La ricerca del personale non ammette errori: ecco quali evitare

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Avvicinarsi alla ricerca del personale: una guida al contrario

Disoccupati, neolaureati alla ricerca della prima occupazione, occupati alla ricerca di un’occupazione migliore: là fuori c’è un intero esercito di persone che tutti i giorni guarda i nuovi annunci di lavoro, invia curricula e sostiene colloqui di lavoro. La macchina della ricerca del personale non si ferma mai, e tutto quello che i candidati devono fare è presentarsi al meglio e seguire tutte le regole del caso per assicurarsi la posizione più consona alle loro capacità. Da anni mi occupo con successo di recruiting, e posso dire di aver visto qualsiasi tipo di candidato: dal semplice impiegato al dirigente, dal top manager spavaldo e sicuro di sé alla figura junior più timida e nervosa. E ho visto errori che voi umani… sì, proprio così: il mondo della ricerca del personale è tappezzato di errori, malintesi, pecche e tonfi inenarrabili. Ogni head hunter, ogni manager HR senior potrebbe mettere insieme una bella lista di errori da evitare nella ricerca del lavoro, sperando di non ritrovarsi più davanti dei candidati magari promettenti che – a causa dell’ingenuità, dell’insicurezza o della distrazione – finiscono per autodistruggersi con le proprie mani. Ecco, proprio per questo motivo oggi voglio fare il contrario di quello che ho fatto tante altre volte: laddove in altri post ho spiegato come comportarsi e cosa fare per uscire vincenti dal processo di ricerca del personale, oggi vi dirò cosa non fare mai e poi mai.

Per prima cosa, evita di sbagliare 

Tutti sbagliano. Chi si avvicina per la prima volta al mondo della ricerca del personale, poi, sbaglia ancora di più: ricercare un lavoro non è una bazzecola. É infatti facile perdere di vista gli obiettivi primari della propria ricerca, lasciarsi scoraggiare dai primi rifiuti, o magari eccitarsi troppo per un singolo colloquio, o ancora soccombere sotto il peso di una competizione che no, non fa esattamente per tutti. Si pensa che sia tutta una questione di capacità, di esperienza e di competenze, ma non è esattamente così: nessun datore di lavoro, nessun responsabile delle risorse umane e nessun cacciatore di teste vuole sprecare tempo o rischiare di selezionare un candidato sbagliato. Per questo, per essere scelto da un’azienda o da una società di selezione del personale, è necessario fare qualcosa in più, quel qualcosa che vi possa differenziare dagli altri 50 candidati che magari come voi ‘sono perfetti per quel posto di lavoro‘. La prima cosa da fare, dunque, è schivare tutti questi errori come la peste.

Sparare nel mucchio

Il mondo della ricerca del personale è immenso, ma non per questo per trovare un lavoro è sufficiente sparare nel mucchio sperando di cogliere nel segno. Ci vuole metodo! Prima di tutto, considerate le vostre competenze e la vostra esperienza, e candidatevi solo e unicamente alle posizioni che sono adatte alla vostra figura. In questo modo eviterete di perdere tempo prezioso inseguendo annunci di lavoro per i quali siete poco o troppo qualificati. Oltre a questo, poi, cercate di usare con metodo anche gli strumenti a vostra disposizione: controllare quotidianamente da cima a fondo tutti i siti che offrono lavoro, passando per i career centre e i portali pubblici, più i portali delle agenzie di ricerca del personale, è praticamente impossibile. Fatevi una scaletta settimanale, e selezionate le risorse e le agenzie di recruiting che vale davvero la pena seguire.

Stesso CV, stessa lettera di presentazione

Ogni candidatura deve essere accompagnata da una diversa lettera di presentazione. Chi si occupa di ricerca del personale, infatti, sente la puzza di un testo standard buono à tout faire a chilometri di distanza. Ogni differente ruolo richiede delle competenze e delle soft skills diverse, e ogni singola azienda ha una cultura e una mission del tutto particolari, e così deve essere anche la vostra presentazione. E se è poi vero che il vostro curriculum non può di certo trasformarsi completamente, è indubbio che una rispolverata tra una candidatura e l’altra può mettere in risalto gli elementi più importanti di caso in caso.

I social network come delle sale giochi

Classico errore nella ricerca del lavoro è quello di avere dei profili social totalmente divergenti rispetto alla figura professionale ricercata: difficilmente un recruiter selezionerà per una posizione di rilievo una persona che su Facebook si presenta come un ubriaco seriale con dei post sgrammaticati e che inneggiano a Mussolini. Ovviamente vige la libertà di espressione e di parola, ma dubito che, davanti ad un ipotetico datore di lavoro, quella stessa persona si presenterebbe con una bottiglia di wodka in una mano e il santino del duce dall’altra, no? Quindi, cancellate eventuale post compromettenti, e impostate correttamente il livello di privacy del vostro profili. E se questi sono errori grossolani, ne esistono di più sottili, che magari ad una prima occhiata potrebbero fuggire: ipotizziamo che un cacciatore di teste trovi interessante il vostro curriculum, e che i vostri profili social siano del tutto coerenti con la vostra lettera di presentazione. Pensate davvero che l’indirizzo e-mail cucciolettarosa88@gmail.it possa giocare a vostro favore?

Non informarsi sull’azienda che offre il lavoro

Scrivere una lettera di presentazione senza avere la più pallida idea dell’azienda a cui ci si sta rivolgendo è uno dei più clamorosi autogol che si possono fare, e tutti gli addetti alla ricerca del personale ve lo potrebbero confermare. Documentatevi invece il più possibile, così da poter mettere in risalto le vostre competenze e le vostre soft skills che meglio si coniugano con la mission e la cultura aziendale.

I colloqui… a braccio

Alcuni candidati non ottengono mai dei colloqui. Qui, ovviamente, il problema è da ricercare nel cv, nella lettera di presentazione, nell’immagine del candidato in rete… altri invece sostengono molti colloqui, per poi non essere mai richiamati dal recruiter. Qual è qui l’inghippo della macchina della ricerca del personale? Molto probabilmente è esattamente la performance del candidato durante il colloquio, il quale, al contrario di quello che pensano in tanti, va preparato, un po’ come se fosse un esame. É dunque necessario informarsi sull’azienda, ma anche pensare ai termini corretti da usare per presentarsi, riflettere sui propri punti di forza, e soprattutto realizzare un elevator pitch. Non sapete cos’è? Ne ho parlato giusto la settimana scorsa!

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