Manifatturiero: ecco le figure professionali che tutti cercano e che pochi trovano

27/12/2018 | Manifatturiero
head hunter del manifatturiero

Il manifatturiero italiano si sta lasciando la crisi dietro le spalle. I numeri relativi alle performance del 2017, pubblicati nel Rapporto di Analisi dei settori industriali della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo e di Prometei, ci parlano infatti di un settore che nell’arco di 12 mesi è riuscito ad aumentare del 4,3% il proprio valore, con un crescente livello di esportazioni. Lo scenario attuale, modellato dalla passata crisi economica e dal cambiamento strutturale conseguente i nuovi paradigmi e le nuove tecnologie, vede un minor numero di imprese attive nel manifatturiero, ma più competitive a livello internazionale, grazie a innovazioni di ordine tecnologico e digitale. Tutto questo è stato possibile grazie a una precedente e parallela trasformazione delle competenze umane, con il manifatturiero che si è via via proiettato verso un capitale umano più qualificato. In molti casi, però, l’esistente gap tra domanda e offerta di lavoro mette in difficoltà le imprese, le quali stentano a individuare i talenti necessari per accompagnare il proprio sviluppo. Da qui, dunque, la necessità di affidarsi a degli head hunter del manifatturiero, specializzati dunque nella ricerca e nella selezione del personale per questo settore cruciale per l’economia italiana.

Il rischio che corrono le imprese del manifatturiero che non trovano personale qualificato

In un settore in cui tecnologie come la Stampa 3D, l’e-manufacturing e l’Internet of Things non sono più elementi futuristici, ma strumenti che costituiscono ormai una condicio sine qua non, nessun dirigente vuole ormai rischiare di restare senza i talenti digitali necessari. Non solo la mancanza di tecnologie, ma anche quella di competenze può bloccare lo sviluppo di un’impresa, se non di un intero settore. È stata del resto la stessa Banca d’Italia a sottolineare il fatto che la crisi del sistema industriale è stata incentivata proprio dalla «difficoltà ad adattarsi ai grandi cambiamenti che hanno investito il contesto economico produttivo internazionale negli ultimi due decenni». Il ritardo è stato di due tipi: sia infrastrutturale che, va sottolineato, culturale. Questo significa che all’industria italiana sono mancante le competenze, una carenza che nessun imprenditore vuole vedersi ripetere. Da qui, dunque, l’esigenza per la quale sempre più imprese si rivolgono a degli head hunter del manifatturiero. Ma quali sono le professioni maggiormente ricercate all’interno di questo comparto?

Le professioni più ricercate dagli head hunter del manifatturiero

Sarebbe sbagliato pensare che l’avvento della Digital Trasformation le vecchie professioni del manifatturiero siano cambiate, men che meno nella sua dimensione artigianale. Si può però parlare dell’introduzione di nuove figure, nonché dell‘ibridazione dei ruoli già presenti. Da anni i profili più ricercati dagli head hunter del manifatturiero sono gli ingegneri, i periti tecnico-informatici e gli operai specializzati, ma a queste figure ‘tradizionali’ se ne sono sommate delle altre, figlie predilette della quarta rivoluzione industriale.

I nuovi talenti della smart factory sono dunque i designer engineer, i data specialist, i data scientist, i business analyst, nonché i connectivity e cyber security specialist, tutti profili che le imprese manifatturiere più avanzate del nostro Paese hanno iniziato a conoscere e a inglobare già da alcuni anni. Il problema, come anticipato, è che il mercato del lavoro italiano non sembra ancora pronto a rispondere in modo efficace alla grande domande da parte delle imprese.

Non solo, statistiche alla mano, risulta difficile individuare dei candidati con la giusta formazione e le giuste esperienze. É ancora più difficoltoso – e da un certo punto di vista molto stimolante – riuscire a trovare dei talenti che, ai giusti titoli, affianchino le necessarie soft skills per innovare le imprese manifatturiere italiane. Si parla di flessibilità cognitiva, di creatività, di gestione delle persone, di pensiero critico, di intelligenza emotiva e, ovviamente, di problem solving. Non deve stupire, dunque, la frustrazione degli uffici HR delle imprese manifatturiere italiane: la crescita del business dipende il larga parte proprio dalla scelta del capitale umano, un lavoro che spesso gli addetti interni alle risorse umane non riescono a portare avanti in modo efficace, travolti da altre attività.

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