REVERSE MENTORING: IL PROFILO JUNIOR TRASFERISCE COMPETENZE DIGITALI AL SENIOR

reverse mentoring

Uno studio Censis ha posto l’Italia al 25° posto in Europa – ovvero davanti alle sole Grecia, Bulgaria e Romania – per quanto riguarda la digital trasformation. In altre parole, siamo in ritardo di 3 o 4 anni rispetto ai più avanzati Paesi del Vecchio Continente per quanto riguarda l’uso di Internet, la connettività, i servizi pubblici digitali, l‘integrazione delle tecnologie digitali e il capitale umano. Insomma, soprattutto nelle PMI italiane, la rivoluzione digitale sta procedendo in modo troppo lento. I fattori in gioco sono ovviamente tanti, ma in linea di massima tutto sembra dipendere da una troppo fievole diffusione della cultura dell’innovazione, il che porta ad una scarsa estensione delle competenze digitali.
Di certo, nel caso italiano, l’invecchiamento della popolazione influisce notevolmente sulla scarsa presa dell’innovazione. Ma se è vero che per la prima volta nel nostro Paese si ritrovano a lavorare insieme, spalla a spalla, 5 generazioni diverse, va anche specificato che, in termini di digital trasformation, i saggi non sono più – unicamente – gli anziani. Siamo abituati a pensare ad un flusso unidirezionale di insegnamenti tra la figura senior e quella junior, ma quando si ha a che fare con l’universo disruptive delle nuove tecnologie, il ruolo di mentore deve essere condiviso da entrambi.

 

Il mentoring, insomma, diventa bidirezionale. Ecco cos’è il Reverse Mentoring, detto anche peer-mentoring: è lo scambio reciproco di competenze e di informazioni. Un lavoratore Millennial ha ovviamente moltissimo da imparare dall’esperienza dei colleghi senior Baby Boomers e della Generazione X, prima di tutto per quanto riguarda la visione del business.
Ovviamente il Reverse Mentoring non è una novità assoluta, ma va sottolineato che ora costituisce una vera e propria necessità per le PMI italiane: non approfittare delle nuove conoscenze e delle capacità dei talenti più giovani per aggiornare l’intero team potrebbe infatti risultare deleterio. In un contesto digitale in continua evoluzione, infatti, chi resta indietro è perduto, ed è per questo che si rende indispensabile colmare il gap digitale intergenerazionale all’interno delle aziende, facendo incontrare le competenze digital delle risorse più giovani con l’esperienza delle figure senior.

 

Non solo competenze digitali, ma anche flessibilità e spirito di adattamento: sono queste le skill principali che i giovani talenti possono trasferire agli altri lavoratori più in là con gli anni. Del resto questi nuovi lavoratori sono anche i nuovi clienti, quelli che preferiscono un servizio o un prodotto ‘customizzato’, che considerano più importante poter accedere a qualcosa piuttosto che possederla, e che infine si considerano, davvero e su tutti i fronti, dei veri cittadini del mondo
Ma attenzione, l’obiettivo del Reverse Mentoring non è solo quello di tenere aggiornati i lavoratori con più anzianità, no, è anche quello di accentuare uno scambio tra senior e junior affinché sia possibile costruire dei nuovi modelli di leadership, più efficaci e funzionali. Da una parte, dunque, vi è principalmente un passaggio di competenze digitali, come l’utilizzo di nuovi strumenti, una più efficiente comunicazione aziendale e via dicendo; dall’altra, invece, c’è la visione definita del senior che viene passata al profilo junior, che impara così ad individuare i veri obiettivi aziendali.

 

Esistono vari metodi per mettere in pratica il Reverse Mentoring: Credit Suisse, per esempio, ha scelto la via di incontri formali a cadenza regolare, mentre Cisco ha avviato un vero e proprio programma aziendale strutturato internamente. Prima di scegliere la forma del Reverse Mentoring però, bisogna da una parte eliminare i pregiudizi dannosi, come quelli che vedono i profili junior inadatti all’insegnamento, e dall’altra mettersi in testa che, così come non tutti i lavoratori più anziani sono dei perfetti dispensatori di esperienza, nemmeno tutti i lavoratori Millennials sono automaticamente degli esperti in ambito digital.

 

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