Nel 2015 sono stati emessi 115 milioni di voucher. Molti ritengono che i buoni lavoro abbiano aiutato le persone in difficoltà, ma per altri sono solo un palliativo alla crisi.
In questi giorni si parla molto dei voucher e della loro portata sull’economia del Paese. Come riportato sul sito dell’Inps, il buono lavoro è un metodo di pagamento per il cosiddetto lavoro accessorio, ovvero “che non sono riconducibili a contratti di lavoro in quanto svolte in modo saltuario”. Ogni voucher ha un valore netto di 7,50 euro, che corrisponde al compenso minimo di un’ora di prestazione (nel settore agricolo si considera il contratto di riferimento).
Il buono lavoro garantisce copertura previdenziale INPS e quella assicurativa INAIL ma non dà accesso alle prestazioni a sostegno del reddito come malattia, disoccupazione, assegni familiari e maternità.
Inizialmente pensati per la retribuzione di lavoretti estivi per gli studenti, i braccianti agricoli e pensionati, il numero dei voucher emessi è cresciuto esponenzialmente nell’ultimo anno ma il loro successo è stato accompagnato anche da numerose polemiche.
L’Italia è il Paese dei voucher
Stando ai dati diffusi pochi giorni fa da Inps-Veneto Lavoro, in Italia sono stati emessi 277 milioni di voucher negli ultimi 8 anni. Solo nel 2015 sono stati venduti 115 milioni di buoni di lavoro contro i 10 milioni del 2010. Quando verranno riscossi si produrranno 860 milioni di euro di compensi per i lavoratori e 150 milioni di contribuiti previdenziali. L’anno scorso 473mila datori di lavoro hanno pagato 380mila lavoratori occasionali tramite voucher. Quest’ultimi sono per lo più donne con un’età media di 36 anni. Nel 2015 solo 217 di essi hanno guadagnato più di 1.000 euro netti, mentre un milione ne ha intascati meno di 500 euro.
La maggior parte dei voucher è stato emesso nell’industria e nel terziario (76%). Queste imprese appartengono perlopiù al settore alberghiero e del turismo (30%). Seguono in classifica le attività artigianali senza dipendenti (26%), aziende nel commercio (21,2%), i servizi alle imprese, il settore informatico (8%) e infine le ditte di costruzioni (5,6%).
Voucher: i pro e i contro

La leggera diminuzione della disoccupazione è quindi certamente da imputare anche all’ascesa di questa modalità di pagamento. Il datore di lavoro può invece offrire copertura assicurativa ai lavoratori occasionali senza dover stipulare alcun tipo di contratto. Alcuni però sottolineano che i voucher lasciano aperta la possibilità ad abusi come il lavoro in nero, in particolare quando il lavoratore è extracomunitario, e hanno aumentato la precarietà.
Commentando il rapporto dell’Osservatorio sul precariato stilato dall’Inps, il segretario Uil di Roma e Lazio, Alberto Civica, ha sottolineato “un calo del 28,6% di tutti i contratti di assunzione, ben il 43,1% riguarda quelle a tempo indeterminato. Segno del flop del Jobs Act che non ha avuto alcun effetto sull’occupazione, che ha subito invece gli effetti della decontribuzione”.
“Una vera e propria mistificazione che si scontra con le migliaia di giovani in attesa di lavoro, – ha aggiunto – con i tantissimi precari della ricerca che protesteranno contro i tagli e i licenziamenti, con la precarietà totale di chi per lavorare deve adeguarsi alla triste pratica dei voucher che, non a caso, sono aumentati a livello esponenziale negli ultimi anni”.
Proprio in questi giorni il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha sostanzialmente difeso i voucher sottolineandone l’importanza per la ripresa economica e il calo della disoccupazione. Allo stesso tempo, ha anche ammesso che il sistema non è perfetto ed è sensibile di abusi. “Il nostro monitoraggio – ha detto Poletti – induce a ritenere che abbiano svolto un ruolo positivo per l’emersione dal lavoro nero, ma presentino anche elementi di criticità su cui è necessario intervenire. La nostra volontà è lavorare da subito alla tracciabilità dei voucher”. Il ministro ha anche confermato che l’idea è ridurre al minimo l’utilizzo dei buoni di lavoro nella pubblica amministrazione.
Aggiornamento: i voucher lavoro oggi [2025]
Molte cose sono cambiate per i voucher lavoro: per questo motivo nel 2025 torniamo ad aggiornare questo vecchio contenuto del nostro blog, spiegando che il lavoro accessorio tramite voucher è stato sopresso a partire dal marzo 2017, per effetto del decreto legge n. 25. Come sintetizzato dall’INPS, “l lavoro accessorio ha avuto quindi un orizzonte temporale di vendita di 104 mesi: da agosto 2008, quando prese operativamente avvio la sperimentazione dei voucher nell’ambito dell’esecuzione di vendemmie di breve durata e a carattere saltuario, a marzo 2017, quando sono stati abrogati”.
Quella non è stata però la reale fine dei voucher. Questo strumento, tanto utilizzato e tanto discusso in passato, è stato infatti reinserito nel mondo del lavoro italiano con la Legge di bilancio 2023, seppur con delle differenze rispetto agli anni precedenti: il legislatore aveva infatti impostato dei limiti precisi per i datori di lavoro e per i lavoratori stessi, i quali hanno visto il limite massimo di importo complessivo mediante voucher fissato a 5.000 euro (dei quali solo 2.500 euro presso il medesimo datore di lavoro).
Nel 2025 non si parla più di voucher, quanto invece di contratti di prestazione occasionale, i quali possono essere attivanti mediante una piattaforma informatica gestita dall’INPS: con questo nuovo corso, in estrema sintesi, è l’INPS ad erogare i compensi ai lavoratori, fermi restando i limiti visti sopra.
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