul campo non vi definiscono come persona. Voi siete molto più di questo e potete trasformavi e migliorarvi in qualunque momento, mettendoci impegno e buona volontà. Quando sentite che non amate il vostro lavoro prendetevi un po’ di tempo, fate un respiro profondo e armati di carta e penna cominciate a pensare a se siete, soddisfatti dal punto di vista professionale o vorreste cambiare qualcosa. Questa autoanalisi deve essere effettuata senza paura e rimorsi, e soprattutto con il massimo della sincerità verso voi stessi.

 

Ci sono alcune domande da porsi in Career counseling per capire quale sia la radice del problema:

• Provo davvero noia, apprensione e malessere sul lavoro o la mia vita personale ha in qualche modo influenzato la percezione che ho della mia professione?

• Odio il mio lavoro perché mi sento inadeguato, oppure non mi sento riconosciuto per i miei meriti e ho la convinzione che potrei dare molto di più, se solo me ne dessero la possibilità?

• Provo una sensazione di ansia ogni volta che mi siedo alla scrivania, accendo il computer e interagisco con colleghi, superiori e clienti?

• Da giovane il mio sogno era diventare qualcuno di molto diverso da quello che sono oggi ma mi sono ritrovato, per i motivi più vari, a sedermi sugli allori? Sento che non ho la forza e le capacità per uscire dalla mia “zona di comfort” perché potrei deludere i miei cari o compiere un errore che pregiudicherà il resto della mia vita?

• Il senso di malessere deriva dall’attività che faccio o dai rapporti con i colleghi? Sento di lavorare in un team che non mi supporta o che addirittura mi rema contro?

• Se il problema non sono i colleghi, potrebbe essere che il fastidio verso la mia professione derivi dalla relazione con i miei diretti superiori? Li ritengo forse inadeguati, poco autorevoli e capaci o eccessivamente esigenti e severi?

• L’azienda per cui lavoro rispecchia davvero i miei valori o ho deciso di abbandonare le mie idee e convinzioni in favore di un impiego sicuro?

 

Rispondendo a queste (solo apparentemente) semplici domande, sarete in grado di comprendere se il vostro problema sia l’azienda per cui lavorate o la professione che svolgete. Nel primo caso sarà sufficiente cambiare società (qui alcuni consigli per coloro che sono alla ricerca di un nuovo impiego), mentre nel secondo bisognerà approfondire ulteriormente la questione. Per far sì che ritorni il sorriso, quando mettete piede in ufficio, dovrete cercare di capire chi siete, quali sono i vostri bisogni a medio/lungo termine e quali competenze possedete. Ma anche come potete colmare le lacune in termini di skill professionali, quali e quante opportunità vi offre il mondo del lavoro, cercando di fare un paragone con profili simili al vostro. Si tratta di un percorso di introspezione difficile e stressante, ma nulla è impossibile. Con pazienza, coraggio e tanto impegno si può trasformare un sogno in realtà.

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