Anatomia di un colloquio di lavoro: come operano le migliori società di selezione del personale

migliori società di selezione del personale

Un’ora, un’ora e mezza, due ore: tanto ci mettono le migliori società di selezione del personale a capire se il candidato che si trovano davanti in fase di colloquio di lavoro può essere la persona giusta per il ruolo ricercato. Ad alcuni un’ora di colloquio di selezione sembra fin troppo lunga. Non è così, anzi: in quei minuti non viene decisa unicamente la buona riuscita di un processo di ricerca del personale e quindi una piccola ma importante fetta del futuro di un’azienda, ma viene anche potenzialmente plasmata la carriera di un professionista: un colloquio di cinquanta, sessanta, ottanta, novanta minuti, da questa prospettiva, non è assolutamente lungo.

Come si articola un colloquio di lavoro? Come si muovono le migliori società di selezione del personale? In questo post andremo ad esplorare ogni singola fase di un incontro tra un cacciatore di teste e un candidato.

Le aziende piccole, medie e grandi si affidano a delle società esterne di recruiting in quanto queste non si limitano ad analizzare la sola esperienza professionale e le sole competenze dei candidati, ma vanno oltre, approfondendo le soft skills, la personalità e tanti altri tratti che ai più potrebbero sfuggire.

Con le migliori società di selezione del personale si tratta di un esame reciproco

Due o più estranei si incontrano in una stanza: da una parte, uno o più recruiter, dall’altra il candidato: l’obiettivo comune è – o dovrebbe essere – quello di arrivare a prendere una decisione. Diciamo ‘dovrebbe’ perché in molti casi si tende a pensare al colloquio di selezione come ad un esame, nel quale le migliori società di selezione del personale testano in senso univoco il candidato. La realtà, quando si ha a che fare con degli head hunter professionisti e capaci, è però differente.

Certo, la decisione finale spetta sempre al recruiter, ma è altrettanto vero che lo stesso candidato deve sfruttare il colloquio di lavoro per capire se effettivamente l’azienda rappresentata dal cacciatore di teste è il luogo giusto per far fiorire la propria carriera professionale e per dare il meglio di sé. Se così non fosse, il rischio di vedere il neoassunto abbandonare l’azienda dopo pochi mesi sarebbe fin troppo alto. È dunque importante capire che un colloquio non è un esame dall’alto verso il basso: le migliori società di selezione del personale lo sanno, e lo sanno anche i top manager.

Quali sono le fasi cruciali di un colloquio di lavoro?

Non è certo un caso che, lungo la carriera professionale di una persona, la tensione emotiva prima di ogni singolo colloquio finisca per affievolirsi. Si potrebbe pensare che questo scemare dell’ansia nell’affrontare un head hunter sia determinato solamente da una maggiore confidenza nelle proprie capacità da parte del professionista esperto e ormai senior, ma questa spiegazione sarebbe solo parziale. In realtà, a rendere i colloqui di lavoro sempre più sereni è proprio il fatto di conoscerne di volta in volta più precisamente il funzionamento e le caratteristiche. Ovviamente nessun colloquio di lavoro è uguale all’altro – soprattutto quello condotto dalle migliori società di selezione del personale, sempre attente a confezionare degli incontri su misura per ogni ruolo ricercato e per ogni azienda – ma è anche vero che si possono distinguere quattro fasi classiche.

Fase di contatto (o di riscaldamento)

Questa è la fase contraddistinta in larga parte dalla comunicazione non verbale. I non esperti potrebbero trascurare questo primo step, ma sarebbe un errore. I recruiter delle migliori società di selezione del personale conoscono infatti alla perfezione i principi della prossemica, del sistema cinesico e del sistema paralinguistico. Nei primi minuti di un colloquio di lavoro, dunque, il cacciatore di teste esperto può farsi una prima impressione sul candidato che si trova di fronte, già a partire dal suo modo di porsi: nessun semplice addetto HR all’interno dell’azienda molto probabilmente, potrebbe fare altrettanto. Non sarà certo questa prima analisi a determinare l’esito del colloquio, ma senza ombra di dubbio dei fattori come un sorriso sincero, una stretta di mano decisa, uno sguardo attento e una sufficiente tranquillità non potranno che connotare positivamente il candidato.

Fase di analisi del candidato

Questa è la parte centrale del colloquio. Anzi: in molti, quando pensano un colloquio di lavoro, pensano solo ed unicamente a questa parte. Da una parte, però, molte aziende non sanno sfruttare a dovere questo step; dall’altra, tanti candidati non si preparano sufficientemente per affrontarlo al meglio. Nelle migliori società di selezione del personale, infatti, non ci si limita a sondare le competenze professionali e l’esperienza di un candidato, ma si va ben oltre, apportando domande volte a scoprire i suoi punti deboli, la sua reale personalità, le sue motivazioni e le sue aspettative. Data la vastità e allo stesso tempo la precisione di talune domande (Perché intende abbandonare la sua attuale posizione lavorativa per unirsi a questa nuova azienda? Dove si vede tra cinque anni? Qual è il suo insuccesso più grande sul lato professionale?) è sicuramente utile – da parte del candidato – prepararsi mentalmente delle risposte alle domande principali, pur senza ricamare delle filastrocche da rimandare a memoria. L’importante, infatti, è essere pronti a rispondere senza tentennamenti e in modo coerente e sincero a qualsiasi quesito. L’intervistatore, da parte sua, deve invece essere in grado di interpretare correttamente ogni singola risposta, andando ben oltre il mero significato letterale, incalzando l’intervistato di conseguenza. Alla fine di questa seconda fase, il colloquio può esaurirsi piuttosto rapidamente, oppure può continuare: ovviamente è questa seconda eventualità quella maggiormente favorevole per il candidato.

Il controesame e le informazioni aggiuntive

Una volta analizzato il candidato, il recruiter inizierà a condividere delle informazioni più precise sul ruolo professionale vacante, dando la possibilità all’intervistato di diventare intervistatore per alcuni minuti. Il candidato dovrà sfruttare questa fase e interagire in modo interessato, intelligente e curioso con il recruiter, dimostrando magari di aver raccolto privatamente delle informazioni sull’azienda e domandando integrazioni al selezionatore. I consulenti delle migliori società di selezione del personale, infatti, valutano molto positivamente una sincera curiosità da parte del candidato: maggiore è il suo interesse, infatti, maggiore sarà probabilmente il suo impegno nel nuovo posto di lavoro. L’intervistatore, da parte sua, dovrà rispondere in modo esaustivo, mostrando al candidato ideale tutti i motivi per i quali l’azienda rappresenta un eccellente scelta.

La stretta di mano finale

E’ la fase più rilassata del colloquio di selezione. Le domande sono terminate, e il recruiter ha raccolto tutte le informazioni necessarie. Ma non significa che in questo ultimo step non esistano delle possibili debacle: in alcuni casi, infatti, la sorte di un candidato viene decisa proprio da un’uscita di scena inadeguata. In alcuni casi, per precise direttive aziendali strategiche, il selezionatore non parla esplicitamente del trattamento economico. In questo caso, il consiglio da dare ai candidati è quello di non toccare a loro volta questo argomento delicato, il quale andrà in caso affrontato concretamente nel momento in cui verrà effettivamente fatta una proposta di collaborazione.

In estrema sintesi, sono queste le fasi cruciali che compongono un colloquio di selezione: conoscerle può aiutare sia l’azienda, che potrà così gestire al meglio questo incontro cruciale, sia il candidato, il quale potrà prepararsi a dovere.

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