Come assicurarsi i migliori talenti sul mercato? Negli ultimi anni un fenomeno abbastanza pericoloso per le aziende è andato delineandosi nel mercato del lavoro italiano. Parliamo del gap tra domanda e offerta, il quale si fa particolarmente marcato per quanto riguarda i professionisti ICT. Cosa significa tutto questo? Semplice: le aziende avviano dei processi per la selezione del personale senza però riuscire a trovare il candidato giusto, a causa di un’effettiva mancanza di competenze per quel determinato ruolo. Questi problemi sono molto frequenti per quel che riguarda, per esempio, le ricerche di sviluppatori software, di digital consultant, di digital media specialist, di IoT Specialist e via dicendo. Il fatto di non riuscire a inserire nel team le necessarie figure professionali non può che frenare la crescita delle aziende, le quali perdono così competitività nei confronti delle concorrenti. La corsa verso la digital trasformation, da questo punto di vista, non è quindi composta solamente dalla tensione all’acquisto delle nuove tecnologie, ma anche dalla necessità di poter contare al proprio interno le competenze indispensabili per poter sfruttare appieno i nuovi strumenti. Diventa dunque essenziale, per le aziende, aumentare la propria attrattività nei confronti dei confronti dei “pochi” talenti sul mercato del lavoro, di modo da sottrarli dai propri competitori. Ma come fare? Di sicuro il primo passo è quello di affidare il processo di recruitment a un’agenzia di selezione del personale, e quindi a degli head hunter professionisti in grado di rendere estremamente efficace la ricerca del talento. Ma non è tutto qui: è necessario potenziare l’immagine dell’azienda in qualità di datore di lavoro, lavorando quindi alla propria strategia di employer branding. Per farlo è necessario migliorare la propri reputazione, ottimizzare la comunicazione, impegnarsi per sviluppare il potenziale del propri collaboratori, insomma, riuscire a posizionarsi come un valido datore di lavoro. Si parla, quindi, anche di stipendi, ma anche – e sempre di più – di benefit: numerose indagini hanno infatti dimostrato che una buona parte dei lavoratori preferisce ottenere dei benefit aziendali al posto del più classico aumento di stipendio. Ma quali sono i benefit aziendali più apprezzati?

I fringe benefit

Sull’onda dell’aumento dell’apprezzamento da parte dei dipendenti, negli ultimi anni c’è stata una sempre maggiore attenzione nei confronti dei fringe benefit, ovvero dei benefici accessori. Si tratta di fatto di elementi che vanno ad aggiungersi alla normale retribuzione del lavoratore, i quali però si presentano come benefici in natura, e non in forma di denaro, tesi a migliorare la vita personale del lavoratore nonché eventualmente della sua famiglia. Gli obiettivi dell’azienda che offre ai propri dipendenti determinati benefit sono diversi: i benefit aziendali possono essere molto utili per premiare e quindi incentivare la produttività dei singoli, nonché per fidelizzare i lavoratori all’azienda – riducendo il turn-over, con tutti i vantaggi che questo comporta – e, come visto, per attirare nuovi talenti in azienda. Va peraltro sottolineato che, fino a una certa soglia, i fringe benefit – per la loro natura accessoria – non vengono tassati.

Per sfruttare fino in fondo questa opportunità per attirare e trattenere i migliori talenti, però, è bene capire quali sono i benefit aziendali più apprezzati: qui sotto abbiamo abbozzato una lista dei principali benefit accessori.

I benefit aziendali più apprezzati

Quali sono quindi i benefit aziendali più apprezzati? Ebbene, alcuni fattori sono fissi, altri sono in mutamento, ed è per questo che, prima di selezionare i benefici accessori da presentare ai dipendenti, è bene analizzare per bene ogni possibilità. In linea generale, negli ultimi anni, l’assistenza sanitaria è stata tra i benefit aziendali più apprezzati, a livello internazionale. Non si tratta di un primato che stupisce, soprattutto pensando al fatto che, spesso, l’assistenza sanitaria viene estesa in diverse misure anche ai familiari. Altro benefit molto apprezzato è ed è stato quello della flessibilità dell’orario di lavoro, così da poter conciliare al meglio la vita privata con quella professionale. Questo, del resto – per determinate aziende in specifici settori – può essere un benefit che può essere concesso con un costo davvero minimo. E ancora, tra i benefit aziendali più apprezzati si individuano di certo anche le eventuali ferie aggiuntive annuali, o persino, in certi casi, la possibilità di avere un anno sabbatico. Si capisce quindi che, oltre alla salute, l’altra grande risorsa che i dipendenti sembrano desiderare è di fatto il tempo, tempo libero da dedicare a sé stessi, ai propri hobby e alla propria famiglia. Per anni tra i benefit più contesi c’è stato, va detto, anche lo smart working, che in questo strano 2020 è stato estremamente comune, ma certamente non per rispondere a un particolare desiderio dei dipendenti.

E proprio l’emergenza sanitaria Covid-19 sembra aver portato degli importanti cambiamenti tra i benefit aziendali più apprezzati. Il più ambito, stando a un’indagine della startup Foorban, sarebbe infatti il cibo sano, scelto dal 40% dei lavoratori. Un’esigenza, questa, che sorpassa un benefit aziendale fino a qualche tempo fa decisamente più apprezzato, ovvero i generici buon pasto (indicati invece dal 29% dei dipendenti consultati). Come ha spiegato su Il Sole 24 ore Marco Mottolese, cofounder di Foorban, “Già nel pre-Covid la ricerca di modelli nuovi di welfare, basati sull’esperienza e sul benessere del dipendente oltre che sul puro valore “economico” del benefit, era in cima all’agenda delle funzioni Risorse umane. I nuovi lavoratori italiani cercano qualità, comodità, convenienza: non è strano che avere la disponibilità di un pasto sano ed equilibrato, già pronto e confezionato, sia considerato preferibile rispetto a un buono pasto».

I benefit aziendali più apprezzati, quindi, variano nel tempo. Bisognerebbe poi tenere in considerazione un altro fattore, ovvero qual è la generazione dei talenti che si punta ad attirare in azienda. Va infatti sottolineato che per i lavoratori più giovani, al di sotto dei 25 anni, i benefit aziendali più apprezzati sono quelli che prevedono dei rimborsi o delle assicurazioni per i viaggi, laddove invece per i Millennials, tra i 25 e i 35, sarebbe meglio puntare su ferie aggiuntive. Diverso discorso per le figure più mature, che guarderebbero in particolare ai pasti sovvenzionati nonché, con l’avanzare dell’età, all’assistenza sanitaria.

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