L’Italia e i green job del futuro

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Qual è il futuro dei green job? O meglio, quali sono i green job del futuro in Italia, tendendo in considerazione anche lo scostamento dovuto all’emergenza sanitaria? Non ci sono dubbi: affrontare la crisi climatica è di fondamentale importanza, e le misure necessarie sono state posticipate e trascurate per troppo tempo. Indubbiamente, nell’ultimo decennio, sono stati fatti degli importanti passi in avanti, in Italia come nel mondo intero. Se infatti – per esempio – una decina di anni fa si contavano solo 25 GW di fotovoltaico installati a livello mondiale, oggi se ne contano quasi 700, dei quali 100 installati nel solo 2018.

Nel frattempo l’intero universo delle tecnologie green ha fatto passi da gigante: si pensi all’evoluzione tecnologica che si è conosciuta nel campo della mobilità elettrica, nonché ai costi via via sempre più bassi dei dispositivi che permettono di abbattere le emissioni nocive. In 10 anni, come spiega Unep, il costo dell’elettricità generata con gli impianti fotovoltaici è crollato dell’81%, mentre quello dell’elettricità generata con impianti eolici è calata del 46%.

E se l’Italia per certi versi ha ancora tantissimo da fare, da altri punti di vista si presenta come un esempio da seguire a livello internazionale: basti pensare, per esempio, all’alta percentuale di rifiuti urbani riciclati, alla produzione di biogas e ai risultati importanti raggiunti del campo della chimica verde. A spingere in questa direzione, ancor prima dei governi, sono state proprio le tante imprese che oggi offrono interessanti green job: come riportato nello studio GreenItaly Nord elaborato da Fondazione Unioncamere e Fondazione Symbola, nel periodo 2015-2019 sono state ben 432 mila le imprese italiane dell’industria e dei servizi con dipendenti che hanno investito in prodotti e in tecnologie green. Di queste, 215.495 sono imprese attive al Nord, con la Provincia di Milano a guidare questo trend. E investire in tecnologie sostenibili e in green job conviene: sempre stando ai risultati dello studio di Fondazione Symbola si scopre che le aziende di questo gruppo hanno un dinamismo superiore alla media sui mercati esteri. Il 51% di loro ha infatti segnalato un aumento dell’export durante il 2018, di contro al 38% di chi invece non ha effettuato investimenti in tal senso.

L’impresa italiana del futuro, quindi, sarà sempre più green. Ma quali e quanti sono i green job in Italia?

I green job in Italia

I green job presenti in Italia sono destinati ad aumentare: a dimostrarlo sono molti dati differenti. Le ricerche Symbola affermano per esempio che il 19% delle imprese green prevede una crescita dell’occupazione, laddove invece le altre imprese stimano una crescita solamente nell’8% dei casi (sono dati, va sottolineato, rilevati prima delle crisi sanitaria). Già nel 2018, del resto, il numero dei green job italiani aveva superato la soglia dei 3 milioni, raggiungendo così il 13,4% dell’occupazione totale. Va poi sottolineato, come riportato da Legambiente e Green Factor, nell’ambito del progetto Ecco (Economie Circolari di Comunità), che nel 2019 il 78,8% delle imprese italiane ha richiesto competenze green. E, cosa da non trascurare, queste skills sostenibili non son state chieste solamente ai candidati in possesso di un titolo universitario, ma anche ai neodiplomati (nel 78,1% dei casi), nonché ai candidati che avevano terminato la sola scuola dell’obbligo (79,1% dei casi).

green-jobs-quali-sonoQuindi sì, la crescita dei green job in Italia sembra essere certa anche per il futuro. A rallentarla ci sarà però, ovviamente, l’effetto della crisi in corso: stando a UnionCamere, per effetto dell’emergenza sanitaria, si dovranno contare complessivamente 422 mila unità lavorative in meno, delle quali 232 mila relative al mondo delle imprese private. Va peraltro sottolineato che, sé è vero che la crisi sanitaria rappresenta un importante problema, il 61% degli intervistati da UnionCamere guarda all’emergenza sanitaria e alle sue conseguenze anche come un’occasione per la costruzione di un paradigma occupazionale più sostenibile. Non ci si stupisce che – in linea con quanto indicato dall’Onu mediante l’Agenda 2030 – una parte importante dei finanziamenti ai vari Paesi per la ripartenza saranno destinati proprio alla sostenibilità.

Quali saranno i lavori verdi del futuro?

Symbola, partendo dalla crescita della domanda di professioni verdi del 10% nel corso del 2019, ha previsto un aumento del 26% nel prossimo quinquennio. Tante le spinte che puntano in questa direzione, a partire dalle innovazioni che sono state introdotte e che saranno introdotte nei prossimi anni nel campo della mobilità, la quale deve diventare via via meno inquinante. E sono tanti i green job legati a questa evoluzione: si parla ovviamente di tutti i profili necessari per la progettazione, la realizzazione e la manutenzione dei veicoli elettrici, ma anche di tutti i professionisti che saranno chiamati a organizzare al meglio il mondo dei trasporti. Tra questi c’è senz’altro il mobility manager, ovvero il responsabile della mobilità aziendale, concentrato nel ridurre i costi economici e ambientali degli spostamenti. E ancora, le aziende più strutturate dovranno presto poter contare su un giurista ambientale, e quindi su consulente legale esperto nella giurisprudenza relativa alla sostenibilità.

Non si parla del resto solamente di profili da inserire nelle aziende private. La stessa pubblica amministrazione ha un crescente bisogno di figure green, anche ai piani alti: si pensi per esempio al climate change planner, ovvero al professionista che sarà incaricato di pensare alle evoluzioni necessarie a livello urbano per adattarsi ai cambiamenti climatici.

È prevista inoltre una forte crescita delle richieste di chef sostenibili, e quindi di cuochi in grado di gestire delle cucine professionali a basso impatto ambientale, privilegiando prodotti bio, a chilometri zero e con sprechi ridotti al minimo. E ancora, a partire dal 2023 officine meccaniche ed elettrauto dovranno avvalersi di certificazioni specifiche, e quindi della presenza di profili meccatronici in grado di assicurare le performance più efficienti dei veicoli, che si traducono anche in minori sprechi e in inquinamento ridotto

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