Le 10 regole base per una conversazione brillante

08/03/2017
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Ecco alcuni importanti aspetti di cui tenere conto per fare una conversazione brillante ed entrare in empatia con l’interlocutore

Chi ha mai visto My Fair Lady? Quando uno splendido Rex Harrison ci spiega che basta parlare del tempo e della salute per avere una conversazione brillante, essere educati e di buona compagnia. Consiglio un pochino daté, in un mondo dove non è possibile non entrare in conflitto! Anche il più innocuo dei temi è soggetto a dibattiti e prese di posizione.

Secondo un recente studio americano siamo più estremisti oggi che non in tutto l’arco della storia passata. La tecnologia non aiuta: di media preferiamo mandare messaggi che avere discorsi verbali e i ragazzi spendono ore ogni giorno comunicando tra di loro tramite degli schermi, ma raramente hanno l’opportunità di perfezionare le loro capacità di comunicazione interpersonale ed entrare in empatia con il prossimo. 

Può sembrare una domanda buffa, ma dobbiamo chiederci: c’è una qualche competenza nel 21esimo secolo più importante dell’essere in grado di sostenere una conversazione brillante e coerente? Celeste Headlee – radiogiornalista americana – ci lascia dieci piccoli appunti che, se fatti nostri, ci insegneranno veramente cosa vuol dire una conversazione brillante e come entrare in empatia con il prossimo – il che di certo non guasta nemmeno nel mondo della ricerca e selezione del personale.

1) Non fate altro mentre parlate

Questo non vuol dire restare attaccati a smartphone e tablet, o non giocherellare con la penna, ma significa essere presenti, con il corpo e con la testa. Per entrare in empatia non pensate ad altro, alle liti con i colleghi o a come organizzare la giornata. Piuttosto interrompete la conversazione per dedicarvi a voi stessi, ma evitate di essere da una parte con il corpo e altrove con la mente.

2) Non pontificate

Se volete la vostra opinione come dato assoluto allora scrivete su Twitter o aprite un blog. Una conversazione brillante va portata avanti pensando che potreste imparare qualcosa, il vero ascolto richiede di saper mettere da parte se stessi per entrare in empatia e questo a volte vuol dire accettare che venga messa in discussione la propria opinione personale. Chi parla, non sentendosi giudicato, si sentirà meno vulnerabile e più propenso ad aprirsi. “Chiunque incontriate sa qualcosa che voi non sapete” diceva Bill Nye.

3) Usate domande a risposta aperta.

Prendiamo esempio dall’abc del giornalismo: chi, cosa, quando, dove, perché e come. Una domanda complessa determina una risposta semplice.  Se chiedete “Eravate terrorizzati?”l’attenzione di soffermerà sulla parola “terrorizzati” e la risposta sarà un monosillabico “si” “no”. Lasciate che siano gli altri interlocutori a descrivere, non le vostre parole. Basta un semplice “Com’è stato?”. Le domande aperte obbligano a riflettere e le risposte saranno più interessanti e personali.

4) Seguite il flusso della conversazione.

Spesso durante le interviste l’ospite viene interrotto dall’intervistatore per chiedere qualcosa di incongruente con il discorso, o a cui è già stata data una risposta. Questo perché l’intervistatore non è entrato in empatia ed era più concentrato su cosa dovesse dire che sull’ascolto. Lo facciamo anche noi, per apparire brillanti o perché stiamo pensando ai fatti nostri. Vi verranno in mente storie e idee. Dovete farle arrivare e farle andare via.

5) Se non sapete, ditelo.

Un punto su cui, per orgoglio o per vergogna, un po’ tutti peccano: parlare non dovrebbe essere una cosa di poco conto. Se non conoscete l’argomento di cui si parla, o ne sapete davvero poco, è inutile spendere 10 minuti del vostro tempo sul nulla: dite che non sapete. Verrete a conoscenza di un mondo nuovo e sconosciuto.

6) Niente paragoni

Non mettete sullo stesso piano la vostra esperienza con quella degli altri. Se qualcuno parla dei propri drammi familiari, non fate lo stesso. Se parla dei problemi sul lavoro, idem. Non è una gara a chi soffre di più e le esperienze vissute non sono mai uguali, mai. Steven Hawking quando gli chiesero il suo QI rispose: “Non ne ho idea. Quelli che si vantano del loro QI sono sfigati.”– Morale? Le conversazioni non sono un’opportunità promozionale.

7) Cercate di non ripetervi

Tendiamo a farlo spesso ed è molto noioso. E’ un atto paternale e si tende a farlo soprattutto quando ricopriamo una posizione superiore, come sul lavoro o parlando con i figli. Se ci sentiamo sollecitati a dover mettere in chiaro qualcosa tendiamo a riformulare il concetto più del dovuto, da evitare.

8) Evitate i dettagli

Accennare al nome dell’amico con cui hai fatto quella bravata quell’estate e il suo percorso di studi non aiuterà la ricostruzione dell’evento e a renderlo più interessante, al massimo procurerà qualche sbadiglio. Evitate i dettagli accessori: nomi, date, luoghi, anni, età. I dati distraggono dal focus del discorso e non rendono brillante la conversazione in alcun caso. Ciò che interessa siete voi e come siete, il resto lasciatelo da parte.

9) Ascoltate

La più semplice ed importante regola. Di norma preferiamo parlare perché quando parlo, ho io il controllo. Sono al centro dell’attenzione e posso rinforzare la mia identità. Ma c’è un’altra ragione: ci distraiamo. Una persona in media parla a circa 225 parole al minuto, ma possiamo ascoltare a un ritmo di circa 500 parole al minuto. Perciò la nostra mente deve riempire quelle 275 parole mancanti. Non è facile stare dietro a una conversazione, richiede impegno.

10) Siate brevi.

Non c’è bisogno di aggiungere altro. No?

INTERESSATEVI AGLI ALTRI.

Tutte queste 10 regole sono riassumibili in un unico concetto base: siate interessati alle altre persone. Uscite, parlate con gli altri, sostenete una conversazione brillante, cercate l’empatia, ascoltateli e, soprattutto, siate pronti a stupirvi. Volete altri consigli su come stupire tutti quanti con le vostre parole? Date un’occhiata al nostro post sull’elevator pitch, strumento importantissimo per chi è alla ricerca di un nuovo lavoro!

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