Il principio della Rana bollita

La rana se ne sta a nuotare tranquillamente in un pentolone di acqua fredda. La rana è felice anche se man mano l’acqua nella quale nuota continua a scaldarsi progressivamente. E mentre la temperatura continua a salire e l’acqua diventa sempre più calda, la rana non si accorge di essersi indebolita e di non avere più le forze per reagire e finisce quindi per essere bollita. Al contrario, se la rana fosse stata immersa in un’acqua con la temperatura di 50°, sarebbe uscita via con un gran salto.

 

Noam Chomsky

Il principio della rana bollita è stato enunciato dal famoso linguista, attivista politico, filosofo e scienziato americano Noam Chomsky. La storiella da lui narrata non è lontana dalle favole di Esopo. Questa favola aiuta a comprendere alcune dinamiche del comportamento umano, anche se l’intento di Chomsky era prettamente politico. Egli intendeva infatti criticare aspramente l’impoverimento culturale di massa, che porta pian piano all’ingiustizia, alla disuguaglianza e alla passiva accettazione sociale del suprematismo politico che elimina la democrazia.

 

Il principio può essere applicato anche alla vita di tutti i giorni, alla capacità di adattamento che ha l’uomo di adeguarsi alle condizioni esterne, in maniera passiva, prediligendo il mantenimento dello status quo. Vediamo più nello specifico i motivi per i quali l’uomo ha questa tendenza naturale.

 

Adattarsi non è sempre la scelta migliore

Il principio della rana bollita sembra una metafora della vita quotidiana. Ci sono infatti molte occasioni nella nostra quotidianità in cui le persone tendono a comportarsi come la rana bollita. Relazioni che si trascinano fino all’inevitabile rottura, situazioni di lavoro degradanti, una vita che non si sente di star vivendo appieno. Questi sono solo alcuni esempi di situazioni quotidiane in cui non si riscontrano le prime avvisaglie e si tende a lasciar andare le cose senza agire.

 

Il fatto è che molte persone per paura del cambiamento, restano legate a comportamenti malsani e non reagiscono ai minimi problemi, li nascondono sotto il tappeto e, inevitabilmente, li accumulano. Altre persone sono invece di indole troppo accomodanti e si lasciano trasportare dagli eventi piuttosto che guidarli.

 

Alcuni tipi di violenza, come quella psicologica, sono poi talmente tanto sottili che non tutti si accorgono di subire passivamente una violenza vera. Spesso, alcuni tendono a ricondurre il malessere generale a uno stato momentaneo di stress che però non vede mai fine.

 

Questo per dire che non tutti questi comportamenti vengono messi in atto in maniera cosciente, anzi, in molti si adattano a tal punto da farne una forma di assuefazione entrando in un loop infinito di accettazione e dolore. Ma accumulare piccole dosi di dolore non giova alla salute psico-fisica di nessuno. Per questo motivo è necessario liberarsi di ciò che fa star male.

 

Come uscire dall’acqua e ritornare a vivere

Purtroppo non c’è una formula magica che possa far risvegliare una persona dal suo stato di stordimento dovuto alla strategia della gradualità. E questo è dovuto alla natura stessa del problema e alle differenze tra le persone. Chi per via della paura del cambiamento, dell’ignoto e del futuro, chi per via della inconsapevolezza, trovare il modo di vivere liberamente non è semplice o uguale per tutti.

 

Per ottenere risultati è necessario compiere un lavoro psicologico su se stessi e capire quali sono o erano le esigenze di vita che non si sono riuscite a portare a termine. In altri casi è invece necessario rivolgersi a un esperto che possa sbloccare la situazione di stallo e affrontare il problema sin nel profondo. Il primo passo è prendere coscienza della situazione e cogliere le opportunità che la vita regala ogni giorno. Solo così si potrà evitare di fare la fine della rana.

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