La selezione degli ingegneri elettronici nel settore automotive

07/01/2019 | Automotive
ingegneri elettronici

In Italia, tra produzione e servizi, la filiera dell’automobile conta 173.785 imprese con 521.777 addetti. Queste cifre arrivano dal prezioso report “Alcuni numeri chiave sulla filiera auto in Italia nel 2018” pubblicato dall’Osservatorio MPI di Confartigianato Lombardia e presentato all’Autodromo di Monza in occasione del Gran Premio d’Italia di Formula 1. Per la maggior parte (nel 70% dei casi, per l’esattezza) gli addetti della filiera lavorano in imprese di dimensioni ridotte, con meno di 50 addetti. Guardando però alla sola produzione, gli addetti sono in realtà concentrati – nell’86,% dei casi – in aziende con oltre 50 dipendenti. Al di là della suddivisione tra piccole, medie e grandi aziende, è il dato stesso degli occupati totali in questo settore a essere interessante, soprattutto se accompagnato dal dato relativo al fatturato: si parla infatti del 10,5% del fatturato complessivo dell’industria manifatturiera, nonché del 5,6% del Prodotto interno lordo. Questi numeri raddoppiano l’enfasi della rivoluzione elettrica del settore, anche dal punto di vista del capitale umano. Le nuove motorizzazioni richiedono infatti nuovi componenti, nuovi processi e quindi nuove competenze, prime fra tutte quelle degli ingegneri elettronici, vere punte di diamante dei cacciatori di teste del settore automotive.

Il settore auto alla ricerca di ingegneri elettronici e di ingegneri delle telecomunicazioni

L’industria dell’automobile sta richiamando professionalità che, di per sé, hanno poco o nulla a che fare con il tradizionale mondo dei motori. Sono però le stesse auto a cambiare, diventando smart, intelligenti e connesse, in parallelo all’automatizzazione degli stessi processi produttivi, a loro volta connessi. Da qui la necessità di reclutare talenti nel campo della meccatronica, dell’elettronica e delle telecomunicazioni. A richiedere un gran numero di ingegneri elettronici, per ora, sono soprattutto le aziende del settore attive in Lombardia, in Piemonte, in Veneto e in Emilia Romagna.

Quello degli ingegneri elettronici è un lavoro ben remunerato: si parla infatti di stipendi lordi compresi tra i 40 e i 90 mila euro annui, di gran lunga superiori agli stipendi medi nazionali. Nonostante l’oggettiva attrattività che queste posizioni esercitano sui candidati, va sottolineato che le stesse aziende del settore si sono presto rese conte di un potenziale gap tra domanda e offerta. Non a caso brand del calibro di Ferrari, Ducati, Maserati, Dallara, Haas, Lamborghini, Toro Rosso e Magneti Marelli hanno deciso di collaborare per creare Muner (Motorvehicle University of Emilia-Romagna). Si tratta della prima accademia a livello globale per il settore automobilistico, messa in piedi con il supporto delle Università di Bologna, di Parma, di Reggio Emilia, di Modena e di Ferrara. L’obiettivo? Quello di formare gli ingegneri elettronici e meccatronici per l’automotive 4.0.

Le skills da individuare negli ingegneri elettronici

Ad oggi, dunque, di fronte a una domanda via via più massiccia, il mercato non offre un numero altissimo di ingegneri elettronici per il settore dell’automobile. Diventa dunque necessario stilare una definita strategia per la selezione del personale, affidandosi all’esperienza di recruiter che si trovano quotidianamente a ricercare talenti per le imprese dell’automotive.

Al comparto servono degli esperti in connettività, in elettrificazione e in automazione, in grado dunque di guidare il cambiamento degli stessi processi industriali, oltre a quello dei veicoli. È indispensabile una laurea in ingegneria elettronica, come anche una significativa esperienza lavorativa. I cacciatori di teste specializzati in questo settore sanno però che non sempre è possibile individuare dei talenti disponibili all’interno dell’industria dell’auto. Non è dunque da escludere, per le aziende, la possibilità di guardare anche a dei professionisti con background diversi, nel campo aerospaziale o navale, disposti ad affrontare un importante periodo di inserimento e di formazione. Sono prerequisiti irrinunciabili il rispetto delle deadline, la capacità di gestire i budget e la capacità di lavorare in un settore caratterizzato da un ridotto project lifecycle.

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