Il tasso di disoccupazione, misurato sui numeri di ottobre 2020, è del 9,8%. La pandemia sanitaria ha ovviamente avuto un ruolo chiave nella diminuzione dell’occupazione: si è partiti con un lieve calo dello 0,1% a marzo, per proseguire con un calo dell’1,2% nel mese successivo, arrivando a 4 mesi di flessione continua. Complessivamente, stando ai numeri dell’Istat, la crisi da Coronavirus nel nostro Paese ha bruciato almeno 330 mila posti di lavoro, con un numero superiore attualmente rispetto a febbraio 2020 sia per quanto riguarda gli inattivi che per quanto riguarda le persone disoccupate e in ceca di lavoro. Ci sono quindi tantissime persone che, proprio oggi, stanno cercando un nuovo lavoro, portando avanti una ricerca che potrebbe essere iniziata in realtà ancora prima dello scoppio della pandemia sanitaria. Di certo una ricerca di lavoro protratta a lungo nel tempo può essere estremamente frustrante, portando una persona a guardare con sempre maggiore pessimismo al futuro. Solitamente, infatti, l’entusiasmo iniziale – laddove presente – inizia a sfumare nel giro di poche settimane, candidatura dopo candidatura, fino ad arrivare, in determinati casi, alla rinuncia. Si pensi ai dati Istat del 2019: in Italia gli inattivi in età lavorativa erano oltre 13 milioni; di queste persone, 10 milioni di dichiaravano del tutto indisponibili a lavorare, e 3 milioni si dicevano invece disponibili a lavorare, pur non cercando in modo attivo un’occupazione. Da questa prospettiva, quindi, la fetta di persone alla ricerca attiva di lavoro è quasi marginale: si parla infatti del 3,9% della popolazione residente. Partendo da questi dati risulta ancora più importante affrontare la ricerca di una nuova occupazione nel modo giusto, con gli strumenti adatti e con il giusto mindest per trovare lavoro. Proprio così: a frenare le persone, oltre alla mancanza di competenze specialistiche, agli errori del curriculum vitae e alle lacune mostrate durante i colloqui di lavoro c’è anche lo stato mentale con cui si affronta la ricerca. Oggi, quindi, vedremo qual è il giusto mindset per trovare lavoro.

Cosa significa mindset?

Prima di vedere qual è il miglior mindset per trovare lavoro vale la pena spendere alcune righe per spiegare meglio cosa si intende con il termine mindset: in linea generale, con delle parole estremamente semplici, possiamo dire che il mindset di una persona è il suo stato mentale abituale, il suo approccio. A costituire il mindset di un individuo sono tanti fattori: si parla delle convinzioni giuste o sbagliate che affollano al nostra mente, delle modalità di pensiero, delle modalità attraverso le quali vengono processate le informazioni e via dicendo. Negli ultimi anni si è posta una crescente attenzione sullo sviluppo del mindset giusto per la crescita, per migliorare la propria carriera in tanti aspetti differenti. Non si pensa però spesso a quanto il mindset giusto possa essere prezioso per trovare lavoro: la ricerca di un’occupazione, infatti, viene spesso affrontata con lo stato mentale errato, tanto da compromettere del tutto questa attività.

Il pessimismo frena la ricerca di un nuovo lavoro

La nostra agenzia di ricerca e selezione del personale viene quotidianamente a contatto con tantissime persone che stanno cercando un nuovo lavoro. In determinati casi si tratta di professionisti già occupati, i quali però, in ottica di un continuo miglioramento di carriera, lasciano aperta la porta a nuove possibilità, affrontando la ricerca di lavoro con un approccio entusiasta, possibilista e sereno. In tanti altri casi a cercare un nuovo lavoro sono invece persone non occupate o sotto occupate, le quali si concentrano completamente sulla ricerca di un nuovo posto di lavoro. Dapprima questa attività viene affrontata in modo positivo, con un certo carico di fiducia nel futuro e, soprattutto, nelle proprie possibilità. Nella maggior parte dei casi, però, passano settimane prima di avere risultati positivi da parte del mercato del lavoro. Ci si trova così a mandare quotidianamente nuove candidature, a cercare nuovi annunci di lavoro, aspettando risposte positive o convocazioni per colloqui di lavoro che tardano ad arrivare. Qual è il risultato, a livello di stato mentale, di mindset? Prima di tutto a un debole ottimismo iniziale subentra uno strisciante pessimismo: dopo alcune settimane passate a cercare lavoro senza trovare nulla si inizia infatti a pensare che non ci sarà mai nessuna risposta positiva, per i più diversi motivi. Non si tratta peraltro di puro e semplice pessimismo: con l’allontanarsi dello sguardo ottimistico viene infatti meno anche la proattività, e ci si allontana dal giusto mindset per trovare lavoro. All’aumentare dei rifiuti – o delle non risposte – da parte delle aziende cala l’autostima, con la persona che tende quindi a sottodimensionare le proprie capacità; insieme alla sfiducia in sé stessi cresce anche quella verso il mondo esterno. Chi si trova a cercare a lungo un lavoro senza trovarlo tende infatti a incolpare un po’ sé stesso, un po’ il sistema, e quindi le aziende, il governo, i selezionatori e così via. Il problema è che il pessimismo, la perdita di fiducia e il risentimento sociale costituiscono il peggiore dei mix all’interno di un mindset per trovare lavoro, e questo si traduce in lettere di presentazione inefficaci, in errori e leggerezze nel curriculum vitae, in performance insufficienti durante i colloqui di lavoro.

Il giusto mindset per trovare lavoro

Chi assumerebbe un dipendente che già al colloquio sembra pronto a lamentarsi? Chi metterebbe nella rosa dei candidati una persona che si mostra insicura? Perché un datore di lavoro dovrebbe inserire nel team aziendale un candidato che non risulta né piacevole né sorridente? Il concetto di fondo è semplice: il pessimismo non è facile da nascondere, così come non lo è nemmeno la rabbia. Come tenere lontani questi ostacoli? Prima di tutto è bene partire con il piede giusto, sapendo di poter contare un curriculum vitae efficace. In secondo luogo, è d’obbligo mettere in conto che la ricerca potrebbe durare più del previsto: molto meglio quindi segnare direttamente sul calendario una scadenza lontana nel tempo entro la quale trovare lavoro, così da “concedersi” il tempo necessario. Un intervallo di 6 mesi è certamente il minimo. Altro fattore chiave per mantenere il giusto mindset per trovare lavoro è quello di non vedere i rifiuti come dei fallimenti, quanto invece come degli insegnamenti utili per l’immediato futuro: il curriculum vitae rigettato è un cv da rivedere, il colloquio andato male è da considerarsi come un test in vista del prossimo incontro, i feedback dei selezionatori sono dei consigli preziosi per migliorare la propria presentazione, e via dicendo.

Desideri un supporto per migliorare la tua carriera lavorativa, partendo con il piede giusto? Contatta i nostri consulenti di carriera!

VUOI MAGGIORI INFORMAZIONI?

I nostri consulenti sono a tua disposizione

COSA DICONO DI NOI

Ultimi articoli