Autoefficacia: che cos’è e come aumentarla.

18/04/2017
autoefficacia

Dipende… dall’autoefficacia

La scelta dei nostri scopi, la nostra motivazione nel perseguirli e infine la qualità stessa della nostra performance dipendono dall’ autoefficacia: essa è come un muscolo e può essere allenata e migliorata, con sorprendenti conseguenze in ambito lavorativo. Scopriamo insieme come!

Coniata dallo psicologo canadese Albert Bandura nel 1997, l’espressione autoefficacia (self-efficacy) è definibile come la fiducia che abbiamo circa la nostra capacità di raggiungere determinati obiettivi, o di compiere certe azioni. Secondo le parole dello stesso Bandura:

“Il senso di autoefficacia corrisponde alle convinzioni circa la propria capacità di organizzare ed eseguire le sequenze di azioni necessarie per produrre determinati risultati. Le convinzioni che le persone nutrono sulle proprie capacità hanno un effetto profondo su queste ultime. Chi è dotato di self-efficacy si riprende dai fallimenti; costoro si accostano alle situazioni pensando a come fare per gestirle, senza preoccuparsi di ciò che potrebbe eventualmente andare storto”.

La fiducia nelle proprie risorse e la convinzione di potercela fare diventano così i veri e propri agenti del cambiamento e i segreti del successo. Ma vediamo più da vicino come funziona l’autoefficacia, e cosa la distingue dall’autostima.

Autoefficacia: il potere di far accadere le cose.

Nel post precedente abbiamo analizzato il potere trasformativo dell’effetto Pigmalione (come ottenere il meglio dagli altri? Aspettandosi il meglio!). Ecco, potremmo dire che l’autoefficacia è una sorta di effetto Pigmalione, applicato però a noi stessi. Come posso tirar fuori il meglio da me stesso, pormi degli obiettivi ambiziosi ed impegnarmi nel raggiungerli, senza farmi abbattere da eventuali insuccessi e fallimenti? Tutto sta proprio nella fiducia che ho nelle mie risorse, nella mia capacità di smobilitare le abilità cognitive, sociali, emozionali e comportamentali necessarie per raggiungere un determinato scopo. Le mie convinzioni a questo riguardo avranno conseguenze incalcolabili, poiché esse andranno ad influenzare le mie scelte in ogni ambito della vita, determineranno gli obiettivi che mi porrò e la mia stessa perseveranza nel perseguirli, il mio livello di resilienza e di resistenza allo stress, ed infine la qualità e l’esito stesso della mia prestazione.

Come si comportano sul luogo di lavoro le persone con un alto livello di autoefficacia?

– Affrontano i compiti difficili come sfide entusiasmanti, e non come scogli sui quali inevitabilmente finiranno per naufragare.

– Si impegnano con costanza nel perseguimento del loro obiettivo, proprio perché, per quanto arduo esso sia, sono convinte di poter superare e risolvere ogni difficoltà.

– Sviluppano un vivo interesse nella loro attività, non sono mere esecutrici di un compito, bensì prendono a cuore ogni aspetto della questione: il loro approccio è, diremmo, olistico, e il loro apporto non si limita alla risoluzione di un problema, ma crea nuove idee ed apre nuove prospettive.

– Vivono insuccessi e fallimenti come preziose occasioni di crescita e di miglioramento. Sono duttili, elastiche e sempre pronte ad imparare: sanno che, per una mente creativa, gli errori – per dirla con James Joyce – sono i portali della scoperta.

– Sanno resistere allo stress, e sono convinte di poter tenere sotto controllo ed educare l’emotività. Una persona può sentire un grande senso di disagio all’idea di parlare in pubblico ma, se ha un alto livello di autoefficacia, sa che riuscirà a vincere questo blocco. Si informerà, studierà e troverà la strategia vincente. Ricordiamoci che il più grande oratore della Grecia classica, Demostene, era balbuziente.

Come si comportano sul luogo di lavoro le persone con un basso livello di autoefficacia?

– Si tirano indietro innanzi a compiti difficili, convinte di non esserne all’altezza. Considerano questi compiti non come delle opportunità, bensì delle pericolose minacce.

– Hanno basse aspirazioni, e si pongono obiettivi altrettanto bassi.

– Il loro impegno è debole e fiacco, e la loro perseveranza è messa a dura prova dall’insorgere di un qualsiasi ostacolo. Sanno già che non ce la faranno, pertanto alla prima difficoltà si areneranno e rinunceranno.

– Vivono insuccessi e fallimenti come conferme della loro inadeguatezza. Se per la mente creativa l’errore è il portale della scoperta, per la persona dotata di bassa autoefficacia esso diviene un vero e proprio vicolo cieco.

– Sono incapaci di gestire lo stress. Qualsiasi disagio derivante dall’emotività verrà ingigantito e vissuto come invalicabile e invalidante, precludendosi così opportunità e occasioni (come quella di parlare in pubblico, tornando all’esempio precedente, qualora la persona in questione tema di balbettare o sudare eccessivamente).

Autoefficacia ed autostima: un reciproco rafforzarsi.

Ad un primo sguardo potrebbe sembrare che l’autoefficacia coincida con l’autostima: in realtà si tratta di due aspetti distinguibili, benché intimamente connessi.

L’autoefficacia si riferisce alla consapevolezza che abbiamo delle nostre capacità negli ambiti più disparati: riguarda pertanto l’ambito del fare, dei comportamenti. L’autostima invece, derivante com’è dalla consapevolezza di quello che è il nostro valore personale, riguarda la sfera dell’essere, dell’identità. Eppure tra autoefficacia ed autostima vi sono degli stretti legami, e la loro reciproca influenza può instaurare un circolo virtuoso. Ecco come:

l’autoefficacia nutre e rafforza l’autostima. La consapevolezza di essere in grado di intervenire sulla realtà, plasmarla, di incidere positivamente sugli eventi, di saper mantenere il controllo su se stessi e sulle situazioni aumenta e potenzia l’autostima. In tal modo la qualità della performance aiuta il mantenimento e il rafforzamento di un’identità conciliata, integrata, soddisfatta di sé.

– l’autostima dona senso e direzione all’autoefficacia. Il mero esercizio di determinate abilità rischierebbe di fare di un essere umano un involucro vuoto: efficiente, appunto, ma disanimato, privo di carattere, senza un orizzonte di senso, senza la capacità di visione. E’ proprio l’autostima – ovvero una coscienza felice, che si percepisca integrata e stabile, portatrice di una visione e di valori – che da significato, direzione e scopo alle preziose risorse che un alto livello di autoefficacia mette a disposizione.

Ora che abbiamo approfondito il significato e le dinamiche dell’autoefficacia, vediamo come è possibile migliorare e sviluppare le nostre convinzioni di autoefficacia in ambito lavorativo.

Come migliorare l’autoefficacia in azienda: quattro consigli pratici.

  Tieni bene a mente i tuoi successi. Nel corso della tua carriera, vi sono certamente state delle occasioni nelle quali hai dimostrato di essere all’altezza degli obiettivi, nelle quali hai saputo esercitare il controllo su te stesso e sul corso degli eventi. Le esperienze di successo sono in grado di influenzare profondamente la percezione delle tue stesse abilità, generando forti sentimenti di autoefficacia. Tutte le volte che ti trovi ad affrontare una sfida importante, o a dover superare degli ostacoli gravosi, ricordati di situazioni analoghe in passato, nelle quali hai brillantemente avuto la meglio su ogni difficoltà. Hai già vinto allora: hai tutte le carte in regola per vincere anche stavolta.

– Trai ispirazione dai successi altrui. Il confronto con le altre persone è un’importante fonte di autoefficacia. Osservare qualcuno che porta a termine un incarico difficile, o che è in grado di gestire una situazione complessa e delicata, può convincerti che, se la cosa è riuscita a lui, potrà benissimo riuscire anche a te. Vedere un collega raggiungere un risultato ti persuaderà del fatto che anche il tuo obiettivo è concreto e raggiungibile. Non temere di avere dei modelli: non si tratta di scimmiottarli o di rinunciare alla propria originalità, bensì di studiarne le tattiche, le strategie di problem solving. Come scrive il grande poeta giapponese Matsuo Bashō: “Non cercare di ricalcare le orme dei saggi, ma cerca ciò che loro hanno cercato”.

– Circondati di persone capaci di motivarti e sostenerti. Quando gli altri ti incoraggiano e ti spronano a farti carico di un obiettivo, la fiducia che essi ti accordano ti porta a credere di essere effettivamente all’altezza di quel dato incarico. La motivazione e il consenso degli altri influiscono decisamente sulla percezione della nostra autoefficacia, e possono dare un grande aiuto nel liberarci da eventuali dubbi residui circa le nostre capacità performative.

– Impara a gestire ansia e stress. Le reazioni fisiologiche ed emotive hanno un forte impatto sulle percezioni di autoefficacia. Più sono nervoso e ansioso, più il mio senso di autoefficacia sarà debole: sentirò di non avere il controllo di me e della situazione, mi sentirò in balia di persone ed eventi, oltre che della mia stessa emotività. Al contrario, un atteggiamento fiducioso e sicuro di sé genera un profondo, sereno senso di autoefficacia. E’ pertanto molto importante cercare di calmarsi e ridurre lo stress: potete scegliere un’attività che vi piace e vi rilassa – sia essa sportiva o artistica – oppure praticare esercizi di meditazione e mindfulness.

Seguite questi semplici consigli e coltivate con cura la vostra autoefficacia perché, come disse il grande imprenditore Henry Ford, “Che tu creda di farcela o di non farcela avrai comunque ragione”. E questo ti può aiutare nel tuo lavoro attuale o nella ricerca di una nuova occupazione: allenare la propria autoefficacia può infatti essere l’arma in più in un processo di ricerca del personale.

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