Socrate e il management: scopri le potenzialità e aumenta l’efficacia dei tuoi collaboratori grazie al coaching socratico.

22/04/2017 | Management
coaching

Scopriamo il coaching

L’immagine di un manager-filosofo vi sembra lontana e irrealistica? Eppure l’arte di portare alla luce le potenzialità degli individui nasce 2400 anni fa, con Socrate. Scopriamo insieme come il metodo del filosofo ateniese possa trasformare la vita in azienda: parliamo di coaching.

La figura professionale del coach nasce negli Stati Uniti nel corso degli anni ottanta, ma l’ispiratore del coaching, e in un certo senso il primo coach della storia, è il filosofo ateniese Socrate (470-399 a.C.): infatti, se il coaching consiste nell’arte di aiutare singoli e gruppi nella loro crescita personale, di stimolare l’autoapprendimento degli individui, scoprendo così potenziali e risorse ancora nascoste, Socrate ha fatto del coaching la missione della sua vita. Figlio di un’ostetrica, Socrate sosteneva di praticare la medesima arte della madre, benché applicata non ai corpi, bensì alle anime, la cosiddetta maieutica (l’arte della levatrice), ovvero l’arte di far venire alla luce, attraverso il dialogo e soprattutto attraverso la formulazione di domande , quelle verità che i discepoli a loro insaputa custodivano, aiutandoli così a divenire ciò che già, in potenza, erano, aiutandoli a partorire se stessi. Nel Teeteto Platone presenta così il pensiero di Socrate:

SOCRATE: Dunque, carissimo, non hai sentito dire che io sono figlio di una levatrice molto dotata e vigorosa?

TEETETO: Sì , già lo sentii dire.

SOCRATE: E hai anche sentito dire che esercito la medesima arte?

TEETETO: No, mai. 

SOCRATE: Sappi, allora, che le cose stanno proprio così (…) per quanto riguarda la mia attività di ostetrico, essa, per il resto, è tale e quale quella delle levatrici, ma differisce per il fatto che si esercita su uomini e non su donne e sorveglia le loro anime partorienti, non i corpi. E la cosa enorme della mia arte è che è assolutamente possibile distinguere se l’anima del giovane genera un fantasma o una menzogna o piuttosto qualcosa di vitale e di vero. (…) tra coloro che mi accompagnano, sebbene alcuni da principio appaiano del tutto ignoranti, è meraviglioso vedere, se prosegue la relazione, quanto ne guadagnano tutti quelli a cui il dio lo concede. (…) Ed è evidente che (…) è da se stessi che hanno trovato e generato molte cose e belle. Ma dell’assistenza ostetrica siamo responsabili io e il dio”.

E del resto, chi è un manager, se non colui che sa guidare le risorse, sa scoprire e sfruttare le potenzialità dei propri collaboratori conducendoli verso traguardi e soluzioni prima nemmeno immaginate?

Il coaching socratico: che cos’è?

Socrate praticava la sua arte maieutica nell’ agorà, il mercato di Atene, il cuore della vita politica, economica e sociale della polis. Lì intratteneva conversazioni con chiunque, dai cittadini comuni agli uomini di stato, dai mercanti ai sacerdoti, ingaggiandoli in un serrato confronto dialettico, volto ad esaminare le ragioni e i moventi del loro agire e del loro pensare. Grazie all’incalzare delle domande, Socrate metteva a nudo le motivazioni, le convinzioni delle persone, ne mostrava le intime contraddizioni, e così facendo spronava i suoi interlocutori a rimettere in discussione assunti e presupposti fino a quel momento dati per scontati, creando così uno spazio libero da pregiudizi, dove fosse possibile trovare risposte più autentiche e vere.

Socrate aveva fiducia nella capacità dei suoi interlocutori di arrivare autonomamente, in virtù delle loro proprie risorse, a scoprire prospettive e orizzonti di senso nuovi. Per ottenere ciò, a lui bastava domandare: arma principale di un coach, la domanda è capace di portare chiarezza sulla definizione del problema in questione, sull’individuazione dei propri obiettivi e sulle strategie per conseguirli. La domanda stimola il potenziale inespresso dell’individuo, e lo sprona a trovare da sé risposte e soluzioni. Come scrive Oscar Wilde: “A dare risposte sono capaci tutti, ma a porre le domande ci vuole un genio”. Questa è la grande sfida di ogni manager, quella di praticare l’arte della maieutica coi propri collaboratori, realizzandone il potenziale e sviluppandone così autonomia e creatività.

Vediamo ora alcuni suggerimenti per applicare il metodo socratico nella realtà aziendale.

Come diventare un manager socratico in 3 mosse

  • Pratica il dialogo. Un dialogo autentico avviene innanzitutto su una base di parità, riconoscendo eguale dignità al proprio collaboratore. Un vero dialogo non ha a che vedere con l’imposizione di idee, né si svolge in un clima di attacco o difesa, in una logica di profitto o di perdita. Il socratico “so di non sapere” è uno sprono a non dare mai nulla per scontato, a sapersi mettere continuamente in discussione, ad ascoltare gli altri. Proprio in virtù del suo sapere di non sapere, il manager socratico saprà sfuggire all’automatismo, alla stanca ripetizione di vecchi schemi, e grazie a un inesauribile spirito di ricerca saprà escogitare sempre nuove, creative soluzioni alle sfide che di volta in volta si presenteranno. Il dialogo, il confronto con gli altri è il momento privilegiato di questo parto di idee e soluzioni. “Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta”: parimenti, potremmo dire che un’azienda senza un analogo spirito di ricerca, senza un’ analoga tensione al ripensare criticamente se stessa, è una forza creativa spenta.

  • Non stancarti di porre domande. Spesso i problemi che ci troviamo ad affrontare sono in realtà frutto di equivoci e fraintendimenti. Definire con esattezza un problema è pertanto già una via efficace alla sua risoluzione. Grazie al nostro costante domandare possiamo chiarire gli atteggiamenti e le convinzioni che stanno alla base dell’agire dei nostri collaboratori, incoraggiando atteggiamenti e convinzioni che possono favorire la crescita personale, del team o dell’ intera azienda e dissipando quegli equivoci che hanno generato atteggiamenti e convinzioni tali da ostacolarla.

  • Metti in discussione la logica che sottende alle tue reazioni negativeLo spassionato spirito di ricerca socratico può sortire effetti positivi anche sulle nostre reazioni emotive e sui nostri comportamenti più problematici: emozioni e comportamenti, infatti, sono influenzati da alcune nostre personali convinzioni, da un sistema di valutazione che possiamo finalmente esaminare e, se dannoso e obsoleto, liquidare. In tal modo, delle convinzioni più razionali, obiettive, realistiche possono prendere il posto di quelle irrazionali e distruttive. E’infatti possibile cambiare il processo del nostro pensiero, sciogliendo gli infondati automatismi negativi, in modo da stare meglio e di conseguenza agire in modo più appropriato. Un esempio: ho un incontro di lavoro, ma il mio interlocutore sembra abbia occhi solo per il mio business partner, e che quasi non si accorga di me. La mia convinzione irrazionale mi porta a concludere: il mio interlocutore non mi accetta. Tale convinzione particolare deriva a sua volta da una convinzione irrazionale più ampia e generale: se qualcuno non presta attenzione ad un altro, è perché non lo accetta. Di conseguenza, mi sentirò rifiutato, mi chiuderò in me stesso, non prenderò parte alla conversazione, e terrò per me le informazioni che invece potrei dare. Un approccio razionale invece mi porta a pensare che ci possono essere diversi motivi per cui il mio interlocutore non mi sta guardando, e di conseguenza prendo a comportarmi in modo razionale, prendo parte alla conversazione, condivido le mie informazioni e idee, e così davvero vedrò se presterà attenzione ai miei interventi o meno. In tal modo, il metodo socratico di esaminare ogni assunto mi aiuterà a guarire la mia percezione distorta, a responsabilizzarmi, ad assumere rischi e a costruire una cultura di dialogo nella mia azienda e coi miei business partners.

A proposito di manager socratici: hai già sentito parlare dei nostri servizi di career coaching?

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